IL SORRISO

LE SOURIRE

FRANCIA - 1994
Per i risultati delle analisi prescrittegli dal moglie dottoressa, lo psichiatra Pierre Francois Le Clainche ha motivo di essere inquieto: un secondo infarto per lui è una minaccia ed egli dovrebbe guardarsi da ogni eccesso. In realtà sa benissimo quale sia la vera ragione della irritabilità e dell'umor nero: è infatti alle soglie della vecchiaia e depreca di non essere, come vorrebbe, "in forma". Va a trovare la sua amante sulle spiagge della Charente per renderla edotta, e poi, tornando a casa e alla sua clinica, vede addormentata in treno una splendida giovane. E' Odile e per lo psichiatra comincia l'infatuazione. Lui le fa una corte discretissima, ma senza equivoci: lei dapprima gli sorride, poi la sera in cui in automobile l'uomo la bacia con trasporto, Odile lo spinge fuori sull'asfalto. Dibattuto tra il senso del ridicolo e la gelosa ammirazione per la giovane (che dà lezioni di tennis), Le Clainche la segue e insiste. Odile frattanto ha conosciuto Jeanjean, un imbonitore, che in un parco-giochi gestisce il padiglione del "nudo-erotico" con quattro spogliarelliste. Stranamente la ragazza è affascinata da quei corpi impudentemente offerti agli spettatori per eccitarli. Va perfino, accompagnata dallo spasimante, a visitare le "artiste" nel loro camper, e qui le giovani - struccate, rivestite da semplici gonne e golfini, occupate a fare sandwich o a stirare - sembrano assolutamente semplici e naturali, dopo i lustrini e le oscene esibizioni della notte. Le Clainche, coinvolto nei vortici del proprio velleitarismo senile, ha un rapporto con Odile. Dopo di che ha un malore e Jeanjean lo fa ospitare in una squallida stanza di un infimo albergo. Non gli capita il paventato infarto, mentre Odile (che ha avuto nel corso delle sue ultime giornate alcune emorragie, più la sua personale esibizione nuda tra le altre donne) eccitata dalle numerose mani che tentano di toccarla mentre è scesa in platea, dopo essere svenuta, muore. Al professore (che attraversa un bosco e poi la terra rossastra del tennis) sembra di risentire ancora quella voce e lo schiocco delle palle da gioco, mentre forse l'ultima illusione dei propri sensi è amaramente caduta per sempre.
  • Altri titoli:
    LE SILLON DE TES FESSES EST LE SOURIRE DE MA VIE
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: FILM PAR FILM, LES FILMS DE LA BOISSIERE, TFI FILM PRODUCTION
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1995)- CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO SETTEMBRE 1995

CRITICA

"Troppo francese nel decalogo del piacere dei sensi Miller ripete un compitino già svolto meglio da altri, salvato dai suoi rinomati attori, magnifici sporcaccioni, e dal dolce, vitale sourire della Seigner, già vista in operazioni sadomaso nei film del marito, 'Frantic' e 'Luna di fiele'. Salvata la malinconia, barlumi onirici e forza dell'autodistruzione, restano allo strano film poche possibilità di seduzione, se non quella di una calcolata sgradevolezza che rischia di riporlo in videoteca nel genere: demimaledetti. Magari, ripensandoci..." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 29 Marzo 1995)

"'Il solco delle tue natiche è il sorriso della mia vita'. Non è un aforisma di Tinto Brass, ma il senso non troppo nascosto del film di Claude Miller: storia di un neuropsichiatra al crepuscolo della vita che vive gli ultimi palpiti erotici per una bellissima tennista dal nome baudeleriano, Odile. Il regista francese, cresciuto a polizieschi e, da qualche tempo, riciclatosi nel cinema culturale, elabora dunque un film sul desiderio, sulla sessualità, sulla femminilità come cosmo inesplorabile e immenso. E' proprio una densità bunueliana a infiltrarsi tra le maglie d'una struttura volutamente lassa, incompiuta, eccentrica. Recitazione caotica e narrazione divagante, cinema popolare e cinema colto, provocazioni ed emozioni, malattia ed erotismo. (...) Forse troppo intriso di riferimenti colti e di disinibizione non sempre sincera (nudità a ripetizione), 'Il sorriso' è probabilmente un'operazione intellettualmente ambiziosa ma non sempre efficace: infastidisce, talvolta, qualche insistito francesismo e incute cautela la calligrafia dell'eros che, a dispetto della morbosità, risulta un po' freddina e impassibile. Forse superflua." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 24 Marzo 1995)

"Più convincenti invece gli interpreti, soprattutto Jean-Pierre Marielle nelle vesti dell'anziano che cerca nell'amore un ritorno di vitalità e quasi di sopravvivenza: con espressioni intense, accenti misurati, fuga prudente da qualsiasi sospetto di retorica (e la situazione, invece, poteva suggerirgliene in abbondanza). Al suo fianco Emmanuelle Seigner compone, per la ragazza, una figura spesso ambivalente e misteriosa, con talento e con grazia. Non dimentico le musiche, spesso di molto rilievo nei film di Miller: qui si passa da Schubert e Haydn a Duke Ellington con un senso preciso degli echi da suscitare e delle atmosfere da creare. E con una sapienza che aggiunge ai personaggi anche quello che il testo e la regia non sono riusciti a da loro." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 21 Marzo 1995)
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