I promessi sposi

ITALIA - 1941
I promessi sposi
La vicenda ha inizio con l'intimazione a Don Abbondio di non celebrare il matrimonio tra Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Di qui comincia la lunga serie di sventure che si accaniscono contro i due giovani promessi sposi. Dalla cerimonia del matrimonio bruscamente interrotto alla fuga dal paesello; dalla separazione di Renzo al suo faticoso cammino per le strade di Lombardia; dal rifugio di Monza al rapimento di Lucia compiuto dagli uomini dell'Innominato; dalla notte angosciosa passata da lei al castello, alla conversione dell'Innominato; dalle scene della rivolta a quelle del lazzaretto dove infine i due giovani si ritrovano e, dopo la benedizione di Padre Cristoforo, saranno finalmente uniti nel sacramento.
  • Durata: 112'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Alessandro Manzoni
  • Produzione: VALENTINO BROSIO PER LA LUX FILM
  • Distribuzione: LUX FILM - M & R, RICORDI VIDEO, DOMOVIDEO, VIVIVIDEO, SIRIO HOME VIDEO, CDE HOME VIDEO, PANARECORD - DVD: DOLMEN HOMEVIDEO (2009)

NOTE

- LA PRIMA STESURA DELLA SCENEGGIATURA FU FATTA DA UGO OJETTI, MA VENNE RIFIUTATA DAL REGISTA PERCHE' TROPPO LETTERARIA.

- GIRATO NEGLI STUDI DI CINECITTA'.

- POSITIVO NON INFIAMMABILE CONSERVATO ALLA CINETECA NAZIONALE.

CRITICA

"[...] il bel risultato è dovuto soprattutto alla estrema discrezione che Camerini ha messo nella sua opera illustrativa, preoccupato di non offendere il grande modello e insieme di dare, a un pubblico medio che non ha fatto particolari studi, e quanto ai 'Promessi sposi' è forse rimasto a una prima lettura sui banchi della scuola, una certa interpretazione cinematografica degli episodi più noti e più appariscenti del romanzo. [...] L'impresa era delle più ardue per non dire delle più delicate, ma a me sembra che Camerini e collaboratori se la siano cavata assai bene. [...] Ripeto, l'impresa era ardua (qualcuno dirà anzi disperata) e l'essersela cavata con tanta misura e buon gusto non è merito da poco. Naturalmente Camerini, così cauto e discreto per il resto, s'è un po' sbizzarrito nelle scene di massa: ha lavorato di fino intorno alla peste che si prestava benissimo a un vasto e pauroso quadro di composizione e insieme a sciogliere allegoricamente il nucleo drammatico del film, il quale finisce appunto con quella pioggia torrenziale e provvidenziale che, sollevando gli uomini dal tremendo flagello, purifica anche le loro anime. Il quadro nel suo grigio orrore gli è riuscito benissimo; forse un po' troppo fosco e gremito rispetto specialmente a quello del Manzoni, arioso e composto come un antico affresco. Lo stacco è sensibile ma non dà fastidio" (Adolfo Franci, "Illustrazione Italiana", 1, 4 gennaio 1942)
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