Giovane e bella

Jeune & jolie

FRANCIA - 2013
4/5
Giovane e bella
Il passaggio all'età adulta di Isabelle, una ragazza di 17 anni ribelle e in piena esplosione ormonale, in 4 stagioni e 4 canzoni: in estate perde la veriginità con un ragazzo tedesco, in autunno si prostituisce con uomini decisamente più avanti negli anni, in primavera inizia una relazione con un coetaneo ma è un fuoco di paglia. Nel frattempo famiglia, amici e pisicologi provano a capire quale sia il suo problema e dove hanno sbagliato.
  • Altri titoli:
    Jeune et jolie
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: MANDARIN CINÉMA, MARS FILMS, FRANCE 2 CINÉMA, FOZ
  • Distribuzione: BIM
  • Vietato 14
  • Data uscita 7 Novembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Quattro stagioni nel tempo di una diciassettenne - estate/autunno/inverno/primavera - bastano a cancellare le certezze di una vita. Dalla perdita della verginità alla prostituzione fino alla coscienza di una ritrovata, sconcertante innocenza. La Giovane e bella di François Ozon fiorisce come dinamite: chi temeva la solita tirata sulle fragilità e le isterie di una adolescente, fotografata in una delicata fase di passaggio, può ritenersi sollevato. Il più sottovalutato dei registi francesi infila invece l'antrace tra le pieghe di un classico romanzo di formazione e fa della sua giovane eroina, Isabelle, veleno iniettato in una cultura borghese ipocrita e ammuffita. Non sorprende che a soccombere letteralmente sotto i colpi di questa giovane mantide religiosa sia per primo un vecchio e facoltoso signore.
Volto di un'autentica rivelazione del festival (la 23enne Marine Vacth, un mix tra Laetitia Casta ed Emmanuelle Seigner), l'affascinante, enigmatica Isabelle non è però la nuova Bella di giorno in un cinema orfano d'icone e assuefatto agli scandali (veri o presunti). Ozon sa bene quanto poco avrebbe senso oggi un'operazione del genere.
Semmai la nudità, il gioco seduttivo e il sesso, che pure vengono messi in scena in modo esplicito (ma senza mai sconfinare nel pornografico), sono l'immediata e naturale espressione di una personalità autenticamente sessuale, una personalità che non si limita a usare il corpo con l'intenzione di dire, dirsi, altro (come avviene in tanta cultura e cinematografia post sessantottina, dove la libertà sessuale è convertitore simbolico di altre libertà). No, questa personalità è corpo, è sesso.
Sin dall'inizio Ozon mostra Isabelle nella morsa di un'incontenibile fame sensuale. Il suo fisico gracile si contorce e si tende spinto da un'impetuosa esplosione ormonale. Non la tieni. E questo fa paura. Il magma de-culturalizzato dei sensi scandalizza la cultura borghese, persino quella che si camuffa dietro un'anti-convenzionalità d'accatto (la famiglia di Isabelle è il prototipo della famiglia aperta).
Giovane e bella racconta un viaggio di scoperta caratterizzato non da svolte, ma da continui avanzamenti lungo la tortuosa strada della consapevolezza. Alla fine l'eroina riconoscerà di essere sempre stata quello che è, ovvero al di là delle etichette che una cultura incapace di addomesticarla vorrebbe imporre per autoconservarsi.
Ozon cita Doppio sogno di Schnitzler, ma depurandolo di ogni moralismo o morbosità. I suoi sono quadri cartesiani, il suo sguardo è quello del fratellino di Isabelle che la spia a distanza: depurato, curioso. Questa "giovane e bella" ci chiede di gettare in mare ogni preconcetto, inibizione morale. Di affrontare a viso aperto sicurezze e ipocrisie (come non è capace di fare la madre), dubbi e contraddizioni.
Rimbaud aveva ragione: non si può essere seri a 17 anni. Almeno lui andrebbe preso maledettamente sul serio.

NOTE

- IN CONCORSO AL 66. FESTIVAL DI CANNES (2013).

