IL ROMPISCATOLE

THE CABLE GUY

USA - 1996
IL ROMPISCATOLE
Il giovane architetto Steven Kovacs, abbandonato da Robin Harris, la sua "ragazza", è praticamente solo. L'"uomo del cavo" se n'è accorto dalla bolletta dell'abbonamento alla televisione e quando Steven trova il coraggio di chiedergli l'accesso gratuito ai programmi, come suggeritogli da un amico, offrendogli 50 dollari, l'"uomo del cavo", alias Chip Douglas, che da parte sua è in cerca di un amico, lo spaventa e poi lo conduce a vedere, nel Centro Satelliti, la grande parabola. Poiché nell'appartamento di Steven il televisore non funziona Chip interviene ed aggiusta tutto: l'intervento tecnico fa parte di una strategia che ha come vero obiettivo la "conquista dell'amico". Della strategia fa parte anche un invito al ristorante "Medio Evo". I due si godono lo spettacolo ed alla fine sono invitati e coinvolti in un torneo cavalleresco con tanto di lance, scudi, mazze ferrate e fendenti reciproci. Per vincere le residue diffidenze di Steven che non sembra entusiasta delle "premure" del rompiscatole, costui gli combina l'ultima sorpresa: gli arreda una stanza con un hardware televisivo da nababbo. Poi i due si ritrovano ancora insieme: bevono abbondantemente, ballano, cantano. Steven si intrattiene con una donna, ma al mattino seguente si indigna quando si rende conto che Chip gli ha "offerto" una donna di strada. Chip, imperterrito seccatore, tenta di rimediare e si dà da fare per favorire la riconciliazione di Kovacs con Robin, la quale scambia il comportamento di questi nei confronti di Steven per le premure di un amico affettuoso. Anche i genitori di Steven sono vittime del suo fascino. Quando Steven tenta di disfarsi dell'irriducibile rompiscatole costui, con una serie di raggiri lo mette nei guai, malgrado l'intervento di Rick, il migliore amico di Steven, la cui rabbia nei confronti dell'intruso lo ha sospinto ad indagare sulla sua vera identità. Su un alta torre metallica e dentro la grande parabola del Centro Satelliti, allagata da un diluvio improvviso, l'ultima cattiveria del rompiscatole viene bloccata.
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: GROTTESCO
  • Produzione: BERNIE BRILLSTEIN E BRAD GREY PER LICHT / MUELLER FILM CORP.
  • Distribuzione: COLOMBIA TRISTAR FILMS ITALIA - VIDEO E DVD: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO AGOSTO 1996.

CRITICA

"Ben Stiller continua nel 'Rompiscatole' il discorso sulle malattie della nuova generazione delusa. Il problema è che la sceneggiatura di Lou Holtz non sa scegliere cosa vuole raccontare, passa dalla commedia al sentimento, dal giallo al dramma, lasciando ovunque una debole traccia, senza alimentare un dibattito psicologico se non di facciata. Perché Carrey s'insedia al posto del personaggio, pur misurando i muscoli facciali, e si ritaglia alcuni pezzi, come in un personale cabaret, talvolta anche divertenti. Resta insoluta invece l'amicizia tra i due, che ha perfino qualche lato particolare subito rimosso: il lieto fine, dopo una notte in guardina, è posticcio, l'impressione è che la discussione sul come, quando e perché ci sentiamo soli sia rimandata alla prossima puntata. Matthew Broderick, ex teen ager prodigio di 'Wargames', è diventato un attore dotato di una sua simpatica e sottile ambiguità, e qui lo dimostra mentre si vede ribaltare la vita da uno schizofrenico via cavo in incognito che si diverte nei tornei medioevali, ama 'Star trek' e organizza jam session di karaoke. Il tutto virato in stile demenziale, con la trovata dei titoli di testa in zapping.
Peccato che Il rompiscatole ronzi intorno a temi importanti senza affrontarli". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 10 settembre 1996)

"Il rompiscatole parte con intenzioni satiriche sulla televisione e con un Carrey, diciamo così, tradizionale ipercinetico, ludico e fanciullesco: durante una jam-session di karaoke s'esibisce in una scatenata versione di "Somebody to love" dei Jefferson Airplane, in una esilarante partita di basket in un duello medioevale. Poi però il film prende una china inaspettata quasi in chiave horror e l'ex acchippanimali trascende al grado di mostro, d'irritante e cupo alienato, di un "fuori di testa" nocivo, niente affatto inoffensivo come ci aveva abituati: ecco, forse, il motivo per cui in America The Cable guy, che pure al botteghino è andato più che dignitosamente, ha lasciato sbigottiti e impreparati molti dei fan di Carrey". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 19 settembre 1996)

Il film di Ben Stiller preferisce buttarla sull'ottimismo. 'Il rompiscatole' pasticcia con i generi cinematografici e evoca troppo superficialmente anche per una commedia, la delicata relazione immaginario televisivo-nuove nevrosi. Ma è interessante vedere la metamorfosi dell'ex Ace Ventura, Jim Carrey. Il quale impersona, con gli stessi tratti che lo hanno reso celebre facendone il senza cervello da 20 milioni di dollari a film, un character 'cattivo' di schizofrenico che potrebbe stare benissimo in un thriller". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 settembre 1996)
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