Justice League

USA - 2017
2,5/5
Justice League
Alimentato dalla sua rinnovata fiducia nell'umanità e ispirato dal gesto d'altruismo di Superman, Bruce Wayne chiede aiuto alla sua ritrovata alleata Diana Prince, per affrontare un nemico ancora più temibile. Insieme, Batman e Wonder Woman si mettono subito al lavoro per trovare e assemblare una squadra di metaumani pronti a fronteggiare questa nuova minaccia. Ma nonostante la formazione di questa alleanza di eroi senza precedenti - Batman, Wonder Woman, Aquaman, Cyborg e Flash - potrebbe essere già troppo tardi per salvare il pianeta da un attacco di proporzioni catastrofiche.
  • Altri titoli:
    The Justice League Part One
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, FANTASY
  • Specifiche tecniche: 35 MM, (4K)/PANAVISION, (1:2.35)
  • Tratto da: PERSONAGGI DEI FUMETTI DC COMICS
  • Produzione: ATLAS ENTERTAINMENT, CRUEL AND UNUSUAL
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 16 Novembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
L’uomo ha sempre bisogno di rifugiarsi nella fantasia, nei sogni a occhi aperti e in tutte quelle cose che possano alleviare gli sforzi quotidiani. Perciò il cinema visionario e immaginifico non muore mai. La minaccia atomica ha il volto di un dittatore bambino, e gli sportivi della NFL si inginocchiano per protestare contro l’inno a stelle e strisce. I popoli si ribellano al loro presidente e manifestano per imporre la supremazia bianca, mentre gli accordi continentali collassano e i ghiacciai si sciolgono. Chi può salvarci? Forse nessuno, ma con la fantasia tutto è lecito, anche desiderare che un uomo pipistrello possa sfidare l’apocalisse al fianco di una superdonna, di un “sirenetto col forcone”, di un imprendibile teenager, di un robot dal cuore umano e di un kriptoniano.

L’incredibile si realizza: la Justice League approda al cinema. I semidei della DC Comics si riuniscono per dichiarare guerra alla Marvel e ai suoi Avengers, e strizzano l’occhio anche alla mitologia greca. I supereroi sono figli del Monte Olimpo, della forza straordinaria di Ercole, del tridente di Poseidone e dell’intelletto di Atena. Cambiano i nomi, ma non i superpoteri. Aquaman domina i mari, Flash corre a una velocità supersonica, l’immortale Wonder Woman combatte come una furia e Cyborg è un atleta senza tempo, che ha fuso il suo corpo con la scienza. L’unico “comune mortale” è il Batman di Ben Affleck, che può vantare un patrimonio sconfinato, pieno di gadget tecnologici di valore inestimabile. Le divinità del Ventunesimo Secolo si preparano ad abbracciare le nostre angosce per portare un po’ di luce nell’oscurità contemporanea. Ma sarà davvero così?

Superman è morto nel capitolo precedente (Batman v Superman: Dawn of Justice) e la Terra è rimasta orfana del suo protettore. Il crimine regna incontrastato, la catastrofe incombe e una creatura millenaria vuole riprendersi il nostro mondo. Justice League cerca di mettere in scacco lo strapotere della Marvel, ma sull’intera storia aleggia l’ombra degli Avengers che, con animo meno dark e più leggero, hanno già conquistato i cuori di milioni di fan.




Il film ha avuto una gestazione difficile, che affonda le radici fin nel 2007, con Megan Gale che doveva interpretare l’imbattibile amazzone e Armie Hammer al posto di Ben Affleck. Lo strapotere di Nolan e la tiepida accoglienza per Superman Returns fecero slittare il progetto. All’inizio il regista doveva addirittura essere Frank Miller. Poi è arrivato Zack Snyder, che per un grave lutto familiare ha dovuto abbandonare le riprese, e le sequenze finali sono state realizzate da Joss Whedon, già dietro la macchina da presa per i primi due capitoli degli Avengers. Per la colonna sonora, Hans Zimmer ha ceduto il passo a Danny Elfman.

I cambiamenti sono stati tanti, forse troppi, ma non dimentichiamoci che il cinema esaltava i suoi superuomini prima che i fumetti conquistassero il box office. Il funambolico Neo di Matrix sfidava le macchine a forza di rallenty, in una realtà parallela costellata di repliche dell’Agente Smith. Lui era il prescelto, il beniamino della folla nato dall’immaginazione dei fratelli Wachowski. E questo è solo un esempio.

