Gone Baby Gone

USA - 2007
Gone Baby Gone
Patrick Kenzie e Angela Gennaro sono due detective chiamati ad investigare sulla scomparsa della piccola Amanda McCready, una bimba di quattro anni che vive nel disagiato quartiere di Dorchester, a Boston, abitato prevalentemente da malviventi e spacciatori. Per risolvere il caso, i due rischieranno non solo la vita, ma metteranno a dura prova anche la loro relazione soprattutto perché costretti a fare i conti con un grave dilemma morale.
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - DE LUXE
  • Tratto da: romanzo 'La casa buia' di Dennis Lehane, Piemme ed.
  • Produzione: BEN AFFLECK, SEAN BAILEY, ALAN LADD JR., DANTON RISSNER, CHAY CARTER PER MIRAMAX FILMS, THE LADD COMPANY, LIVEPLANET
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 4 Aprile 2008

RECENSIONE

di Boris Sollazzo

Sbagliare è umano, ma spesso e volentieri è anche giusto. Ecco la filosofia di Dennis Lehane, quello che rende la sua opera letteraria palpitante e geniale. Autore di Mystic River, portato al cinema splendidamente da Clint Eastwood, ora viene riadattato ancora sul grande schermo grazie a Ben Affleck, che ha scelto, per l’esordio alla regia, una prova quasi impossibile, il suo Gone Baby Gone. Una storia di due giovani detective privati – Casey Affleck e Michelle Monaghan, troppo puliti ed educati per essere noir- la coppia “storica” di Lehane, nella vita e nel lavoro, Pat Kenzie e Angie Gennaro. Malvolentieri accettano di partecipare alle indagini sulla scomparsa di Amanda, 4 anni e un sorriso adorabile. L’unica cosa bella di un quartiere devastato e di una famiglia che definire disfunzionale è un umoristico eufemismo. Zio ex alcolista, zia bacchettona, madre tossica e che trasporta droga per arrotondare. Una storia brutta e dolorosa fin dall’inizio. Quello che i due giovani (appassionati nel libro, freddi nel film) non sanno, è che è solo l’inizio: il fango in cui nuoteranno schizzerà ovunque, il pozzo in cui cadranno sarà troppo buio e sporco per essere sopportabile. La vittima è una, i carnefici sono tutti gli altri e se (e quando) sono buoni o cattivi lo decidiamo noi, scoprendo di avere, forse, una morale più fragile e disastrata della loro. C’è troppo in una vicenda così: pedofilia, disagio, corruzione pubblica e privata, ipocrisia, codici etici paralleli e distorti. I reati che vediamo compiere- appropriazione indebita, consumo di droga, assassini, abuso di potere, sequestro- finiscono per essere più comprensibili e accettabili della vita “normale”. Affleck, sceneggiatore da Oscar e attore da Razzie, si trova davanti un libro straordinario (in Italia pubblicato, come tutto Lehane, da Piemme) di uno scrittore sopraffino: poteva crollare miseramente e invece tiene botta, mostra una regia umile e matura, dialoghi buoni e un’ottima scelta e direzione degli attori (Ed Harris su tutti, Morgan Freeman d’ordinanza). E se non è all’altezza del nuovo maestro del thriller, sa comunque regalare un’opera vibrante e dolorosa. Talmente tanto che la tragica casualità e somiglianza con la vicenda della piccola Madeleine McCann (bimba inglese scomparsa in Spagna, sospettata la bellissima mamma) ne ha rinviato l’uscita in Italia, la rende incerta nel Regno Unito (per ora è prevista a giugno 2008), ha sconvolto la Spagna uscendo pochi giorni prima della tragedia. La realtà fa male.

NOTE

- AMY RYAN E' STATA CANDIDATA ALL'OSCAR 2008 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Primo film diretto dall'attore Ben Affleck; gran thriller, eccellente riuscita, tratto dal romanzo 'La casa buia' di Dennis Lehane, l'autore di 'Mystic River'. (...) Cocaina, paura, infinita stanchezza, senso di vanità, bar oscuri, brutti scontri, gente infida, pacchetti di dollari: e la volontà indomita di andare avanti e rendersi utili, pur conoscendo la bruttura del mondo in cui si vive. Ogni giorno, negli Stati Uniti, scompaiono 2000 bambini: sfruttati, violentati, uccisi, amati come figli propri, senza più nome, perduti." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 4 aprile 2008)

"Attore punito dal pregiudizio, Affleck presenta un'opera indimenticabile, le cui suggestioni ricordano 'Mystic River': l'autore del romanzo è lo stesso: Dennis Lehane. Asciutto, mai compiaciuto, 'Gone Baby Gone' è forse la più bella sorpresa dell'anno. Chapeau!" (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 4 aprile 2008)

"Primo film diretto da Ben Affleck e interpretato dal fratello Casey, ottima scelta nepotista, bravo e sensibile com'è nel restituire pene e dubbi di un giovane investigatore che cerca a Boston una bimba scomparsa: (...) Buon debutto, psicosomaticamente diverso dall'immagine di Affleck, che tratta del problema della maternità, sia naturale o artificiale. Vista già nel film di Lumet, Amy Ryan, madre tossica, non si dimentica: un'ultima scena di essenziale malinconia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 4 aprile 2008)

"Sarà perché Affleck è cresciuto in quello stesso quartiere, ma 'Gone Baby Gone' si caratterizza per il particolare realismo degli ambienti e delle tipologie umane. Pur inferiore al modello eastwoodiano, il risultato è apprezzabile; salvo, poi, scivolare in un accumulo di finali che compromette un po' l'insieme. Casey Affleck, il fratello di Ben, presta la sua intensa fragilità al personaggio di Patrick Kenzie, che dovremmo rivedere presto in un film diretto da Scorsese." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 4 aprile 2008)

"Ben sa come dirigere gli attori, da Amy Ryan perfetta madre svaporata a Morgan Freeman capo della sezione di polizia che deve occuparsi del caso e a sua volta ha perso una figlia ragazzina, poi Ed Harris e John Ashton che indagano e tutta una serie di figure da sottobosco che crea disagio nel suo essere crudo e realistico. Solo la sceneggiatura scritta dallo stesso Affleck con Aaron Stockard sembra troppo indulgente nel mantenere alcuni sottotesti che rischiano di appesantire il film nella seconda parte. 'Gone Baby Gone' rimane comunque uno dei lavori più interessanti del momento proprio per il suo gusto amarissimo." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 4 aprile 2008)

"È dura esordire adattando un romanzo di Dennis Lehane ('La casa buia', Piemme), già autore del 'Mystic River' diretto da Clint Eastwood. 'Protetto' dal gran cast e da un copione a orologeria (ma che brutte musiche), Affleck si concentra sugli attori e sul timing senza troppi guizzi ma con molto rigore. A chi appartengono davvero i figli, è giusto dedicarsi all'infanzia trascurando gli adulti, una buona causa giustifica l'abuso di potere? Il film non vola altissimo, ma si esce scossi e pensosi. Non è poco." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 aprile 2008)
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