Hannah

ITALIA, BELGIO, FRANCIA - 2017
3,5/5
Hannah
La routine a cui Hannah cerca disperatamente di aggrapparsi, tra lavoro, corsi di teatro e piscina, va in pezzi all'indomani dell'arresto del marito. Perché è stato incarcerato? Perché la donna si nasconde dai vicini? Perché suo figlio non vuole avere niente a che fare con lei e le impedisce di vedere il nipote? Gli indizi per rispondere a questi dilemmi sono lì, nascosti nei silenzi e disseminati tra le pieghe di un dolore inespresso, ma le risposte sono in realtà del tutto marginali. Al centro di ogni scena c'è Hannah: il suo mondo interiore esplorato senza giudizi morali, un crollo che traspare con inquietante compostezza dai gesti, dagli sguardi, dai brevi momenti di cedimento.
  • Altri titoli:
    The Whale
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ANDREA STUCOVITZ, JOHN ENGEL, CLÉMENT DUBOIN PER PARTNER MEDIA INVESTMENT, LEFT FIELD VENTURES, GOOD FORTUNE FILMS, CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON TO BE CONTINUED
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES (2018)
  • Data uscita 15 Febbraio 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Una balena spiaggiata. Hannah, donna in là con gli anni, decide di andarla a vedere prima che la carcassa venga rimossa da lì. È in quello sguardo, in quella immagine-riflesso il senso del nuovo film di Andrea Pallaoro, che dopo l’esordio con Medeas (Venezia – Orizzonti, nel 2013), ha trovato stavolta il Concorso principale dell’ultima Mostra di Venezia.

Il regista trentino, ormai da tempo residente in America, pensa, scrive e dirige un film che è Charlotte Rampling, alla quale non chiede semplicemente di interpretare un personaggio, ma di farsi ella stessa film: Hannah è in ogni singola inquadratura, ogni suo respiro è quello che determina il battito emotivo della narrazione, del racconto.

Che è essenziale, minimale: in seguito all’arresto del marito, Hannah – che sembra non riuscire ad accettare la realtà che la circonda – rimane sola. Prova a condurre la vita di sempre, dal lavoro (le pulizie in una casa dove allo stesso tempo deve accudire un giovane cieco) alle prove di recitazione con il gruppo teatrale, passando per il nuoto libero e la voglia (non corrisposta) di tenere in piedi il legame con la famiglia del figlio.

È in atto un lento, graduale crollo emotivo e psicologico: quello che interessa a Pallaoro è provare a mettere a confronto questo sgretolamento privato con le relazioni umane e le pressioni sociali. Uno spaesamento, quello della protagonista, che il regista riesce a inquadrare con una messa in scena di grande rigore, lasciando spesso in fuori campo le voci e le situazioni circostanti, affidandosi a molti long take e a continue trasfocate.

Non ha bisogno di chissà quali parole, o superflue spiegazioni, il film: Pallaoro ama la sua Hannah in maniera incondizionata e non fa nulla per nascondere di volerla seguire, accompagnare, tenerle la mano, fin quando è possibile.

Per non lasciarla sola in questa solitudine così dolorosa. E Charlotte Rampling (Coppa Volpi a Venezia 74), al solito, si concede anima e corpo (letteralmente) in maniera straordinaria. Senza filtri, immensa.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: EURIMAGES-COUNCIL OF EUROPE, MIBACT-DIREZIONE GENERALE CINEMA, REGIONE LAZIO-POR FESR LAZIO 2014-2020, PROGETTO COFINANZIATO DALL'UNIONE EUROPEA, REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO, THE FILM AND AUDIO-VISUAL CENTER OF WALLONIE-BRUXELLES FEDERATION, THE TAX SHELTER OF BELGIAN FEDERAL GOVERNMENT, CASA KAFKA PICTURES EMPOWERED BY BELFIUS; IN ASSOCIAZIONE CON SOLO FIVE PRODUCTIONS, LORAND ENTERTAINMENT, TAKE FIVE, TF1 STUDIO, JOUR 2 FÊTE.

- COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE ATTRICE A CHARLOTTE RAMPLING ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017).

