Il ritorno del monnezza

ITALIA - 2005
Il ritorno del monnezza
Rocky Giraldi ha deciso di seguire le orme del padre Nico ed è diventato a sua volta un agente di polizia. E come suo padre, spesso e volentieri per risolvere i casi che gli vengono assegnati, usa mezzi non proprio 'consentiti' dal manuale del bravo poliziotto. E' chiamato ad investigare sull'omicidio di un ladruncolo di appartamenti, Nico, con l'aiuto della sua collega Betta e del ladro Tramezzino (il figlio di Venticello, ha intrapreso anche lui la strada del padre!). Scopriranno un giro di droga e riciclaggio di denaro sporco ad alti livelli in cui è coinvolto anche uno dei suoi capi, che cercherà di ostacolarlo in ogni modo...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: VITTORIO CECCHI GORI PER CECCHI GORI ENTERTAINMENT EUROPA S.P.A.
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 15 Aprile 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Figlio del mitico poliziotto Nico Giraldi, Rocky (Claudio Amendola) ha ereditato dal padre non solo il mestiere, ma anche tutti i suoi modi di fare. Naturalmente amico di Tramezzino (Enzo Salvi), ladruncolo nonché figlio di Venticello, Rocky dovrà risolvere una delicata situazione. Per fermare un losco traffico e incastrare i pezzi grossi coinvolti - tra cui il suo capo - avrà bisogno dell'aiuto di Betta (Elisabetta Rocchetti), fidata collega, e dello stesso Tramezzino. Dopo aver "riesumato" Febbre da Cavallo di papà Steno, realizzandone l'ideale seguito, i Vanzina Bros. - che si autocitano facendo scorrere su un televisore una sequenza di Piedipiatti – proseguono questa discutibile "operazione revival", appropriandosi stavolta (previa ringraziamenti e dediche varie a Dardano Sacchetti, Bruno Corbucci e Mario Amendola, il primo inventore del personaggio del Monnezza, gli altri due di Nico Giraldi) di un'icona del troppo spesso vituperato, oggi fortunatamente riscoperto, cinema italiano degli anni '70 e '80: Tomas Milian. Era il 1976 quando, con Squadra antiscippo, Bruno Corbucci diresse per la prima volta l'ex galeotto Monnezza facendogli vestire i panni sdruciti del maresciallo Giraldi. Da allora, mantenendo fermi alcuni riconoscibilissimi tratti, seguirono altre dieci pellicole - l'ultima fu, nel 1984, Delitto al Blue Gay - tutte incentrate sul personaggio interpretato dal cubano "coatto". Meno ignobile di quanto si possa immaginare, benché trascurabilissimo, questo ritorno del Monnezza farà ovviamente storcere il naso ai cultori della serie originaria: nessun Enzo Salvi, seppur visto in situazioni davvero peggiori, potrà mai rimpiazzare l'indimenticabile Bombolo e, tanto meno, nessuno potrà mai convincere al posto di Tomas Milian. Pensare però che ad indossarne le vesti sia Claudio Amendola (nipote dello sceneggiatore Mario e, soprattutto, figlio di Ferruccio, la cui voce era il vero elemento caratterizzante il personaggio), aiuta un poco a riconsiderare "sentimentalmente" il tutto. Dardano Sacchetti, comunque, si è detto artisticamente soddisfatto dell'operazione. Contento lui, contenti tutti.

NOTE

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Il problema centrale del film dei Vanzina è nel trovare un sano equilibrio tra il filologicamente corretto per le brigate milianiste e la modernizzazione per il nuovo pubblico italiano (...). Sinceramente il film ha delle flessioni, proprio nel dipanarsi della storia, come avevano i film originali di Bruno Corbucci, ma nell'approccio al culto è ben strutturato e gli attori ce la mettono tutta. Perfino la logica narrativa della Roma multietnica, iniziata proprio nelle ultime puntata del Nico Giraldi originale, trova qui il suo giusto sviluppo veltroniano. Questo non placherà certo il dibattito culturale attorno al sacrilegio di aver toccato il Mito. Anzi, è solo l'inizio." (Marco Giusti, 'Il Manifesto', 15 aprile 2005)

"E' visibile la cura dei Vanzina e di Amendola nel costruire un film senza difetti, molto rispettoso degli originali. E' un pregio che paradossalmente potrebbe rivelarsi un difetto: un po' di libertà sgangherata in più non avrebbe guastato, ma se il film funzionasse si potrebbe prevederla in seguito." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 15 aprile 2005)

"Sconcerto e malinconia sono i sentimenti che afferrano lo spettatore alle prime battute. 'Il ritorno del monnezza' è il rientro o forse solo un rigurgito di cinema che sarebbe stato meglio riporre in un cassetto. Per quanto concerne il film in se stesso c'è da rilevare che la trama è scolastica, l'ironia è assente, il ritmo è un pio desiderio degli autori. Claudio Amendola fa di Monnezza un personaggio giustamente plebeo, ma anche fastidiosamente arrogante. Essere volgari può essere talvolta terapeutico, ma qui c'è solo un vano turpiloquio privo del contesto sociale che trent'anni fa era quasi giustificabile o quantomeno spontaneo". (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 15 aprile 2005)

"Il risultato è un divertimento nel quale sulle battute pur abbondanti e riuscite (su una T-shirt c'è scritto: 'Versace... n'artro litro') né aliene dal turpiloquio d'ordinanza, prevale curiosamente una recitazione - del protagonista, della partner Elisabetta Rocchetti, di Enzo Salvi che è Tramezzino erede del Venticello di Bombolo - misurata, affettuosa, un po' malinconica." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 15 aprile 2005)

"Con il solito tempismo e la vocazione a riprodurre i generi popolari, i fratelli Vanzina (Carlo regista ed Enrico sceneggiatore) riprendono il personaggio prolungandolo nell'attualità attraverso suo figlio Rocky. E, con una geniale operazione metafilmico-commerciale, hanno intitolato la nuova avventura dello sbirro parolacciaro 'Il ritorno del Monnezza', mutuando il nomignolo da quello utilizzato per il protagonista di un altro ciclo poliziottesco diretto da Lenzi, e scegliendo per il ruolo Claudio Amendola, figlio del grande Ferruccio che doppiava Milian nonché nipote di Mario, autore delle sceneggiature con Corbucci. Ruspante e sfrontato come il genitore, zuccotto e barba incolta, il Robin Hood moderno che sta dalla parte dei poveri e degli indifesi si muove nella Roma popolare in compagnia della collega Betta e dell'informatore Tramezzino, figlio di Venticello interpretato allora da Bombolo. Con gli opportuni aggiornamenti, i Vanzina hanno eliminato qualche eccesso di volgarità e hanno lavorato di più sul plot e sulle indagini scomode." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 16 aprile 2005)
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