Jurassic Park

USA - 1993
Il magnate statunitense John Hammond ha realizzato in gran segreto, sull'isola Nublar, al largo del Guatemala, il parco divertimenti più ambizioso e fantastico della sua vita. Grazie al dottor Wu, uno scienziato cino-americano esperto di clonazione e ricostruzione del DNA, ha riportato in vita, utilizzandone il sangue trovato in alcune zanzare vissute nel Giurassico, alcune specie di dinosauri, erbivori e carnivori. Per ottenere l'approvazione finale degli azionisti del grandioso progetto, specie in termini di sicurezza dei visitatori e pertinenza degli aspetti scientifici, Hammond invita per un week-end nell'isola il dottor Alan Grant, un esperto paleontologo; Ellie Sattler, paleobotanica; l'avvocato Donald Gennaro, in rappresentanza degli azionisti; un matematico, Ian Malcolm; i due suoi nipotini, Lex e Tim...

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1993.

- 3 OSCAR 1994: MIGLIOR SONORO, MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI E SONORI.

- IL FILM E' STATO CAMPIONE D'INCASSI NEGLI STATI UNITI NEL 1993.

- NEL 2013 E' STATA DISTRIBUITA IN SALA UNA NUOVA VERSIONE IN 3D.

CRITICA

"Partiamo da alcuni dati indiscutibili il primo 'Jurassic Park' era piuttosto bello (i numeri 2 e 3 assai meno) e potete scommettere la camicia che, se Spielberg l'avesse realizzato oggi, il 3D non vi sarebbe stato risparmiato. Anzi: le riedizioni tridimensionali di tutti i kolossal «digitali» dagli anni '90 in poi, incluse le saghe di 'Star Wars' e del 'Signore degli anelli', sono una tassa che lo spettatore deve mettere in preventivo. L'altra verità assodata è che 'Jurassic Park' è un film di cerniera, il punto di passaggio da un'epoca all'altra: è il primo film importante in cui la CGI, la «computer generated image» (l'immagine creata al computer), prende il potere per non mollarlo mai più. Prima di 'Jurassic Park' i dinosauri o i mostri tipo King Kong erano creature costruite e animate meccanicamente; qui, invece, i rettili vengono elaborati digitalmente e raggiungono punte di verosimiglianza impressionanti. Non a caso fu 'Jurassic Park' il film che convinse Stanley Kubrick a pianificare finalmente il film di fantascienza 'A.I.', che necessitava di tecnologie ed effetti speciali fin lì irrealizzabili. Che poi il progetto 'A .I.' si sia trascinato negli anni, fino ad essere diretto da Spielberg dopo la morte di Kubrick, è un'altra significativa coincidenza. Messi i puntini (digitali e tecnologici) sulle «i», rimane il film, che è di grande valore. Si ispira a un romanzo di Michael Crichton, uno dei migliori del famoso scrittore-scienziato. Non può che banalizzarne il contenuto scientifico, che viene quasi tutto sintetizzato nel delizioso «documentario» iniziale: ma lo svolgimento è pura adrenalina, con vertici di assoluta emozione nella lunga caccia del T-Rex e nel finale con i velociraptor, astuti come vietcong, veloci e letali come gli indiani dei film western. La filosofia spielberghiana è tutta sintetizzata nel folgorante scambio di battute fra Richard Attenborough, mecenate del parco a tema giurassico, e il cinico matematico Jeff Goldblum. «Anche a Disneyland il primo giorno non funzionava nulla», dice il primo; «Si, però i pirati dell'isola di Peter Pan non ammazzavano i turisti», ribatte il secondo. Jurassic Park è Disneyland tramutata in incubo: la paura più americana che esista." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 settembre 2013)

"I dinosauri protagonisti sono fantastici, emozionanti. Alcuni lenti e goffi come i vecchi Godzilla e King Kong, altri più piccoli e rapidi come canguri, alcuni buoni vegetariani e altri cattivi carnivori, alcuni tardi e altri intelligenti o addirittura raziocinanti, quasi tutti realizzati in computer grafica mescolando orrore e meraviglia, fanno cose straordinarie. (...) Al confronto, il resto del film è meno stupefacente: copione impoverito rispetto al romanzo di Crichton; personaggi umani stereotipati e inclini a comportarsi da scemi imprudenti o a perdere la testa, come in ogni horror movie; cast insulso e a buon mercato; effetti speciali così così, efficacissimi e frastornanti effetti sonori realizzati in Digital Sound, momenti cinematograficamente bellissimi e un inizio lento, quieto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 settembre 1993)

"Chi ha incastrato Steven Spielberg? Come il protagonista di 'Hook', il film che ha preceduto 'Jurassic Park', il quarantacinquenne regista americano mostra di attraversare una profonda crisi. La macchina si fa sempre più complessa, i dollari investiti si contano a decine di milioni, i record di incasso da battere diventano stratosferici. Si direbbe che la sua attenzione finisca per concentrarsi solo sui giganteschi impegni organizzativi, mentre la vena poetica, a poco a poco, rischia di inaridirsi. Difetti che proprio in 'Hook' iniziavano a mostrarsi, e che nel ritratto dal romanzo di Michael Crichton escono allo scoperto, nonostante la stupefacente perfezione degli effetti speciali." (Luigi Paini, 'Il Sole 24 ore', 26 settembre 1993)

"Se si dovesse circoscrivere questo fenomeno al solo intrattenimento, si potrebbe liquidare il film di Spielberg con poche battute inversamente proporzionali al tempo e alla fatica necessari per realizzarlo: un enorme giocattolone che cambiando il fìnale del fortunato romanzo di Michael Crichton si è lasciato aperta la possibilità di battere il ferro fin che è caldo e di dar vita a una catena di montaggio seriale come fu fatto per 'Lo squalo'; una proiezione dell'immaginario infantile i cui meriti vanno attribuiti soprattutto a Stan Winston e a Michael Lantieri, autori di effetti speciali rivoluzionari, combinazione di elettronica computerizzata e immagini digitali." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 13 ottobre 1993)
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