Grand Central

FRANCIA - 2013
2/5
Grand Central
Dopo vari lavori saltuari, il giovane edinamico Gary viene assunto in una centrale nucleare. Vicino ai potenti reattori, il ragazzo ha finalmente trovato ciò che cercava: il denaro, una squadra e una famiglia. Ben presto, però, un amore impossibile e il costante contatto con le radiazioni si riveleranno una minaccia...
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: LES FILMS VELVET IN COPRODUZIONE CON FRANCE 3 CINÉMA, RHÔNE-ALPES CINÉMA, KGP KRANZELBINDER GABRIELE PRODUCTION

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Senza patria, senza famiglia e senza soldi, Gary (Tahar Rahim) becca in un colpo solo tutte e tre quando trova lavoro presso una delle più grandi centrali nucleari della Francia. E' un incarico pericoloso ma lui non se ne cura, allettato dalle possibilità di guadagno e dall'ingresso nella comunità di operai che si è formata attorno all'impianto. Lì può sentirsi amato e protetto, circondato da veri amici, ma il ragazzo rischia un'altra volta di rovinare tutto iniziando una relazione clandestina con la giovane compagna (Lea Seydoux) di un collega.
Affascinante lo spunto di Grand central, scritto e diretto da Rebecca Zlotowski e in gara in un Certain Regard. Raramente il cinema ha raccontato i blue collar del nucleare, lo stress e la solidarietà sperimentata da chi lavora a stretto contatto con il pericolo.
Peccato che il film preferisca sviluppare un soggetto inedito e interessante in modo decisamente convenzionale: da una parte privilegia il precariato amoroso su quello radioattivo, dall'altra banalizza l'atipico cote operaio riallacciandolo all'antico motivo dello straniero, minaccia per la comunità ancor più del nucleare.
Non aiuta nemmeno l'indecisione in regia tra un realismo etnografico e un simbolismo d'accatto (l'ingresso nella "selva oscura" di Rahim e la Seydoux dice tutto) né il cast, buono e ottimamente sprecato: a partire dal veterano Olivier Gourmet, sembrano capitati tutti nel posto sbagliato. E la centrale non c'entra.

NOTE

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI CANNES (2013) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

CRITICA

"Una storia come questa - per certi versi un'elegia amorosa piuttosto banale, soprattutto quando accompagnata da una fotografia e una musica anche didascaliche - ha la sua ricchezza maggiore nel contesto, come spesso accade. Con il procedere degli incontri clandestini tra Gary e Karole scopriamo via via i legami e i nervi dei tanti personaggi di questo microcosmo. L'amore e il sesso sono raccontati in maniera ripetitiva, e non a caso. Peccato per la scelta di un epilogo confuso e manierato. Gary è l'algerino Tahar Rahim, star indiscussa di questi primi giorni di festival (l'abbiamo visto nel film di Farhadi 'Il passato', in concorso); Karole è la splendida Léa Seydowc." (Mattia Pasquini, 'L'Unità', 19 maggio 2013)
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