Gothika

USA - 2003
Gothika
La dottoressa Miranda Grey viene accusata dell'omicidio di suo marito, direttore del Woodward Penitentiary for Women, dove anche lei lavora come psichiatra criminale. Lei non ricorda di aver commesso il crimine di cui è accusata e man mano che cerca di scoprire la verità e guadagnare la libertà viene ostacolata da un misterioso spirito vendicativo...
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: TECHNICOLOR
  • Produzione: DARK CASTLE ENTERTAINMENT, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, WARNER BROS.
  • Distribuzione: COLUMBIA TRISTAR FILMS ITALIA (2004)
  • Data uscita 19 Marzo 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Monteleone

Nel cinema di oggi è difficile trovare un thriller-horror che convinca fino all’epilogo. Purtroppo anche il primo film americano del francese Mathieu Kassovitz non fa eccezione, come il suo precedente successo d’Oltralpe, cioè I fiumi di porpora. Eppure Kassovitz sa girare bene, ed essendo anche attore sa dirigere i colleghi. Gothika, angoscioso e claustrofobico come richiedeva la sceneggiatura, riesce in due o tre scene a colpire lo spettatore a tradimento. Ma ha il difetto di mettere troppa carne al fuoco (maniaci, psichiatria, presenze soprannaturali, tatuaggi e archetipi religiosi, “snuff-movies”, gialli con delitto). E non tutta di prima scelta, con l’effetto deja-vu di un collage di elementi di molti film del genere: The Ring, Il sesto senso, The Cell, Le verità nascoste, Echi mortali, Cape Fear, Allucinazione perversa, Shining e perfino L’esorcista (la scritta che si forma sul corpo). Ormai si è giunti all’inflazione di morti ammazzati o suicidi che – divenuti “ghost”- appaiono ai vivi e li usano per vendicarsi, o li tormentano con avvertimenti dall’aldilà. Qui Kassovitz procede su un ambiguo binario allucinatorio/metafisico. E sfocia in una catartica, ‘fiammeggiante’ punizione di orrendi crimini, lasciando però confusione riguardo l’accusa alla protagonista. E aggiunge un inutile sottofinale (lo spettro del ragazzino scomparso, magari per Gothika 2). La situazione che il film rende al meglio è quella, hitchcockiana, della dottoressa ‘posseduta’ (Halle Berry), che si ritrova suo malgrado dall’altra parte. Cioè nell’inferno delle detenute mentalmente disturbate, dove la donna razionale patisce con ingiusto ma necessario contrappasso le pene di altre donne – pazze o meno – che non vengono credute. Come la reclusa (Penélope Cruz) resa folle dall’impotenza a fidarsi dei “normali”. Ma lucida sul fatto che il suo misterioso violentatore può avere solo il suo corpo, non l’anima. E’ lei a confessarlo alla psicologa che è scesa al suo livello nella “fossa dei serpenti” (vedi l’omonimo classico “manicomiale” di Anatole Litvak, 1948). L’idea del tatuaggio che raffigura “l’anima sola” femminile, avvolta dalle fiamme del Purgatorio, è interessante. Però rientra in una tendenza del cinema horror degli ultimi 30 anni: contaminare l’iconografia sacra e religiosa con storie macabre e delittuose. Il delirio sanguinario di serial-killer e sette occulte si riflette nel delirio e il fanatismo blasfemi. La cronaca nera, specie dagli Stati Uniti, non fa che alimentare il pericoloso connubio. Ciò che suscita più orrore, in Gothika, è il fatto che chi incarna il Male si paragoni più volte a Dio. Sentendosi onnipotente nell’infernale scempio di innocenti inermi.

CRITICA

"Siamo di fronte a un film dalle componenti sopranazionali: soggettista spagnolo (Sebastian Gutierrez), regista francese (Mathieu Kassovitz), interpreti americani (ma c'è anche l'indemoniata Penélope Cruz, che come dimostra 'Non ti muovere' attraversa un gran momento), scenografo australiano (Graham 'Grace' Walker un genio), operatore canadese (Matthew Libatique). Il risultato è un thriller cupo e suggestivo, che concilia le spiegazioni logiche di una trama nera con i fantasmi assunti come realtà. Tra un tentativo e una fuga riuscita, la bravissima Halle Berry si scatena in ogni sorta di acrobazie atletiche e recitative; e invece Robert Downey jr riesce convincente solo fino al punto in cui è legittimo sospettare che il vero colpevole sia lui." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004)

"Un po' di Hitchcock, molto 'Le verità nascoste', qualcosa di 'Ring' ma soprattutto Kassovitz vende l'anima a Hollywood . Criticare una sceneggiatura di un film Dark Castle è un esercizio inutile. Sono sempre orribili. Quello che speravamo era che il francese recuperasse con la cinepresa. Prove scialbe anche per Penélope Cruz, imbarazzante nel ruolo di una paziente della Berry, e per il riabilitato Robert Downey jr. collega marpione della protagonista. Jerry Lewis sarebbe stato più credibile come psicanalista. Il cinema di serie B ha un senso. Il cinema di serie Z fatto da budget (40 milioni di dollari) e artisti di serie A è insultante. Kassovitz il prossimo film lo fa in Europa. Meglio così." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 marzo 2004)

"Se l'inizio non è male, il tutto scivola rapidamente verso l'horror-thriller di serie B confezionato con una desolante penuria di originalità. Come dire: lotta disperata dell'eroina contro l'incredulità di chi la circonda, improbabile fuga dal manicomio, indagini e false piste fino alla risoluzione finale, che un montaggio tagliato a gran colpi d'accetta rende poco comprensibile. Man mano che l'azione procede la delusione aumenta. Kassovitz, già poco brillante nei 'Fiumi di porpora', rinuncia a qualsiasi ambizione, si limita a una regia al primo grado e sottoutilizza brutalmente Halle." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 marzo 2004)
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