IL VOLO

O'MELISSOKOMOS

GRECIA, FRANCIA, ITALIA - 1986
Spyros, un uomo di mezza età di origine contadina, fa il maestro elementare in una cittadina greca dove si è trasferito con la famiglia. Dopo le nozze della figlia avverte l'acuirsi di un forte disorientamento che lo spinge, senza alcuna apparente spiegazione, ad abbandonare la famiglia e la scuola e a ritornare alla terra per esercitarvi il mestiere di apicoltore, come il padre e il nonno. Carica le sue arnie su un furgone e si mette in viaggio, alla ricerca di un terreno fiorito, dove le api possano vivere a proprio agio e produrre abbondante miele. Dopo una breve sosta di rifornimento, risale in macchina e trova una ragazza giovanissima rannicchiata sul sedile accanto, che gli chiede un passaggio. La ragazza scende sull'imbrunire. Trascorsa la notte in un motel, Spyros deve constatare che la ragazza ha passato la notte all'addiaccio, probabilmente in attesa di avere da qualcuno un altro passaggio. Senza una parola, la fa risalire in macchina e riprende il viaggio. In seguito la perde. Se la ritrova accanto all'improvviso, e trascorre con lei la notte in uno squallido alloggio, del tutto sordo alle sue disinibite profferte. Va a collocare le arnie. Incontra amici di un tempo, invecchiati e prossimi alla fine. Perde di vista la ragazza una seconda volta; va a riprendersela in maniera perentoria e sbrigativa: cede alla passione in forma teatrale; celebra con lei l'inizio di una simbolica festa di nozze, e subito se la vede fuggire definitivamente. Riprende il viaggio e, salutati gli amici e la moglie, s'incammina verso le arnie, libera le api e si lascia morire straziato dalle loro punture.

CAST

CRITICA

"'Il volo', opera 7 di Theo Anghelopoulos, è un film cupo e suonato su una corda sola. Il regista di 'Il viaggio' ha abbandonato i temi politici, il piano sequenza e la regia come coreografia, ma non la vena metaforica. Ha scelto di concentrarsi sul personaggio di Marcello Mastroianni nuovamente chiamato come ai tempi di 'La dolce vita' e 'La notte' a incarnare il vuoto dell'esistenza. (...) Anghelopoulos ci confida com'è difficile, al giorno d'oggi, trasformare in cinema l'esistente, esattamente come Spiros non riesce a imitare le sue api trasformando in miele i fiori del sentimento. Non è un'ape, guidata dall'istinto, è un apicoltore: ovvero, nel gran teatro della natura, un regista.
'Il volo', considerato troppo lungo e passato senza trarne vantaggio dalla Mostra di Venezia dell'86, arriva ora, sugli schermi in un'edizione leggermente ridotta dello stesso regista." (Tullio Kezich, 'Repubblica' , 1 luglio 1988)

"Era quasi inevitabile, era una specie di necessità o fatalità estetica, che i due finissero per incontrarsi: Marcello Mastroianni, l'attore più pigro del mondo, l'interprete più naturale della rilassatezza mediterranea, e Theodor Anghelopulos, il celebre regista greco dei piani-sequenza interminabili e dei carrelli lentissimi, colui che vede la vita come un vecchio slow e che prima di cambiare inquadratura ci pensa su mezz'ora. (…) 'E' Mastroianni l'elemento portante di tutto il film, presente in ogni inquadratura. Lavoro sul suo volto e tutti gli altri personaggi restano in secondo piano. Non ci sono più quegli effetti di coralità che ho spesso adottato nei miei film. In ogni caso è una sfida con me stesso, una scommessa. Mi sento ancora un poco estraneo a questa mia nuova maniera. Ma anche felice.' dice Anghelopulos.". (Alberto Farassino, 'L'Espresso')

"In attesa di vedere a Venezia 1988 'Paesaggio nella nebbia', esce sul mercato, due anni dopo la mostra 1986, il settimo e penultimo Anghelopulos, 'O melissokomos', ossia l'apicoltore, ribattezzato 'Il volo', è la cronaca di un lungo viaggio verso la morte. (…) Tutto lo sfondo di questo road movie che percorre la Grecia dall'Epiro al Peloponneso è di grande suggestione, grazie anche alla fotografia di Giorgios Arvanitis. Come in ogni regista che conta, la bellezza visuale non è mai decorativa, esterna: è la materia stessa della narrazione. Marcello Mastroianni regge tutto il film sulle sue spalle. Sembra che non faccia niente, ed è grande." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 26 agosto 1988)
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