Il Pretore

ITALIA - 2014
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Il Pretore
Italia, anni Trenta. Augusto Vanghetta è il pretore di una piccola provincia sul Lago Maggiore ed è sposato da sette anni con la giovane Evelina, ma il loro matrimonio è ormai ridotto a una formalità. Per coltivare le sue due grandi passioni - le donne che si alternano nel suo studio e il teatro, con la stesura della commedia "L'amore è un'equazione" - Augusto decide di assumere in Pretura un giovane avvocato, Mario Landriani. Il nuovo arrivato, che Augusto accoglierà addirittura in casa come un figlio, sarà foriero di grandi novità non solo nella vita di Augusto Vanghetta, ma soprattutto in quella di Evelina...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: romanzo "Il Pretore di Cuvio" di Piero Chiara (Ed. Mondadori)
  • Produzione: VALENTINA DI GIUSEPPE, MASSIMILIANO LEONE PER LIME FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON CHICHINSCI
  • Distribuzione: MEDIAPLEX
  • Data uscita 3 Aprile 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Piero Chiara pubblica Il pretore di Cuvio nel 1973. Siamo agli inizi di quel decennio dei Settanta in cui il rapporto tra lo scrittore luinese e il cinema si fa particolarmente intenso: La spartizione diventa Venga a prendere il caffè da noi (Alberto Lattuada, 1970); e, a seguire, arrivano  Il piatto piange (Paolo Nuzzi, 1974), La banca di Monate (Francesco Massaro, 1974), La stanza del vescovo (Dino Risi, 1977), Il cappotto di Astrakan (Marco Vicario, 1979). Trascorre un lungo intervallo, prima che ancora Lattuada traduca in immagini Una spina nel cuore, 1986. Sulla pagina scritta resta appunto Il pretore di Cuvio, che Chiara teneva per se, intenzionato a curarne in prima persona la versione filmica.  Il progetto però non andò in porto, Chiara muore nel 1986 e tutto si ferma.
A riportare in primo piano il romanzo, ecco ora il film Il pretore (ma perché eliminare il nome della località?). Su un soggetto molto fedele all'originale e su una sceneggiatura scritta da Dino Gentili e Giulio Base, il film parte con il sicuro merito di andare a girare in esterni sui luoghi dello scrittore, molto amati, prediletti, indispensabili: gli anni Trenta del consenso fascista; la piccola provincia; il lago che sorveglia silenzioso. Su questo sfondo la narrativa di Chiara si arricchisce di umori, sapori, gioie e dolori, quasi a comporre un piccolo mondo che ha il tono della nostalgia nel momento in cui viene raccontato. Giulio Base (ultimo avvistamento su grande schermo La bomba, 1999, poi tanta fiction televisiva) impiega un po' per trovare l'approccio giusto.
Tutta la prima parte si perde per descrivere le imprese amorose del pretore  Augusto Vanghetta, che utilizza il proprio ruolo per favorire e conquistare piacenti ragazze, per trascurare la moglie Evelina, messa da parte in quanto non in grado di procreare, per affermare la propria vanagloria letteraria, imponendo la messa in scena di un testo da teatro filodrammatico. Troppo pieno di se, Augusto non si accorge che tra la moglie  e il giovane avvocato di studio  Landriani nasce una relazione che permette alla donna di restare incinta. Da questo momento in poi (gli ultimi 20-25 minuti) Base trova lo sguardo giusto per entrare in quella realtà, e non per subirla. Insomma per farci sentire Chiara, il suo gusto per le beffe del destino, l'amarezza per la sconfitta, nella quale, a ruota, siamo tutti coinvolti. Francesco Pannofino  è un Pretore, che passa con misura dai toni tronfi a quelli del beffatore beffato. Precisa Sarah Maestri, una Evelina dolente che però sa pregustare la vendetta. Se servirà anche a riportare l'attenzione su Piero Chiara, il film avrà ottenuto un buon risultato.

NOTE

- REALIZZATO AI SENSI DELLA NORMATIVA SUL TAX CREDIT CON INTESA SAN PAOLO SPA, AREA SPA, ORO IN EURO SPA, STUDIO SARTORIO SRL.

- SARAH MAESTRI E' ANCHE PRODUTTRICE ASSOCIATA DEL FILM.

- LAURA COSTANTINI È STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2014 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Dopo tanta televisione, Giulio Base torna al cinema dove era stato attivo nei Novanta ('Crack', 'Lest', 'Poliziotti', 'La bomba'). Per farlo, si rivolge a uno scrittore, Piero Chiara, cui il cinema italiano aveva già guardato con grande simpatia ed anche con felicissimi successi, come ricorderà, chi li ha visti, film quali 'Venga a prendere il caffè da noi' di Lattuada con Tognazzi, 'La stanza del vescovo' di Risi sempre con Tognazzi. Ed anche 'Il piatto piange' di Nuzzi, 'La banca di Monate' di Massaro, 'Dimmi che fai tutto per me' di Festa Campanile, 'Il cappotto di astrakan' di Vicario, 'Una spina nel cuore' ancora di Lattuada. Per incontrare Chiara, Base ha scelto un romanzo del '73, 'Il pretore di Cuvio', cui oltre a semplificarne il titolo, diventato adesso solo 'Il pretore', ha guardato dando soprattutto risalto ad una delle caratteristiche più tipiche dello scrittore, quel gusto per la beffa e la caricatura, giocando con il sesso messo non solo di sfondo ma spesso in primo piano a fatti e personaggi come sempre collocati in quelle cittadine sul Lago Maggiore datate spesso attorno ai Trenta. (...) Base (...) ha puntato molto sul personaggio quasi pagliaccesco del pretore colorito persino in modo più accentuato dei pur tanto pittoreschi 'balordi' dell'autore letterario, rivolgendosi poi ad un attore come Francesco Pannofino che, sia pure sopra le righe, tende a ricordare molte di quelle coloratissime esibizioni cui ricorreva lo stesso Tognazzi guadagnandosi le lodi senza riserve di Chiara. Certo Pannofino anche se il suo personaggio non pretendeva tanto, coltiva gli accenti della farsa fino a risvolti caricaturali, però non può dirsi che non riesca a divertire. Anche pensando al finale luttuoso del romanzo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 2 aprile 2014)

