I ragazzi di Via Panisperna

ITALIA - 1988
Nel 1930 opera a Roma, nell'istituto di Fisica di Via Panisperna, un gruppo di giovani di grande impegno e talento - Ettore Majorana, Bruno Pontecorvo, Edoardo Amaldi, Emilio Segré - sotto la guida di Enrico Fermi, professore govanissimo anche lui e già Accademico d'Italia. Senza disdegnare di tanto in tanto qualche scherzo goliardico, costoro riescono a portare a termine il primo esperimento nucleare. E' un evento straordinario, la sfida tra due diverse concezioni della fisica, quella ufficiale e quella che ora si esprime in termini di energia non già elettrica, ma nucleare. Tra gli altri emergono, in un costante rapporto di reciproca ammirazione e diffidenza, di slanci e rancori, Enrico ed Ettore, un rapporto che si rivela e rinnova di continuo anche nella differenziazione dei metodi scientifici, essendo Enrico lo scienziato sperimentatore ed Ettore quello per così dire "puro", sempre teso ed assillato dallo stimolo di un intuito misterioso e geniale. Diversi anche come personalità e carattere - pragmatico e più disinvolto il professore, introverso l'altro ma più conscio delle conseguenze (anche terribili) che la nuova scoperta impone sul piano morale ed umano alla responsabilità degli scienziati - l'incontro-scontro fra i due è inevitabile. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, il Premio Nobel Enrico Fermi riesce a riparare con la moglie Laura (che è di religione israelita) negli Stati Uniti. Mentre il gruppo di autentiche intelligenze di Via Panisperna si disgrega (anche Pontecorvo emigra), Ettore continua nei suoi studi insegnando a Napoli, indi abbandona tutto, forse stanco e smarrito, per ritirarsi fra le zàgare e la calura della sua ricca proprietà siciliana. Poi misteriosamente scompare.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: URANIA FILM, RAI UNO ROMA, TAURUS FILM MUNCHEN
  • Distribuzione: BIM DISTRIBUZIONE (1989) - GENERAL VIDEO, SAN PAOLO AUDIOVISIVI

CRITICA

" Va scritto a grande merito di Gianni Amelio il rigore con cui ha affrontato questa storia in un film senza dubbio insolito: non una cronaca scientifica, né una sequela di incursioni universitarie sulle frontiere del mondo del sapere, alternate con beffarde goliardate. L'attenzione e l'interesse non cedono mai il passo al rigetto ed alla noia, sempre possibili in un lungometraggio con una tematica tanto impegnativa. Chiamando sempre, o quasi, per nome i suoi eroi, il regista li immerge in un clima d'epoca egregiamente intuìto e descritto, attenti ai loro studi e presto affascinati dalla nuova, clamorosa scoperta, resa possibile dalla presenza nell' équipe di intelligenze di primissimo ordine, oltre che dall'appoggio del professor Orso Maria Corbino. Nell'exploit dell'esperimento si innesta il rapporto non certo facile delle personalità così diverse di Enrico Fermi e di Ettore Majorana, fautori di due metodologie d'indagine volta a volta contrarie o convergenti, necessarie ambedue, ma implicanti anche risvolti opposti. E qui il film si fa più spesso sul piano psicologico, alternando lo sperimentalismo al fascino della ricerca pura, con aperti riferimenti a due uomini che sembravano fatti per intendersi per ricchezza di cognizioni e che pure divergono anche sul piano etico e delle responsabilità. Talché, mentre per Enrico il ruolo dello scienziato è determinato dalle proprie scoperte, per Ettore resta pur sempre sottomesso al primato della coscienza e di certi irrinunciabili valori etici ed umani.
Quanto al "mistero Majorana", il film con tocchi abili e discrete allusioni cita le varie ipotesi avanzate ormai da tanti anni: dal suicidio in mare (dal traghetto Palermo-Napoli), alla fuga all'Estero (lo scienziato aveva liquidato i suoi crediti e richiesto il passaporto), al rifugio in un chiostro di Napoli, quello in cui un domenicano assai riservato consegna, da parte di Ettore, a Fermi in ansiosa ricerca dell'ex-allievo, un fascicolo di appunti e di formule, con l'etichetta "uranio". Formule nuove e forse decisive, una specie di testamento scientifico, in favore dell'unico legatario ritenuto possibile. Finale, dunque, aperto, per un film serio, solido, mai inquinato da banalità di sorta e giocato perfino sul registro del thrilling." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 106, 1989)
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