Gallo Cedrone

ITALIA - 1998
Armando Feroci, un italiano partito volontario con la Croce Rossa in un paese arabo, viene fatto prigioniero e condannato a morte da un gruppo di ribelli islamici per motivi ancora sconosciuti. La notizia arriva in Italia e giornali e televisioni cominciano ad indagare per conoscere di più sulla sua vita. Attraverso le testimonianze della ex-moglie, degli amici e di altri che l'hanno conosciuto vengono ricostruiti gli eventi capitati a Feroci in un arco di 17 anni. Armando rimorchia, in macchina, le donne per strada con coloriti complimenti; si è sposato e poi separato con una donna conosciuta nel periodo in cui faceva l'agente immobiliare; ha una figlia che, bambina, coinvolge in una riunione di ammiratori di Elvis Presley. Ma soprattutto un giorno, tornato a far visita al fratello dentista, ne ha conosciuto la giovane moglie Martina, una non-vedente, per la quale prova attrazione e decide di portarla via. Insieme cominciano un viaggio in macchina, che dall'Etna li porta fino in Veneto, dove Armando fa partecipare Martina ad una gara di streap-tease per casalinghe. Ma i soldi finiscono, e Armando vuole esaudire l'ultimo desiderio di Martina: guidare la macchina. Viene però investito da lei, è ricoverato in coma in ospedale, e qui è seguito da Egle, fervente religiosa, che lo aiuta a guarire. Ripresosi, accetta di seguire la Croce Rossa e parte. Si torna all'inizio, quando il console italiano nel paese arabo informa che Feroci è stato liberato: aveva avvicinato una donna nel deserto, invitandola a salire sulla macchina. Tempo dopo Feroci tiene un comizio: si candida per le imminenti elezioni a sindaco di Roma.

CAST

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1998.

CRITICA

"Dal ben rifornito guardaroba dell'erede degli artisti dell'avanspettacolo, Verdone tira fuori le camicie colorate, le casacche, gli occhialoni di tutti i tipi che si adattano a un estroso intrattenitore capace, con una battuta e una smorfia, di catturare e di divertire la più distratta delle platee. Stavolta, Verdone vuole proprio averla in pugno e, per dominarla del tutto, le offre un'allegra commedia - non propriamente all'italiana - simile a quelle in voga fra il 1950 e il 1960, una commedia, semmai, meglio calcolata nel susseguirsi degli episodi [...] e meglio girata di quando, a Cinecittà e dintorni, si tirava un po' via. [...] Aiutato dagli sceneggiatori che lo hanno aiutato ai suoi esordi (Leo Benvenuti e Piero De Bernardi ai quali si è aggiunto Pasquale Plastino) Verdone colora a vivacità le metamorfosi del personaggio. Gli effetti comici da lui desiderati li ottiene, manda così contento un pubblico desideroso di occasioni per ridere." (Francesco Bolzoni, "Avvenire", 17 ottobre 1998)

"Divertente, sboccata e ultrascucita commedia sociale di Carlo Verdone, che riempie lo schermo di flashback e romanesco in una storiellina esilissima in cui le macchiette soffocano i personaggi. Nulla da dire sul Verdone attore, strepitoso nel ritratto del vitellone vanitoso, ma il regista fa un preoccupante salto all'indietro". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 marzo 2001)
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