Il bambino e il poliziotto

ITALIA - 1989
A sconvolgere la vita del giovane commissario romano Carlo Vinciguerra, arriva il piccolo Giulio, figlio di Rosanna Clerici, arrestata per spaccio di droga. Il ragazzino, rimasto solo, non intende andare in istituto. Carlo, dapprima perplesso e contrariato dall'averlo in giro per caso, ben presto si affeziona al bambino che gli si è affezionato. L'uomo organizza la propria vita in funzione del piccolo: mette in crisi colleghi, vicine di casa e anche la relazione che ha con Lucia, una sua collega, che sarebbe pronta a lasciare il marito per stare con lui. Rosanna, dal carcere, non gradisce l'affetto che suo figlio prova per Carlo, poiché ce l'ha con lui per averla arrestata. Intanto la sua posizione di accusata si fa preoccupante. Dal momento che si rifiuta di rivelare il nome dei suoi capi, per lei si profila un lungo periodo di detenzione. Carlo non se ne angustia più di tanto: ogni giorno che passa scopre di stare sempre meglio con Giulio, anche quando si ritrovano entrambi a letto con il morbillo. Una mattina, però, Giulio viene rapito dai trafficanti di droga e il commissario, disperato, mobilita uomini e macchine per trovare il bambino che a suo modo tenta di lasciare indizi per la polizia. Forse anche Rosanna, ora, inizia a voler bene a Carlo...

CAST

NOTE

- IN UNA SCENA DEL FILM ALLA TV VIENE TRASMESSO "L'ISPETTORE DERRICK".

CRITICA

"E' un film deludente scontato e noioso. Con situazioni convenzionali e prevedibilissime". ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 108, 1990).

"Verdone cerca di affrancarsi dai luoghi comuni della commedia inventandosi strade alternative: il giallorosa, il sorriso al posto della risata, il sentimento di tradizione popolare. Ci sono anche molte situazioni prevedibili e l'insieme non è così originale come l'autore vorrebbe. Ma, sorridendo, non ci si fa caso". (Francesco Mininni, "Magazine Italiano tv")

"Film [...] per famiglie, è un raccontino anemico e dilatato dove alcune gag divertenti si alternano con lasche e fiacche sequenze d'azione. Invece di affondare i denti nella realtà, la sfiora. Bene la Franceschi". (Laura e Morando Morandini, "Telesette").

"La formula ha quasi settant'anni e risale a 'Il monello' (1921), primo lungometraggio di Chaplin. Si prende un comico famoso e gli si mette accanto un bambino: se la chimica funziona, molto presto non si capirà più chi dei due è il comico e chi fa la spalla. [...] Verdone riesce a essere buffo ma non risibile in una chiave semiseria che ricorda lo stile di Jack Lemmon. Le sue aggiornatissime Romanescherie verbali meriterebbero, dopo le risate, un attento studio linguistico." (Tullio Kezich, "Panorama", gennaio 1990).
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