Justice League richiama quei rallenty enfatici e la voglia di stupire con la potenza degli effetti speciali, ma non riesce a trovare una propria originalità. Si affida al passato per trionfare nel presente, con un gruppo di personaggi poco approfonditi, che preferiscono i muscoli ipertrofici alle emozioni. L’unico a sentire il peso della responsabilità è Batman, il team leader, il paladino degli indifesi che inizia a tremare sotto i colpi dell’età.




Il suo unico potere è quello di essere “ricco”, come spiega a Flash, ma allora chi è che può davvero definirsi super? Forse noi, comuni inquilini di questo mondo controverso, che lottiamo per difendere i nostri cari e incrociamo le dita per la busta paga a fine mese. Noi che alziamo lo sguardo verso le stelle e preghiamo di non essere dimenticati. Le luci in sala si riaccendono. La vita continua.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURANO ANCHE BEN AFFLECK E CHRIS TERRIO.

CRITICA

"L'unione fa la forza (al botteghino)? È quanto spera DCComics, moltiplicando i supereroi al prezzo di un solo biglietto come ha fatto la Marvel con gli Avengers. Per fortuna imita la concorrenza anche nel tono del nuovo blockbuster, introducendovi una nota di humour che latitava in 'Batman v Superman: Dawn of Justice'. E che affida soprattutto al personaggio di Flash, simpatico squatter adolescente. Perfino Batman, di solito cupissimo, riesce a dire una battuta." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 16 novembre 2017)

"(...) un fantasy gotico/kitsch che saltabecca dalla plumbea Russia post Chernobyl al rurale Kansas, da una mitologica Ellade all'inabissata Atlantide senza riuscir sempre a conseguire adeguata continuità narrativa e formale. Vero che il ritmo veloce impedisce i distinguo, vero che le tante star di supporto - da Jeremy Irons a Amy Adams - costituiscono l'ulteriore ricchezza di uno spettacolo realizzato senza badare a spese, ma tutto resta generico, si avverte la mancanza di quel qualcosa in più che si chiama idea ispiratrice." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 novembre 2017)

"Snyder con 'Justice League' continua a mortificare il Pantheon DC con un tratto greve, plumbeo, dimostrando, una volta di più, l'assoluta incomprensione dei personaggi che sfortunatamente si è trovato a gestire. (...) Snyder non dialoga mai con la tradizione dei suoi eroi. Mortifica Batman nel corpo impacciato di Ben Affleck, trasforma il velocista Flash in un simpatico nerd, Wonder Woman in una femminista e il plot rielabora quello delle marvelliane 'Gemme dell'Infinito'. Non è un caso che il film si riduca a una deludente successione di scontri in grafica digitale inerte (lontanissime le meraviglie liquide del 'Dr. Strange' o le fantasmagorie di 'Thor - Ragnarök'). Snyder è riuscito lì dove ha fallito il temibile Darkseid: affossare il pantheon DC Comics." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 16 novembre 2017)

"Batman è sempre cupo, Flash fa battutine snervanti, Aquaman sembra un surfista scemo e Cyborg fa a gara con Batman per chi tiene il muso più lungo. Meno male che in mezzo a tutto questo oceano di angosciante testosterone c'è pure la sensuale e volitiva Wonder Woman di una sgargiante Gal Gadot, reduce dal pregevole film tutto suo (...), altrimenti 'Justice League' sarebbe il solito kolossal DC in cui la cupezza è così superficiale e sgraziata da far sembrare i cinecomic dei rivali Marvel ancora più belli, divertenti e vivaci. Se il tono qui è leggermente più garrulo è probabilmente grazie all'ingresso in co-regia non accreditata di Joss Whedon, autore dei due redditizi Avengers per la Marvel (...). La coesistenza degli stili di Whedon e Snyder crea un effetto ancora più strano visto che la spensieratezza Marvel pare ogni tanto fare capolino tra la tetraggine DC." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 novembre 2016)

"Piacerà perché non è affatto male. 'Justice League' forse non sarà ricordato tra le vette della saga superomistica, ma le sue tre ore di spettacolo le regge. Il merito è certo della strepitosa Gal Gadot e del sorprendente Jason Momoa. Ma soprattutto della sceneggiatura di Joss Whedon che ha ottimamente coordinato la difficile coabitazione tra i super." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 novembre 2017)
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