Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

ITALIA - 1969
Il capo della Squadra Omicidi di una grande città, soprannominato il "dottore", viene promosso per i suoi meriti a dirigente dell'Ufficio Politico della Questura. Proprio nel giorno della promozione, l'alto funzionario, che sotto l'apparente sicurezza e disinvoltura nasconde una psicologia perversa, uccide Augusta Terzi, la propria amante, dalla quale è sempre stato costantemente deriso. Anziché preoccuparsi di non lasciare tracce del delitto, l'assassino, certo di essere al di sopra di ogni sospetto in forza della posizione di potere che occupa, si impegna paradossalmente a moltiplicare gli indizi a proprio carico: le indagini intraprese dai suoi collaboratori - come egli aveva previsto - non lo sfiorano neppure. In seguito allo scoppio di una bomba nella centrale stessa della polizia, vengono fermati alcuni contestatori; tra questi c'è uno studente, Antonio Pace, che rivela al "dottore" di riconoscere in lui l'autore del delitto. Dopo essersi autodenunciato ai suoi superiori, il funzionario, ritiratosi nel proprio appartamento, immagina nella sua fantasia esaltata la più probabile soluzione del caso: per quanto numerose e schiaccianti possano essere le prove del suo crimine, i suoi superiori, più timorosi di uno scandalo che desiderosi di servire la giustizia, le smantelleranno ad una ad una, perché egli, come poliziotto, non può essere che al di sopra di ogni sospetto.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1995.

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL 23MO FESTIVAL DI CANNES (1970).

- PREMIO OSCAR 1971 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

- DAVID DI DONATELLO 1970 PER MIGLIOR FILM (DANIELE SENATORE) E MIGLIOR ATTORE (GIAN MARIA VOLONTE').

- NASTRO D'ARGENTO 1971 PER LA MIGLIOR REGIA E PER IL MIGLIOR ATTORE (GIAN MARIA VOLONTE').

- GROLLA D'ORO 1970 A GIAN MARIA VOLONTE' COME MIGLIORE ATTORE.

CRITICA

"Attraverso un caso patologico, il film, dotato di una robusta struttura narrativa e realizzato con un linguaggio asciutto e un ritmo quasi sempre teso, cerca di dimostrare a quali aberrazioni personali e rischi collettivi conduca l'esercizio del potere sottratto a ogni controllo. Buona l'interpretazione, soprattutto quella del personaggio centrale." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 69, 1970)
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