Gli amori folli

Les herbes folles

FRANCIA, ITALIA - 2009
4/5
Gli amori folli
Marguerite viene scippata della borsa. Il ladro butta il contenuto in un parcheggio. Georges lo raccoglie. Il destino farà il resto.
  • Altri titoli:
    Wild Grass
    Il caso, il destino e l'amore
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, SCOPE, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo "L'incident" di Christian Gailly
  • Produzione: F COMME FILM, FRANCE 2 CINÉMA, CANAL+, STUDIO CANAL, BIM, CNC
  • Distribuzione: BIM (2010)
  • Data uscita 30 Aprile 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
87 anni e non sentirli, ma farli vedere: giovani. Applausi e risate in platea, misunderstanding e nonsense sullo schermo: sono Les herbes folles (Gli amori folli, scelto dal coproduttore e distributore Bim è ammiccante ma infedele traduzione) del maestro Alain Resnais, che insegue tra gli uomini - e le donne! - l'istinto dell'erba che nasce nel cemento. Reduce da Cannes 2009, interpretata dai feticci Sabine Azéma, con rossi ricci a go-go, e André Dussollier, supportati da Mathieu Amalric ed Emmanuelle Devos, una commedia bizzarra più che sentimentale, impietosa più che romantica, che ci ricorda vizi, debolezze e ansie (da prestazione) dell'animale sociale che siamo, pervicacemente attaccato al caso e alla conoscenza del caso.La storia? Innescata da un furto, che variamente e vanamente si cercherà di risarcire: a una dentista (Azéma) rubano la borsa, il portafoglio lo trova un uomo un po' rintronato (Dussollier), che fa di tutto per incontrarla, a tal punto da beccarsi una denuncia, ma chi di indifferenza ferisce, di sofferenza perisce… Follia, fantasia, apparenze più vere del reale, per un divertissement frizzante, libero e frammentario come il discorso "amoroso" vuole. Chapeau!

NOTE

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"Applausi, risate, alla fine una standing ovation: Alain Resnais, 87 anni, riporta il cinema francese alla ribalta del concorso con 'Herbes Folles', una commedia sospesa tra poesia e assurdo, interpretata dagli attori-feticcio del maestro Sabine Azéma con immensa testa di ricci e André Dussolier, ai quali si aggiunge il carismatico Mathieu Amalric. La storia comincia quando a una dentista rubano la borsa e il portafoglio viene trovato da un uomo un po' bizzarro, che fa di tutto per incontrarla. Una concatenazione di eventi, dominati dalla casualità, darà luogo a sorprese, equivoci, errori." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 21 maggio 2009)

"Viene in mente Manoel De Oliveira con Michel Piccoli a caccia di Bulle Ogier in 'Belle Toujours'. Come nel film di Alain Cavalier, anche lui affascinato dagli scherzi di memoria, la voce fuori campo del protagonista ci accompagna, ci indica le più insignificanti cose che si animano, spiritelli beffardi, segni di qualcosa che accadrà. Tutt'altro che sentimentale, caustico e impietoso, con Sabine Azéma, capelli rossi elettrici, che dopo aver denunciato il corteggiatore alla polizia, lo insegue, e bypassa perfino moglie (bella e giovane) e figli pur di rivedere il misterioso signore che pretende un po' di riconoscenza. Che qualcuno ascolti le sue storie, le sue bizzarrie, le sue folli fantasie. Se lo merita." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 21 maggio 2009)

"Applausi in platea, nonsense sullo schermo: sono 'Gli amori folli' di Alain Resnais, commedia bizzarra più che sentimentale, impietosa più che romantica, che ci ricorda vizi, ardori e ansie (da prestazione) dell'animale sociale che siamo, pervicacemente attaccato al caso e all'istinto di conservazione, almeno dalla noia. La storia? Innescata da un furto, che variamente e vanamente si cercherà di risarcire: tra follia e fantasia, libertà e frammentarietà, un irresistibile divertissement, che fa di attori-feticcio quali Sabine Azèma e Andrè Dussollier gli scacchi sconclusionati di una partita tutta giocata sul campo dell'arte-vita. Resnais ha 87 anni, ma gira come un talentuoso, ottimista ragazzino: si, il cinema fa bene." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 29 aprile 2010)

"Tra umorismo e sorprese, con una parentesi lirica, ti aspetti una spiegazione dei comportamenti. Resnais ci lascia soltanto, più che una formula ignota del desiderio, la sua inafferrabile sostanza." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 30 aprile 2010)

"Elegante e barbosa commedia surreale dell'ottanseienne veneratissimo maestro Alain Resnais. Niente più di un amabile gioco sulla casualità del destino, raffinato sì, ma tirato in lungo oltre ogni sopportazione. (...) Che tiramolla infinito. Possibile che i registi, più o meno grandi, non vadano mai in pensione?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 aprile 2010)

"Come spesso accade con i 'grandi vecchi' - e Resnais quando presentò 'Gli amori folli' l'anno scorso a Cannes (premio speciale della giuria) stava per compiere ottantasette anni - l'età e i riconoscimenti ottenuti finiscono per trasformarsi in una carica 'libertaria' che cancella imposizioni e regole, paure e limiti, dando il là a opere che finiscono col sorprendere per invenzione e libertà. Proprio come succede con questi amori folli, 'infedele' titolo italiano di un originale ('Les herbes folles') che spiega meglio l'immagine ricorrente nel film delle erbacce selvatiche che nascono dove meno telo aspetti, nelle più inaspettate fessure del cemento stradale. Per Resnais è una poetica ed eloquente metafora dell'imprevedibilità delle azioni umane, di cui cercherà di dare una altrettanto poetica e 'imprevedibile' dimostrazione con i casi che un bel giorno fanno incrociare il destino di Marguerite Muir (Sabine Azéma) e Georges Palet (André Dussollier) (...). Per tutta la sua carriera il regista bretone si è fatto un dovere di confondere le piste e ingarbugliare le tracce. E non certo per il gusto della sorpresa fine a se stessa. A ripensare al suoi film, anche quelli più ostici e difficili, non c'è mal niente di gratuito, di fine a se stesso: mescolare i piani della memoria e del ricordo, del tempo e dello spazio è servito a Resnais per togliere allo spettatore le certezze che un cinema fin troppo codificato aveva instillato. Difficile identificarsi con uno dei suoi personaggi, difficile dividere con precisione i sogni dalla realtà, il passato dal presente: tutto serve per distruggere le sicurezze che il 'realismo' del cinema ha reso lingua universale.(...) Ma se il gusto un pò surreale e iconoclasta di 'distruggere' la realtà come la conosciamo ci prende la mano (e qui il sospetto fa capolino più di una volta), se le domande si moltiplicano (quasi) all'infinito e le risposte non arrivano mai, allora il rischio è quello di sentirci di fronte a un'intelligenza di cui sfuggono le ragioni. E il piacere lascia il campo a un sentimento di rispettosa estraneità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 aprile 2010)
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