CRITICA

"François Ozon sembra parta dal ripubblicato 'Bella di giorno' ma anche dalla cronaca: racconta la fenomenologia del sesso di una 17enne amorale borghese che si prostituisce a 300 euro in hotel di lusso e si trova fra le braccia un vecchio infartuato. Scandalo sociale, non morale, scandito in quattro stagioni, alla Rohmer tutto osservato con sincerità da un regista che si trova dentro una scomoda verità. Magnifica Marine Vacth." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 novembre 2013)

"Prodigiosamente prolifico per gli standard odierni, il francese quarantaseienne François Ozon è già al suo quindicesimo titolo: in media uno per ogni anno di attività da quando è regista. Ritmi d'altri tempi. Ma a parte questo in Ozon c'è anche da ammirare la fusione tra un certo eclettismo di generi e temperature, e una sostanziale continuità nell'indagare sulle sorprese che possono riservare le relazioni umane, sessuali e non solo. Anche se il sesso c'entra quasi sempre parecchio. Solo che i risultati non sono tutti di pari livello. Molto riuscito il penultimo 'Nella casa' (...), ma decisamente meno riuscito questo 'Giovane e bella' presentato in concorso all'ultimo Festival di Cannes. (...) Isabelle si prostituisce. Esce di casa in jeans e maglietta infilando in un borsone abiti seducenti rubati dall'armadio della mamma, si cambia in una toilette della metropolitana uscendone inequivocabilmente trasformata, e si reca agli appuntamenti in albergo con uomini che l'hanno contattata via Internet. Poi ritorna alla sua tenuta da ragazzina imbronciata, inventa qualche storia su quello che fa e non fa, e nasconde i soldi sotto la biancheria. Tutto senza fare una piega. (...) Laddove, si direbbe, si vuole arrivare a puntare il dito contro l'inconsistenza o l'inadeguatezza dei genitori cinquantenni - e i loro poco responsabili comportamenti e messaggi libertari? - colti del tutto di sorpresa e, soprattutto la mamma, del tutto inorriditi. Per accreditare la scelta di Isabelle come atto di ribellione al rovescio: la denuncia, attraverso una vita segreta così estrema, di una mancanza di guida e di autorità. Come se lei non fosse responsabile dei suoi atti. Il corso degli eventi, che segue una scansione stagionale (punteggiata dall'appropriata voce di Françoise Hardy), converge in una visione della protagonista e dell'adolescenza che rifiuta ogni sentimentalismo. E un mistero insondabile, che il regista ritiene sia stato e sia troppo idealizzato, con in sé qualcosa di ineluttabilmente brutale, di certo privo di ogni simpatia." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 7 novembre 2013)

"Dietro la scelta della bellissima Isabelle (Marina Vatch, una rivelazione) non c'è infatti un desiderio di trasgressione quanto una volontà estrema e disturbante di autoaffermazione. La costruzione di un'identità radicalmente diversa da quella prevista. Un gesto quasi banale, benché violento, oggi che bastano pochi clic per costruirsi o sognare una seconda vita. Queste però sono solo deduzioni. Attento da sempre al nodo che lega famiglia, sessualità e identità, Ozon non dà infatti spiegazioni ma fornisce due o tre indizi decisivi. Isabelle ha una madre affettuosa ma distratta, un padre lontano, un fratellino ficcanaso, e nessun assillo materiale. Allora perché quella scelta? Cosa cerca - e forse trova - in quella doppia vita, in quei clienti che non sempre la umiliano, in quella segreta indipendenza che getta luce accecante sugli adulti? Ozon non giudica, non condanna e non assolve, ma mette a fuoco l'essenziale. Non si tratta di quattrini e tanto meno di perversione, quanto di potere (e sapere). Se non può avere l'amore o almeno il piacere (la sua prima volta è stata un disastro), Isabelle vuole tutto il resto. Sarà la vedova dell'unico cliente per cui provava qualcosa (toccante apparizione di Charlotte Rampling) a dischiudere, a lei e a noi, il senso profondo della sua parabola. Senza moralismi ma con la forza poetica dell'invenzione. Altro che scandalo: 'Giovane e bella' è un film profondamente morale." (Fabio Ferzetti, "Il Messaggero", 7 novembre 2013)

