I dolci inganni

ITALIA, FRANCIA - 1960
Francesca ha 16 anni e ha una vita molto libera tra la scuola le amiche e i ragazzi che le fanno la corte. Quando conosce Enrico, un architetto che ha 20 anni più di lei, se ne innamora e crede che il loro sentimento possa superare qualsiasi ostacolo. Una mattina, di ritorno da scuola, accompagna sua madre in giro. L'incontro con un giovane ex amante della madre, che trascina le due nel salotto di una principessa innamorata di lui, stuzzica la fantasia di Francesca. Quella sera stessa, va a trovare Enrico, impegnato nel restauro di una villa fuori città e decide di abbandonarsi ai suoi sentimenti. Soltanto dopo capirà finalmente di essere stata soltanto un passatempo per l'architetto...

CAST

NOTE

- E' IL FILM CHE LANCIO' CATHERINE SPAAK.

- IL FILM FU SEQUESTRATO DALLA PROCURA A MILANO IL 26 NOVEMBRE 1960 E IL REGISTA VENNE INCRIMINATO. RIMESSO IN CIRCOLAZIONE AD APRILE CON UN TAGLIO DI 300 M., FU POI DISTRIBUITO NELLA SUA VERSIONE INTEGRALE NEL 1963 DOPO IL PROSCIOGLIMENTO DI LATTUADA.

- NEI TITOLI DI TESTA APPARE IL NOME DI CLAUDIO GORA, MA IL SUO RUOLO FU TAGLIATO NEL MONTAGGIO DEFINITIVO.

- REVISIONE MINISTERIALE NOVEMBRE 1998.

CRITICA

"Lattuada s'era evidentemente proposto di creare una particolare atmosfera, di guidare gli attori secondo uno stile rigido e preciso, di affrontare l'analisi psicologica di alcuni personaggi-tipo dei nostri giorni. Malgrado l'impegno del regista il lavoro non è completamente riuscito e denuncia alcune deficienze, soprattutto per la mancanza di unità nello stile. Degna di rilievo la fotografia, suggestivo in vari punti il commento musicale." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 48, 1960)

"Il maggior punto d'interesse (...) è di carattere negativo. Vogliamo alludere all'influenza (...) controproducente che su questo film ha avuto il successo (...) di 'La dolce vita'. Sulla scia di esso, infatti, Lattuada si è lasciato fuorviare dal tema principale (...) per cercare di ripetere (...) il grande affresco felliniano (...). Del film, di conseguenza, finisce per salvarsi ben poco. Il personaggio della rgazza: soprattutto grazie alla spontanea recitazione della Spaak. (...) Per questo motivo rimane soltanto una splendida occasione mancata: e una bellissima occasione perché il tema originale e le innate qualità dell'attrice, potevano consentire (...) risultati (...) di maggiore consistenza sul piano artistico". (Anonimo, 'Nuovo Spettatore Cinematografico', 17, novembre 1960)
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