IL CONTE DI BRECHARD

ITALIA - 1938
IL CONTE DI BRECHARD
Durante la rivoluzione francese in una provincia, dove è il vastissimo feudo dei Brechard, diviene capo del Comitato di Salute Pubblica un antico servitore infedele dei conti da loro scacciato per furto. Per umiliare il suo antico padrone egli impone che il nobile sposi, entro ventiquattro ore, una ragazza del popolo. In caso contrario sarà avviato a Parigi per la ghigliottina. Il Conte finge di aderire e chiede la mano della figlia del suo nemico che è domestica al castello. In tal modo il rivoluzionario entra da padrone nel castello e amministra le rendite. E' facile al Conte persuaderlo ad accettare le ottime proposte, offerte da agenti stranieri, per impegnarsi a non coltivare e a provocare così la carestia in danno del regime di Robespierre. Quando la trattazione delittuosa è conclusa, il Conte di Brechard fa denunciare se stesso e il proprio socio. E così compie la propria vendetta. Ma la domestica, da lui sposata per scherno, vuole seguirlo sul patibolo e si fa arrestare gridando: Viva il Re. Nelle carceri di Parigi il Conte può rivedere la fanciulla, chiederle perdono e dichiararla degna di essere una contessa di Brechard. In quel momento Robespierre abbattuto dai termidoriani, viene condotto alle carceri e ferito a morte. E' la fine del terrore.
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Tratto da: TRATTO DALL'OMONIMO DRAMMA DI GIOVACCHINO FORZANO
  • Produzione: GIUSEPPE AMATO PER LA EIA/AMATO FILM
  • Distribuzione: EIA

NOTE

- SCENEGGIATURA NON ACCREDITATA: SERGIO AMIDEI.

- IL MONTATORE ERALDO DA ROMA E' ANCORA ACCREDITATO CON IL VERO NOME (ERALDO JUDICONI).

- OPERATORE ALLA MACCHINA: GABOR POGANY E FRANCESCO IZZARELLI.

CRITICA

"(...) Bonnard ha saputo dare il giusti rilievi ai personaggi, ha saputo far sentire la rivoluzione senza insanguinarne i protagonisti e le masse. Realizzando questo film, non sapeva di fare un capolavoro nè di scoprire come si suol dire, l'America. Voleva fare un bel film dignitoso, per il pubblico, e ci è riuscito. Si è servito di quanto melgio c'è sul mercato, non ha risparmiato sulle costruzioni, sull'arredamento e sui costumi, ed è riuscito nell'intento offrendo un film artisticamente non criticabile e commercialmente sicuro (...)". (A. D.B. P. "Cine Magazino", n. 46 del 15/1/1938)
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