"Scandito sull'arco di quattro stagioni contrappuntate da altrettante canzoni di Françoise Hardy - assurta al successo nel lontano 1962 con il titolo simbolo del disagio adolescenziale 'Tous les garcons e le filles' - 'Giovane e bella' di François Ozon racconta il romanzo di formazione, non solo sessuale, di Isabelle (...). Pur mettendo alla prova lo spettatore - che introdotto nelle alcove dei lussuosi hotel in cui la minorenne intrattiene i suoi maturi clienti rischia di sentirsi, pur incolpevolmente, sollecitato a un ruolo di voyeur - Ozon dimostra una straordinaria finezza di approccio. E in una sospensione di giudizio che non si traduce mai in indifferenza, registra questa storia di giovinezza rapita con sensibilità e limpidezza di stile. Quanto alla ventiduenne Marine Vacht, modella di Lagerfeld e Chloe, con la sua imperfetta bellezza, la sua scostante riservatezza e le sue inattese tenerezze, è una Isabelle tanto conturbante quanto imperscrutabile." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 novembre 2013)

"(...) 'Giovane e bella', diretto dal più ondivago ma ingiustamente sottovalutato dei registi francesi, François Ozon. La concorrenza era spietata all'ultimo festival di Cannes, eppure 'Jeune et jolie' (titolo originale) un premio l'avrebbe meritato, se non altro per la splendida protagonista Marine Yacht, una Laetitia Casta in magro ma con molto più peso scenico. Una Lolita illetterata, una forza carnale della natura, la sua Isabelle, di cui Ozon ci dice tutto in una inquadratura d'iniziazione: il suo primo ragazzo la sorprende sdraiata sulla spiaggia, con l'ombra della mano le accarezza il seno. Lei è luce, gli altri potranno continuare a toccarla, previo pagamento, ma rimarranno come quella mano: ombra. Satelliti. Isabelle non la tieni, sotto il parka (...) è una sex bomb, ai libri preferisce il letto, a due piazze: non è una nuova 'Bella di giorno', ma una bella di mezzogiorno, quando smonta dal liceo e monta in camera d'albergo. La clientela non le manca, e si capisce, ma Isabelle è pericolosa, la 'petite mort' che promette può ingigantirsi. Ma la vera vittima del suo libero arbitrio non è una persona, bensì una classe sociale, meglio, la condizione dell'essere borghese, in primis quella della sua famiglia BoBo (bourgeois bohémien), tutta segreti, bugie e qualche cannetta. Già, da smascherare non è la sua doppia identità, piuttosto la doppiezza dei suoi 'cari', e Ozon lo fa con chirurgica precisione, senza parole al vento né fragorosi colpi di scena: le madri sfarfalleggiano, i patrigni hanno le intenzioni, se non le mani, lunghe, l'unico a salvarsi è il fratellino, che osserva muto e curioso la sua soeur fatale. È quest'ultima la posizione etica di Ozon, il suo sguardo senza accenti gravi su una ragazza che troppo frettolosamente si taccerebbe di immoralità: invece no, Isabelle non è solo 'ars amandi', padroneggia l'arte rara di stare al mondo in armonia con se stessi, il proprio corpo, la propria testa. Il cuore? Chiedete troppo, lo stesso Ozon si astiene: (...) il regista non subisce la fascinazione del peccato, non mette su un peep show voyeuristico (il sesso c'è: esplicito, non pornografico) e la liberazione sessuale post-sessantottina non rifinisce sullo stendardo. 'Giovane e bella': così è se vi pare, le domande hanno la meglio sulle risposte. Almeno quelle riguardanti Isabelle, perché non finisce qui: senza l'aureola da Giovanna d'Arco delle marchette, nondimeno Isabelle è la sintesi di un teorema antiborghese scostante e ambiguo, sottile e disturbante, che s'insinua dentro e non se ne va. (...) Film attualmente impossibile dalle nostre parti per misura, sguardo e raziocinio, ricorda ai salotti più o meno buoni qualcosa di scomodo: per vendersi ancora bisogna non essersi venduti del tutto. Sappiamo dalle cronache, la madre di Lea non è l'unica a non averlo capito: meglio, a far finta di non averlo capito. Vogliamo fare lo stesso? Da vedere, subito." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 novembre 2013)

