Il pianista

The pianist

FRANCIA, GERMANIA, POLONIA, GRAN BRETAGNA, OLANDA - 2002
Un brillante pianista polacco, di religione ebraica, viene confinato nel ghetto di Varsavia dove sperimenta sulla propria pelle la sofferenza e l'umiliazione. Sfugge alla deportazione nascondendosi fra le rovine della città mentre un ufficiale tedesco lo aiuta a sopravvivere.

CAST

NOTE

- PALMA D'ORO AL FESTIVAL DI CANNES 2002.

- IL FILM E' UNA MEGA COPRODUZIONE EUROPEA DA 38 MILIONI DI EURO.

- 3 PREMI OSCAR 2003: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (ADRIEN BRODY), MIGLIOR REGISTA, MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- DAVID DI DONATELLO 2003 PER MIGLIOR FILM STRANIERO.

- MUSICHE: "NOTTURNO IN DO MINORE, POSTUMO", "GRANDE POLACCA BRILLANTE, OP. 22 - ALLEGRO MOLTO", "BALLATA N.1 IN SOL MINORE, OP. 23" DI FREDERIC CHOPIN; "SUONATA N. 14 IN DO # MINORE, OP. 27/2" "SUONATA AL CHIARO DI LUNA" DI LUDWIG VAN BEETHOVEN; "SUITE N. 1 BWV 1007 PER VIOLONCELLO" DI JOHAN SEBASTIAN BACH; "TANZ, TANZ YIDELEKH" ESEGUITA DA 'THE BURNING BUSH'; "UMOWILEM SIE Z NIA NA DZIEWIATA" DI HENRYK WARS E EMANUEL SZLECHTER ESEGUITA DA JANUSZ OLEJNICZACK; "MARSZ STRZELCOW" PAROLE E MUSICA DI MWLADYSLAW ANCZYC (VERSIONE INGLESE A CURA DI MICHAEL KUNZE).

CRITICA

"Affrontando alla soglia della settantina il tema che lo ossessionava, l'ex ragazzo terribile Polanski sceglie di raccontare l'atroce attraverso immagini nitide, una messa in scena piana e controllata, un montaggio cronologico e chiaro. (...) Il coinvolgimento emotivo negli eventi storici spinge il regista a indulgere tutt'al più a qualche semplificazione: dare volti bestiali a tutti i tedeschi salvo uno, l'ufficiale che aiuta Szpilman, nobile e bello. Per il resto le scelte 'classiche' del 'Pianista', più che raggiunta saggezza cinematografica, sono una forma di rispetto per la materia". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 maggio 2002)

"Un grande interprete, Adrien Brody, che avevamo conosciuto grazie a Ken Loach. E una regia classica e compunta, appassionata e sommessa, decisa a raccontare una grande parabola umana e politica con crudezza e poesia. Per chi crede ancora che il grande cinema possa coincidere con il grande messaggio. Un'unione non facile, ma riempie l'anima". (Piera Detassis, 'Panorama', 22 agosto 2002)

"Due ore e mezza per i sei anni che sconvolsero il mondo, ma è interamente appoggiato su una sola scena, come certe ballerine scolpite da Degas, in bilico irremovibile sulla punta del piede. (...) Quasi insopportabile nell'esposizione della sopravvivenza di un ebreo del ghetto di Varsavie e delle prove di memoria a cui ci costringe. Rischia sul 'già visto' del cinema. E vince. Nell'impennata etica finale, fiorisce come un film sulla vanità della distruzione davanti alla labile eternità delle opere umane. La musica, per prima". (Silvio Danese, 'La Nazione', 25 ottobre 2002)

"'Il pianista', Palma d'oro a Cannes 2002, è incredibilmente sobrio, distaccato, fattuale. Sulle prime può sconcertare, ma alla lunga conquista. E come ogni film importante, scava dentro per vari giorni dopo la visione. Nessuna enfasi, i fatti parlano da sé. Nessuna astuzia narrativa: tutto accade perché accade, e basta. Giorno dopo giorno i protagonisti si abituano ad accettare l'inaccettabile, solo questo interessa Polanski. Che non mescola la tragedia del pianista Szpilman (l'ammirevole Adrien Brody) e della sua agiata famiglia col senno di poi, tenendosi il più vicino possibile alle preoccupazioni materiali". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 ottobre 2002)

"Benché impegnato ad affrontare i suoi personali fantasmi, Polanski sceglie di raccontare l'atroce attraverso immagini nitide e raffeddate, una messa in scena piana e controllata, un montaggio cronologico e chiaro: con una sobrietà implacabile, all'opposto di tutti i racconti edificanti e esemplari, che ha l'effetto di rendere tanto più evidente la crudeltà dei fatti. L'unico indizio del coinvolgimento emotivo e dell'indignazione del regista è la tentazione di dare volti teratologici, quasi bestiali, a tutti i tedeschi salvo, uno, l'ufficiale che aiuta Szpilman, nobile e bello". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 ottobre 2002)
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