"Anno 1973, Piero Chiara da Luino ha avuto un'intuizione. Da sempre narratore dei vizi di provincia si spinge un po' oltre. Non oltre la provincia, va solo un po' più indietro nel tempo e confeziona 'Il pretore di Cuvio'. Che poi diventa il suo massimo successo editoriale. Chiara rappresenta un personaggio miserabile eppure sugli scudi: 'il pretore'. Divenuto tale per meriti politici e non professionali, siamo in pieno fascismo imperiale. I difetti del provinciale assumono così una connotazione ulteriormente sgradevole, alimentati da protervia, impunità, arroganza, maschilismo. Lo stesso Chiara, che già aveva visto trasporre suoi romanzi per il grande schermo, aveva pensato di tradurre per il cinema lo squallore di Augusto Vanghetta (geniale già nel nome che riecheggia il celebrato imperatore unito al gesto contadino). Poi però, rimasto insoddisfatto del tentativo, lasciò perdere, così come lasciò cadere altre ipotesi che si erano affacciate successivamente da parte di altri. Lo scorso anno si è celebrato il centenario della nascita di Chiara, per questo poco prima Sarah Maestri, anche lei originaria di Luino, era tornata alla carica per ottenere i diritti cinematografici del 'Pretore'. E ce l'ha fatta, costituendo una sua società di produzione, la Chichinscì, che insieme alla Lime ha effettivamente realizzato il film. Affidando la regia a Giulio Base, dato per disperso al cinema dopo 'La bomba' che risale ormai a una quindicina d'anni fa, periodo in cui ha macinato sceneggiati tv passando da 'Padre Pio' a 'Pompei'. Protagonista è diventato Francesco Pannofino che ha trasformato una figura tristemente patetica in una insopportabile macchietta da avanspettacolo. (...) Il film è quasi una parentesi, tra le spassose chiacchiere di due lombarde su una panchina a ridosso del lago. Una parentesi troppo lunga, con poche idee e uno stravolgimento dello stesso romanzo. Che è lecito tradire quando si opera in altro ambito, qui purtroppo risulta solo svilito, immiserito da ammicchi e mossettine, trascinando in fondo al lago la storia, l'epoca, i vizi e forse lo stesso Piero Chiara che probabilmente non avrebbe apprezzato questa versione adattata per il cinema." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 3 aprile 2014)

"Ottica molto femminile, per non dire femminista, per l'adattamento da 'II pretore di Cuvio' di Piero Chiara firmato Giulio Base e Sarah Maestri. Lui è il regista e cosceneggiatore, lei produttrice associata e coprotagonista nei panni di Evelina Vanghetta, moglie trascurata, forse sterile, sicuramente infelice di un pretore donnaiolo (Pannofino) nell'Italia fascista anni '30 in un paesino sul Lago Maggiore. Corna e pettegolezzi in stile 'Signore e signori' di Germi, molta commedia affidata all'esuberanza di Pannofino (a volte troppo caricaturale, a volte perfetto come quando dà della «Pozza sterile!» alla moglie), interessante il giovane Garau con look alla Hugh Grant di 'Luna di fiele' come assistente idealista del pretore pronto ad innamorarsi della povera Evelina, vero centro morale del racconto. Meno politico di Chiara (manca il finale metaforico sul frutto criminale del triangolo malato tra Pannofino-Maestri-Garau), Base realizza un film forse fin troppo da operetta. Non male ma per un prodotto cinematografico si poteva, e doveva, rischiare qualcosa di più." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 3 aprile 2014)

"Piacerà a chi ha letto 30 anni fa 'Il pretore di Cuvio' di Piero Chiara e ha sperato a lungo di vederlo portato incinema da Dino Risi e Ugo Tognazzi. Giulio Base e Pannofino non valgono ovviamente i due grandi. Ma un probo lavoro lo hanno consegnato." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 aprile 2014)

"Meravigliosa trasposizione del romanzo di Piero Chiara, '(...) strepitoso Pannofino (...). Un ritratto di provincia ancora attuale, tra riti, abusi e maldicenze. Con vista lago." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 3 aprile 2014)

"Avventura singolare, questa del 'Pretore' diretto da Giulio Base sulla scorta del 'Pretore di Cuvio', romanzo di Piero Chiara datato 1973 e finora mai portato sullo schermo. Ad acquisire i diritti del libro è stata l'attrice Sarah Maestri, originaria di Luino, come lo scrittore, e grande appassionata della sua opera. Ed è stata ancora lei, in qualità di produttrice, a fare in modo che le riprese venissero effettuate sulle rive del lago Maggiore. Lo sfondo, abituale in Chiara, è quello dell'Italia fascista, che sembra assicurare l'impunità allo sfacciato seduttore Augusto Vanghetta: il pretore, appunto, interpretato dall'istrionico Francesco Pannofino. (...) La trama, che ricorda spesso 'La mandragola' di Machiavelli, è giocata sul registro di un grottesco non esente da cinismo, ma il risultato finale cattura con freschezza lo spirito di Chiara, cantore disincantato di una provincia pettegola e spietata." (Alessandro Zaccuri, 'Avvenire', 4 aprile 2014)
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