Il labirinto del fauno

El laberinto del fauno

SPAGNA, MESSICO, USA - 2006
Spagna, 1944. Ufficialmente la Guerra Civile spagnola è giunta al suo epilogo, ma in realtà, un piccolo gruppo di ribelli continua a lottare asserragliato sulle montagne a nord di Navarra. La piccola Ofelia, una deliziosa e sognante bambina di dieci anni, è in viaggio insieme a sua madre Carmen, una splendida donna incinta, per raggiungere Navarra. Sono dirette a incontrare il capitano Vidal, il nuovo marito di Carmen e patrigno di Ofelia, che non lo ha mai visto. Vidal, capitano dell'esercito fascista di Franco, ha ricevuto l'ordine di liberare la regione dai ribelli. Giunta a Navarra, Ofelia ha una spiacevole sorpresa: Vidal si è stabilito in un vecchio mulino in disuso e, imperioso e abituato al comando, la intimidisce e non la tratta in modo amichevole. Lasciata sola a se stessa, la bambina ha come unica compagnia quella di Mercedes, la giovane cuoca che prepara il pasto per i soldati, ma, appassionata al mondo delle fate, Ofelia ama anche sognare e trascorrere le sue giornate da sola. Un giorno, per caso, scopre un antico labirinto al centro del quale sorge una scalinata che conduce ad una camera segreta. E' qui che Ofelia incontra Pan, un vecchio satiro che la sta aspettando da tempo per sottoporla a tre prove di coraggio utili a rivelare la sua vera identità...

CAST

NOTE

- IN CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 24MO TORINO FILM FESTIVAL (2006).

- OSCAR 2007: MIGLIORE FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA, TRUCCO (DAVID MARTI' E MONTSE RIBE'). ALTRE NOMINATIONS: MIGLIOR FILM STRANIERO, SCENEGGIATURA ORIGINALE E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Guillermo Del Toro, che con la sua precocità e i suoi gusti è un po' il Peter Jackson messicano (i due registi si somigliano perfino), lo fa con l'ambiguità sempre un po' sgradevole del fantasy, che cerca il mito dietro la storia, l'eterno dietro il contingente. (...) Il tutto con tensione ininterrotta, scene violentissime e un gusto del macabro che non risparmia neppure i bambini. Non sappiamo a chi possa essere diretto un film così anomalo, ma una cosa è certa: non è per loro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 maggio 2006)

"Decisamente piatto e pretenzioso è 'El laberinto del fauno' di Guillermo Del Toro. Sinora noto per gli horror 'Cronos' e 'Mimic' di scarsa presa e farraginosa sostanza, il quarantaduenne regista messicano si trasferisce a sorpresa nella Spagna franchista per materializzare i mostruosi, ma in parte benevoli, fantasmi che convivono con la psiche di una ragazzina. (...) Nonostante gli accurati bozzetti animati da sofisticati effetti speciali, la fotografia visionaria, la musica destabilizzante e le scenografie a metà strada tra il fiabesco e il realistico, il leitmotiv vagamente (banalmente) politico dell'innocenza in lotta contro la barbarie non riscatta la monotonia narrativa." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 maggio 2006)

"Chi conosce il cinema di Guillermo Del Toro potrebbe scambiare 'Il Labirinto del Fauno' per un horror: lo ha fatto perfino il Festival di Cannes, annunciando con enfasi che il film segnava l'ingresso in concorso del cinema di genere. In realtà, si tratta d'altro. Assai più vicino alla 'Spina del diavolo' (con cui ha molte analogie) che a blockbuster da pop-corn come 'Mimic' o 'Hellboy', è piuttosto un racconto iniziatico in forma di fiaba, un viaggio allegorico in un universo parallelo; un film d'autore, in ogni caso, destinato in origine al debutto di Guillermo, a riprova della sua predilezione per un 'fantastico' più cerebrale e poetico."('la Repubblica', 24 novembre 2006)

"Se il quadro che ci presenta 'Il labirinto del fauno' è di pura fantasia, la cornice è autentica. Secondo Bartolomé Bennassar, autore dell'ottimo studio 'La guerra di Spagna' (Einaudi), tra i fenomeni seguiti al conflitto civile che insanguinò la Spagna fra il ' 36 e il ' 39 ci furono 'la durata insolita della repressione e il persistere di una resistenza interna limitata nel tempo e nello spazio'. Alla ferocia dei franchisti, impegnati nello sterminio sanguinoso degli ultimi repubblicani, corrispose da parte dei vinti un atteggiamento difensivo; e in questo il film ispano-messicano di Guillermo del Toro si discosta un po' dalla realtà, mostrando nell'estate del '44 un'improbabile banda partigiana aggressiva e vincente. Tutto ciò avviene, in modo assai bizzarro, all'interno di una favola. (...) Niente premi, molto onore. La formula che accompagna i film ingiustamente ignorati dalle giurie dei festival si applica a quest'opera del dotatissimo del Toro, uscita da Cannes senza riconoscimenti ufficiali. Merito anche delle scene di Eugenio Caballero e della fotografia di Guillermo Navarro, oltre che degli interpreti. Vanno ricordati la piccola Vaquero, la fiera Verdú e il veemente López, che si assume l'ingrato compito di calamitare su di sé tutto l'odio del pubblico." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera, 24 novembre 2006)

"Un film antifranchista che non tiene conto che il franchismo ha traghettato, che piaccia o no, la Spagna in un presente democratico e progressista. Ma il destino della piccola Ofelia non è del tutto rassicurante. Forse Del Toro intende che anche Zapatero non rappresenta il futuro della Spagna. Resta comunque l'aspetto formale, che offre immagini surreali e atmosfere arcane di notevole qualità, in tal senso il regista, piccolo maestro dell'horror, gioca la carta della metafora politica, che toglie il respiro poetico ad ogni contesto, a meno di non essere Berthold Brecht." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 25 novembre 2006)

"Fatto di piccoli tocchi, grandi interpretazioni, insopportabile realismo e invenzioni fantastiche, il film riesce ad evitare sia il peso della metafora sia il lieto fine. Con ispirazione pittorica debitrice degli incubi di Francisco Goya, i luoghi diventano un inferno barocco appena illuminato dalle fantasticherie di Ofelia e le creature possono essere spaventose come l'Uomo pallido, un lemure cieco che s'infila gli occhi per vedere e inseguire le sue piccole vittime. In questa fiaba insolita la morte è sporca e vera (e come avrebbero voluto i Grimm), vincono gli Orchi." (Piera Detassis, 'Panorama', 30 novembre 2006)
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