Il corazziere

ITALIA - 1960
Urbano Marangoni, ha un unico desiderio: quello di poter indossare, come suo padre, la divisa da corazziere. Ma v'è un ostacolo insormontabile, la statura, decisamente bassa. La storia ha inizio nell'Italia del ventennio fascista, tempo in cui le divise - innumerevoli - "facevano l'uomo". Innamoratosi di Mirella, figlia di un gerarca, Urbano si sente opporre un deciso rifiuto dal padre della ragazza, per nulla disposto ad aver per genero una mezza cartuccia, per giunta riformata alla leva militare. Deluso e avvilito da mille piccole e grandi angherie, Urbano è sicuro di prendersi la sua rivincita quando la cattiva sorte lo costringe a prender parte come combattente, a tutte le guerre dell'epoca, da quella d'Africa alla campagna di Russia. Ha tutte le divise che vuole, ma non quella agognata. Le disavventure di Urbano non hanno termine con la guerra. Scambiato, il 25 luglio, per un accanito fascista, il giovanotto riesce a salvarsi grazie all'intervento del padre di Mirella, il quale ha cambiato bandiera a tempo opportuno. Riesce infine a condurre all'altare la ragazza, ma appena uscito di Chiesa, è rapito e portato al Quirinale dove gli viene affidato il compito di fare il sosia di un augusto personaggio, per ingannare i tedeschi. Per compenso, gli verrà finalmente consegnata una nomina - del tutto gratuita - a corazziere. Mutati i tempi, il racconto delle incredibili disavventure sopportate dal pover'uomo (che pretende in buona fede d'essere corazziere per davvero e chiede giustizia) fruttano a Urbano una degenza in manicomio. Ma i tempi corrono e con l'avvento della televisione, il sogno di Urbano s'avvera, sia pure in modo assai particolare. Il nostro eroe potrà finalmente indossare l'agognata divisa e calcare in capo l'elmo crinito, ma solo davanti alle telecamere, per fare la pubblicità ad una marca di formaggio da tavola.

CAST

CRITICA

"Tutto il film si svolge nell'attesa di vedere Rascel interpretare lo sketch del corazziere, uno dei cavalli di battaglia del suo repertorio d'avanspettacolo (...). Il film procede con una comicità scontata, presentando un'immagine grossolana dei gerarchi e del periodo fascista." (Anonimo, "Corriere Lombardo", 20 giugno 1961)
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