"Da circa vent'anni ritengo François Ozon una delle personalità più interessanti del cinema francese. Basterebbero a confermarlo film quali 'Sotto la sabbia' (2001), '8 donne e un mistero' (2002) e, l'anno scorso, 'Nella casa'. Oggi torna ad occuparsi di giovani, come nel 2000 con 'Gocce d'acqua su pietre roventi', e affronta un tema di cui si discute molto in Francia (...), quello delle adolescenti che si prostituiscono, alcune per necessità, molte altre per il bisogno spesso solo inconscio di osservare le proprie reazioni nei confronti del sesso. E', quest'ultimo, con ogni probabilità il caso di Isabelle, la protagonista di 'Giovane e bella' (...). Un cammino accidentato, percorso da Ozon senza addentrarsi nelle ragioni e nella psicologia della protagonista, per presentarci solo quello che fa e che gli altri, clienti, familiari, amiche, osservano in lei. Con il distacco quasi dell'entomologo che analizza al microscopio i movimenti di un insetto. Senza mai perdere, con questo, un sentimento di forte umanità che quasi si sublima nel finale quando la vedova del suo ultimo cliente vorrà conoscerla e andare con lei nella stanza d'albergo dove l'altro era morto. Con accenti delicati ma anche asciutti, immagini solide e ferme e, nonostante certi risvolti scabrosi, anche con pudore. Isabelle è la modella Marine Vacth, bella e espressiva. Fra i molti, nei panni della vedova ricordo con grande stima, Charlotte Rampling che non nasconde lealmente la sua età. Ricordo anche la bella voce e le belle canzoni di Françoise Hardy. Sul filo della nostalgia." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo - Roma', 7 novembre 2013)

"(...) un film di François Ozon, regista mai banale, capace di giravolte narrative e stilistiche che rendono la sua filmografia una delle più sorprendenti in circolazione. 'Giovane e bella' parla di un'adolescente parigina che si prostituisce via internet. Durante Cannes, passò lo stesso giorno di 'The Bling Ring' di Sofia Coppola, altro film su ragazzine dalla vita pericolosa. In più Ozon pensò bene, forse astutamente forse no, di rilasciare una dichiarazione che gli procurò qualche anatema: in un'intervista disse, più o meno, che l'idea di prostituirsi è una fantasia comune a molte donne. Apriti cielo! La frase era infelice, ma all'improvviso sembrò che Ozon avesse sputato sulla Marianna e su tutte le mamme di Francia. 'Giovane e bella' è disturbante perché descrive il fenomeno della prostituzione giovanile senza dare giudizi. (...) Film quasi documentaristico: l'assenza di pistolotti sentenziosi è un pregio, il gelo emotivo forse è un difetto. Ma il monito ai genitori arriva diretto, per vie inaspettate: non bastano né il benessere né le buone intenzioni, dormite preoccupati anche quando tutto sembra andar bene. Marine Vatch, la protagonista, è bravissima" (Alberto Crespi, 'L'Unità', 7 novembre 2013)

"Non convince 'Giovane e bella' di François Ozon su una diciassettenne borghese che senza alcun apparente motivo comincia prostituirsi prediligendo uomini maturi. L'attualità ci regala purtroppo episodi analoghi, ma il regista, deciso a non esprimere giudizi, racconta con troppa freddezza e distacco il malessere morale e la maleducazione sentimentale dei giovani di oggi." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 7 novembre 2013)