CRITICA

"(...) 'Hannah' di Andrea Pallaoro (...) vorrebbe essere tutto costruito sulla forza carismatica della sua interprete, Charlotte Rampling. In scena dall'inizio alla fine del film, scrutata dall'obbiettivo in ogni suo movimento ed espressione, senza nemmeno lo schermo dell'intimità (...) il pubblico può solo intuire le ragioni di tanto ostracismo (...) mentre segue giorno dopo giorno il suo calvario. Per raccontare un tormento così assoluto, il regista si affida a uno stile altrettanto incombente: pochissimi movimenti di macchina, lunghe inquadrature fisse, come per dar forma al vuoto e al silenzio che imprigionano Hannah. In questo modo finisce però per soffocare la sua protagonista, schiacciata da una scelta di stile che finisce per sovrastare ogni cosa, anche l'umanità di una Rampling da Coppa Volpi." (Paolo Mereghetti , 'Corriere della Sera', 9 settembre 2017)

"Il cuore del racconto è (...) il mondo interiore della protagonista, la sua disperazione, il suo doloroso fare i conti con se stessa mentre il mondo lì fuori sembra accanirsi contro di lei, portatrice di una 'colpa' che il pubblico può solo intuire. Una scelta radicale quella del regista, che se da una parte, con il suo silenzio sul reato, alimenta il mistero che avvolge Hannah, dall'altra rischia di diventare il vero centro del film, dove il 'non detto', il crimine mai rivelato, prevalgono anche sulle emozioni messe in scena dalla Rampling, impegnata a dialogare soprattutto con gli spazi all'interno dei quali si muove senza troppi contatti con altri esseri umani." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 9 settembre 2017)

"(...) Pallaoro lascia a noi la decisione, quasi chiedendoci come al personaggio di assumere un punto di vista che non deve essere per forza empatico. La sua sfida, che comincia dalla scelta di girare in 35 millimetri, è raccontare con la regia, e per questo si affida all'attrice, Rampling, che lo asseconda in piena complicità: è il suo corpo, messo a nudo, il terreno di una battaglia esistenziale, dello scontro tra la rimozione e l'evidenza, tra il rifiuto della responsabilità e il peso insopportabile della sua assunzione. Ne seguiamo le incertezze, le fantasie, le paure, i brevi istanti di sollievo. Scrutiamo dentro a qualcosa che fa paura. Rampling (...) anche solo intravedere, perché le «vittime», o presunte tali, del marito non le vediamo mai, rimangono invisibili, presenze disegnate dall'esterno, dal rifiuto che circonda Hannah marchiata quasi come un'appestata. Il movimento narrativo sono i suoi passi che disegnano un mondo esterno impalpabile e lontano, un rimosso che la schiaccia pesante come la balena spiaggiata davanti ai suoi occhi. Non ci sono però «trucchi» emotivi, la tensione è nello scollamento tra la donna e ciò che la circonda, è geometria di spazi, tempo, senza giustificazioni in quello che appare, anche quando imperfetto, un vero progetto di cinema." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 9 settembre 2017)

"(...) è un ritratto di donna cucito addosso a Charlotte Rampling, sempre al centro della scena, ma più corpo e volto che interprete, spesso in primo piano, afflitta, in un momento nuda davanti alla macchina da presa. (...) Il procedere ellittico della storia lascia intravedere solo poco a poco cosa c'è dietro, fino a creare una suspense raggelata. Dopo il potente 'Medeas' (...) il regista (...) si concentra su pochissime azioni ripetitive, puntando quasi al tour de force registico, fino all'esercizio di stile. Alcune tappe sono quasi topoi del cinema d'autore (...), ma la concentrazione della messa in scena raggiunge nonostante tutto una sua forza, con un finale in cui stile ed emozione finalmente viaggiano insieme. Se metterà da parte la voglia di dimostrare quanto è bravo (e sì, è bravo) e si aprirà un po' più al mondo, Pallaoro potrà diventare un regista di grande livello." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 9 settembre 2017)

"L'innata eleganza e la rara capacità di mettere la propria interiorità al servizio di personaggi difficili, spesso controversi se non ambigui, hanno fatto di Charlotte Rampling un'attrice unica. Non sarebbe stato sufficiente il talento o il mestiere per dare vita e credibilità alla protagonista di 'Hannah' (...). Pallaoro, con l'inflessibilità dei giovani cineasti, racconta il dolore che strazia l'esistenza della donna attraverso lunghe inquadrature afasiche e pedinamenti ossessivi con l'intento di fare partecipe lo spettatore del suo disorientamento ma, a conti fatti, è solo la recitazione di Charlotte Rampling a rendere sensoriale il dolore di Hannah. I silenzi. I segreti, le rarefazioni avrebbero perso senso in assenza di un corpo che occupa lo schermo rifrangendo tutte le ferite di un'anima intimamente offesa ma decisa a sopravvivere." (Andrea Martini, 'Nazione-Carlino-Giorno', 9 settembre 2017)

"Nemmeno Charlotte Rampling riesce a rendere il film tollerabile vista la scelta del giovane regista di dilatare oltre la soglia di sopportazione i tanti momenti morti arrivando a un finale di rara piattezza." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 9 settembre 2017)
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