Ho ucciso Napoleone

ITALIA - 2015
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Ho ucciso Napoleone
Nel giro di ventiquattrore la vita di Anita, single e brillante manager in carriera, viene spazzata via da un uragano di guai. Il lavoro, l'amore, il futuro, tutto in macerie nel giro di un giorno. Anita si ritrova seduta sull'altalena di un parco giochi licenziata in tronco e incinta del suo capo, suo amante clandestino, sposato e padre di famiglia. Ma Anita è come un sofficino congelato, per conservarsi si è fatta fredda, glaciale. Senza scendere a compromessi, pretende che tutto torni come prima, il suo lavoro, la sua vita, la sua libertà di single senza figli. E perché questo accada è necessario ordire un piano di vendetta raffinata e senza scrupoli. Ma a volte accade che anche il piano perfetto vacilli di fronte all'imprevisto, soprattutto se l'imprevisto ha le sembianze di un timido e goffo avvocato di nome Biagio. Nel frattempo Anita cresce, la sua pancia cresce e cresce dentro di lei la capacità di aprirsi al mondo e scongelare il sofficino che ha messo al posto del cuore. Quando la sua bambina nascerà, Anita sarà una persona diversa.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: ANGELO BARBAGALLO PER BIBI FILM, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 26 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Dopo il consueto apprendistato nei corti, Giorgia Farina esordisce nel 2013 con Amiche da morire, commedia degli equivoci e dell’intrigo incentrata sul rovesciamento dei ruoli e della vendetta. Era evidentemente la spia di una predilezione, perché su questo versante si muove anche il suo secondo film, Ho ucciso Napoleone, girato a distanza insolitamente breve nel panorama italiano (un merito?). I punti di contatto sono indubbi, perché il copione ruota intorno a 24 ore della vita di Anita, brillante manager in carriera, la cui vita viene all’improvviso travolta da una serie di guai: licenziata in tronco subito dopo la sospirata promozione, apprende di essere incinta del proprio diretto superiore, sposato e padre di famiglia. Da quel momento però Anita decide che tutto deve tornare come prima, e secondo quello che lei deciderà… I punti di contatto con l’opera prima vanno avanti in modo sempre più esile, fino a quando non appare evidente che il personaggio Anita è destinato a soverchiare con la propria invadenza fisica e caratteriale tutte le altre (e i pochi altri). Il disegno di “Anita” assume su di se una sintesi sempre più accentuata di quello che caratterizza una donna di oggi: “E’ dark, molto dark, è cattiva, cattivissima, una diavolessa, un satanasso, detesta gli uomini”, dicono all’unisono Farina e Ramazzotti. La seconda costruisce corpo e mente di Anita, la prima la proietta sul contesto gelido e metallico della sede centrale di una industria farmaceutica. Tutto è asciutto, privato di riferimenti geografici o logistici. La regista appare rivolta a costruire uno scontro tra Anita e il resto del mondo. La frase finale di lei (Io non sembro così, io sono cosi) ha il sapore di una fuga dalle responsabilità narrative. Sospetto confermato subito dopo dal sottofinale collocato per prudenza lungo i titoli di coda (quanti lo vedranno?) dove il personaggio Biagio da complice diventa a sua volta protagonista. C’è un dislivello etico che non torna nella sceneggiatura, e la regia fin troppo spavalda e sovraccarica di rabbia ne accentua certa eccessività. A Farina serve un miglior controllo della propria, notevole vitalità espressiva. Detto di Michaela Ramazzotti (una Anita alla She-Devil), il cast è certamente solido e coerente (Libero Di Rienzo, Adriano Giannini, Iaia Forte, Elena Sofia Ricci, Thony), ciascuno coinvolto a vario titolo nel girotondo dei doppio giochi e delle vendette.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON CREDIT AGRICOLE VITA SPA E E CON PATRIZIO SRL (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT).

- DANIELA TARTARI È STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2015 COME MIGLIOR ACCONCIATRICE.

CRITICA

"Strizzata nel tailleur da donna manager, salda sui tacchi vertiginosi delle scarpe fetish, pettinata come la strega di Biancaneve, Micaela Ramazzotti, nei panni della vendicatrice Anita, conduce la danza macabra di 'Ho ucciso Napoleone', commedia nera con risate, diretta da Giorgia Farina (...) ancora una volta, la solidarietà tra donne vince su tutto. Senza quella, nessun tacco 12 potrà mai avere la meglio in un mondo di uomini pavidi, scialbi, arrivisti." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 26 marzo 2015)

"Il secondo lungo di Giorgia Farina ricalca l'essenza del primo, 'Amiche da morire', ove già comparivano sorte di 'Kill Bill' denoantri. Se l'intreccio è valido e a suo modo sapiente, la scrittura si aggroviglia sui personaggi, specie sul mutante e poco plausibile Libero De Rienzo, fornendo una commedia altalenante che dopo un discreto inizio si tinge di prevedibilità, più per 'meccanismo' che per contenuti. Ramazzotti, ancora incinta, buca lo schermo di consueta bravura." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 26 marzo 2015)

"Dopo il brillante esordio con 'Amiche da morire', Giorgia Farina si conferma regista ricca di talento, anche cimentandosi con un genere difficile come il grottesco. E Micaela Ramazzotti, di essere una delle migliori attrici italiane." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 26 marzo 2015)

"(...) una commedia complicata, confusa tra parodia e stilismo, con un pasticcio di personaggi e intrighi per fare Wertmüller o totoismo elegante. Ci sono gli attori, non le persone, come succede spesso nello sketch per il cinema travestito da film che da gennaio a maggio, implacabilmente, va in sala con implacabile conformità alla inattaccabile mediocrità dei risultati. Né meglio né peggio qui, dalla regista del tutto-donne 'Amiche da morire'." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 27 marzo 2015)

"Giorgia Farina (...) ha realizzato (...) per il grande schermo «Amiche da morire», un film interessante, inconsueto, in cui, attenta alla definizione dei personaggi, coniugava i tempi, i canoni della commedia di costume con quelli del giallo. E insolita appare anche la sua nuova «fatica», 'Ho ucciso Napoleone', di cui ha scritto con altri il soggetto e la sceneggiatura e in cui con disinvoltura passa dai toni della commedia a quelli del thriller, sfiorando quelli del dramma. Fra personaggi piuttosto stereotipati (...). In questo racconto, diviso in due parti (descrizione di un ambiente, dei personaggi che vi operano e di una vendetta), dalle svolte narrative non sempre chiare e con un finale abbastanza insensato, Giorgia Farina conferma la sua propensione per l'universo femminile (...). Un universo tratteggiato con incostante incisività, avanzando notazioni (alcune poco convenzionali) sui problemi delle donne che lavorano, sulla sfera degli affetti e sulla famiglia come istituzione e non mancando di dare indubbio risalto alla irresponsabilità dei maschi, alla meschinità dei loro comportamenti. Nonostante alcuni punti deboli, alcune forzature, Giorgia Farina ha firmato comunque con 'Ho ucciso Napoleone' (titolo non poco allusivo) una commedia diversa, ha ignorato le ritrite situazioni e gli abusati personaggi della commedia leggera italiana, grazie al ruolo centrale affidato a un nuovo personaggio femminile(...)." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 1 aprile 2015)
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