"Piacerà alla crescente schiera degli ammiratori del francese François Ozon, un regista (spesso) di pessime intenzioni e (quasi sempre) di ottimi risultati. Qui in partenza sembra voler scimmiottare il mitico 'Questa è la mia vita' di Jean-Luc Godard, ma il risultato è molto migliore. (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 novembre 2013)

"Isabelle c'est moi! viene alla mente guardando la «giovane e bella» interpretata con grazia superba da Marina Vatch, protagonista del nuovo film di François Ozon. L' adolescente «bunuealiana» che si prostituisce dalle 5 alle 7, per poi tornare nella calda casa borghese, si accorda alla grazia ludica, e alla seduzione infantile che animano i film del regista francese. Nei quali i personaggi femminili sono al centro (da '8 donne' a 'Sotto la sabbia', forse anche per questo è un raffinato scopritore di nuovi talenti), sempre amatissimi pure quando sfumati in chiaroscuri di ambiguità. Non è lo psicologismo che interessa Ozon, e tantomeno le spiegazioni sociologiche, ciò che fa vibrare la sua macchina da presa è il rispetto dell'individualità di questi personaggi, e la loro libertà. Sta a noi spettatori capirli, cercare una risposta ai loro gesti, amarli oppure odiarli. Lui, appunto, li ama. (...) non si può essere seri a diciassette anni ci dicono i versi Rimbaud e le canzoni di Françoise Hardy che accompagnano questo (quasi) romanzo di formazione. In cui come il precedente 'Dans la maison' ('Nella casa'), il regista esplora la materia sfuggente dell'adolescenza. E insieme del suo controcanto, la cosiddetta «età adulta», visto che in Ozon le due dimensioni sono intimamente intrecciate. La scelta di Isabelle rimarrà senza spiegazioni, Ozon almeno non ne dà, ed è la cosa più «scandalosa» e disturbante che si possa fare. Sarà colpa della separazione dei genitori? Sarà perché quella prima volta è andata male? Chissà. «Isabelle si prostituisce come potrebbe drogarsi, o bere, o soffrire di anoressia, l'adolescenza è un momento di frizione» ha dichiarato Ozon al festival di Cannes dove il film era in concorso. Lui però, conducendoci nella sua intimità, non ne svela l'enigma. È la bellezza, e la scommessa, del film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 7 novembre 2013)

"(...) quadro di una società che ha perso ogni coordinata morale, dove tutti finiscono per accettare ogni cosa perché gli adulti «non devono colpevolizzarsi» e i giovani sono già sulla stessa strada. Solo la vedova dell'ultimo cliente (una Rampling visibilmente ingrigita) sembra interessata a scoprire la verità ma, appunto, è una vecchia, di un'altra generazione. Oggi nessuno sembra volersi fare domande, sia nel Messico della violenza quotidiana sia nella Parigi della propria compiaciuta abbondanza. Né nella vita reale né tantomeno al cinema." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 17 maggio 2013)

"Jeune & Jolie" (giovane e bella). Segnarsi il nome. E la lucente fotogenia: 17 anni come liceale Isabelle nel film, 23 come mannequin parigina nella vita, un briciolo di provocazione in un'onda d'innocenza. Lattuada e Rohmer l'avrebbero contesa. Scomparsi i grandi vecchi, ci pensa François Ozon, che deve essere partito dal brivido caldo di un fotogramma di Marine per scriverle intorno un sillabario dell'adolescenza schiava e fragile, un filmetto curato, sensibile, pieno di sesso, pulito, in una prima giornata di concorso segnata dalle ambizioni sbagliate di un'età disorientata e presuntuosa, sedotta dal denaro in ogni angolo del mondo (...).In quattro stagioni intense e quattro belle canzoni di Françoise Hardy, Isabelle cade e risorge, bruciando ogni tappa dell'esperienza sessuale. (...) C'è materia per un libro-film di Moccia, invece dimostra come un trattamento, passando da intelligenza e sensibilità, diventa cinema coinvolgente, a partire dal tocco della cinepresa sul volto, i gesti, i tempi della protagonista. ". (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 17 maggio 2013)
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