Il Professore e il Pazzo

The Professor and the Madman

IRLANDA - 2019
2/5
Il Professore e il Pazzo
La storia vera del Professor James Murray al quale viene affidata la redazione del primo dizionario al mondo che racchiuda tutte le parole di lingua inglese. Per far ciò il Professore avrà l'idea di coinvolgere la gente comune invitandola a mandare via posta il maggior numero di parole possibili. Arrivato però ad un punto morto, riceve la lettera di William Chester un ex professore ricoverato in un manicomio perché giudicato malato di mente. Le migliaia di parole che il Dr. Chester sta mandando via posta sono talmente fondamentali per la compilazione del dizionario che i due formeranno un'insolita alleanza che si trasformerà in una splendida amicizia.
  • Durata: 124'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo 'The Professor and the Madman' di Simon Winchester
  • Produzione: BRUCE DAVEY, MEL GIBSON, NICOLAS CHARTIER PER FASTNET FILM, ICON ENTERTAINMENT, 22H22, VOLTAGE PICTURES
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES
  • Data uscita 21 Marzo 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini
C’erano una volta un professore e un pazzo. Uno scozzese e un americano. Due uomini straordinari che cambiarono il corso della storia della letteratura dando vita all’Oxford English Dictionary.

Un’opera monumentale che racchiudeva tutte le parole della lingua inglese antica e moderna. Promosso dalla Philological Society di Londra, il lavoro di compilazione cominciò a pieno regime nel 1879 sotto l’energica direzione del Signor James Murray (Mel Gibson).

Nella difficile impresa di scovare il significato delle parole il professore, tra i tanti volontari, fu aiutato da un ex paziente di un ospedale psichiatrico, il dottor W.C. Minor, interpretato da un bravissimo Sean Penn, senza il quale l’impresa di questo dizionario forse non sarebbe mai proseguita.


 

È una storia incredibilmente vera quella diretta da P. B. Shemran, tratta dal romanzo L’assassino più colto del mondo di Simon Winchester (1998). Nonostante però si parli della nascita del più grande dizionario della storia con la sua infinita quantità di termini, ma il vocabolario del regista rimane piuttosto classico e poco variegato. E soprattutto nella seconda parte cede il passo al didascalico abbondando di frasi ad effetto: “Imparate a leggere è la libertà”, “Quando leggo nessuno mi dà la caccia, ma sono io che inseguo” fino a “Più un amore è impossibile e più è grande”.

Insomma, questo film riesce solo parzialmente a restituirci la portata grandiosa di questa impresa epica, antesignana di quella che oggi è Wikipedia, l’enciclopedia più completa mai concepita prima grazie al crowdsourcing.

Nella seconda parte inoltre si distacca molto dal tema di partenza per concentrarsi sulla storia parallela della vedova Eliza Merrett (Natalie Dormer) e sul suo rapporto con Minor (anni prima infatti l’uomo, già preda della sua follia, aveva ucciso per errore il marito di lei scambiandolo per un suo persecutore immaginario e lei era rimasta sola con sei figli a carico).

Di conseguenza si trascura il tema centrale e di sicuro più interessante del film e cioè la pazzesca caccia alle parole compiuta da questi due uomini e la loro amicizia.

Un legame, quello tra Il professore e il pazzo, nato con lo scopo di cercare i segni che queste lasciavano nel corso dei secoli lungo il loro percorso lungo e tortuoso. Li trovarono per migliaia di vocaboli (nel 1928, quando fu pubblicato il risultato finale, il dizionario era composto da 12 volumi, con 414.825 definizioni e 1.827.306 citazioni ed esempi per illustrarne il significato). I due uomini li scovarono perché le parole nel tempo lasciano sempre una traccia. I film però no. E questo è uno di quelli.

 

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ZEV FOREMAN MANU GARGI PETER MCALEESE DOMINIC RUSTAM TYLER ZACHARIA.

CRITICA

"La storia vera, ritoccata da trucchi retorici, è molto interessante, si tratta di com' è nato nel 1857 l'Oxford English Dictionary, bigliettini informativi e un'intesa tra lo studioso cattolico autodidatta e il prigioniero schizofrenico, veterano, chirurgo, assassino che tra le allucinazioni manda i suoi contributi. Occupato in modo militare da barbe posticce e cascami da finto kolossal, 'Il professore e il pazzo' è diretto da P.B. Shemran, pseudonimo di Farhad Safinia, sceneggiatore non a caso di Gibson per 'Apocalypto'. Il tema del libro su parole che diventano lingua, linguaggio, costume si perde in manicomiale lusso da sceneggiato, con inutile love story tra il matto e una vedova, e nelle prove mattatoriali senz'anima dei barbuti divi ritrovati, Gibson e Penn, in gara dilemmi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 marzo 2019)

"(...) Ispirato a una vicenda reale, come ormai si presenta gran parte dei film di lingua inglese, 'Il professore e il pazzo' è un bel film, sobriamente recitato su verosimili sfondi d'epoca, che andrebbe visto in originale coi sottotitoli, sulla capacità della lingua e della cultura in genere di riscattare un'esistenza. Ma lo spettatore sensibile deve pagare il consueto prezzo di episodi atroci (un'amputazione; un' auto-evirazione), tipici di film '(Braveheart', 'La passione') che fanno capo in un modo o nell'altro a Mel Gibson, perché una quota notevole del vasto pubblico che gli è affezionato, quella sado-masochista, abbia le sue atroci gioie." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 21 marzo 2019)

"È un progetto da pazzi concepire un film su un dizionario enciclopedico? Forse no, ma di certo 'Il professore e il pazzo' non ha avuto un iter facile: Mel Gibson comprò vent'anni fa i diritti di adattamento del libro di Simon Winchester; poi, una volta realizzato, il film è rimasto bloccato da una controversia sul "final cut" tra attore e produzione. (...) Considerata la laboriosa genesi, il film è abbastanza coerente. Ma se alle derive gigionesche di Sean Penn siamo abituati, l'insistenza di Gibson sulla fede religiosa e sui percorsi di redenzione ci mette un po' alla prova." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 21 marzo 2019)

"È da un po' che Sean Penn fatica a trovare il ruolo giusto, capace di valorizzarne talento versatile e faccia stropicciata. Dolente interprete di 'Dead Man Walking' e di 'Mystic River', Penn dà l'idea di aver perso il fiuto indispensabile per la costruzione di una carriera duratura. Adesso, (...) appare più spaesato che toccante, più alla ricerca della prova da antologia, che realmente immerso nei dolori del personaggio. Costumi e atmosfera melò non sono il suo forte, e sullo schermo l'incompatibilità rischia di produrre l'effetto del ridicolo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 marzo 2019)
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