Fuga di cervelli

ITALIA - 2013
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Fuga di cervelli
L'introverso Emilio è innamorato di Nadia da sempre, ma non ha mai avuto la forza e il coraggio di esprimerle il suo amore. Arriva addirittura a iscriversi alla stessa facoltà di Medicina, pur di poterla incontrare quotidianamente. È primavera ed Emilio trova il coraggio di confessarle il suo amore, ma quando i due si incontrano Nadia gli racconta del suo imminente trasferimento a Oxford in quanto vincitrice di una borsa di studio. Emilio è distrutto. A risollevarlo dalla sua situazione ci sarà il suo storico gruppo di amici: Alfredo, Lebowsky, Franco, Alonso; ognuno di loro con una storia particolare di vita. Gli amici convincono Emilio a non rinunciare al proprio sogno d'amore e riescono, falsificando le varie documentazioni necessarie, a iscriversi alla prestigiosa università. Dopo vari disastri e malintesi, Emilio riuscirà a dichiarare il suo amore alla bellissima Nadia?
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MAURIZIO TOTTI E ALESSANDRO USAI PER COLORADO FILM IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 21 Novembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Avanti un altro. Dopo aver attinto a piene mani da Zelig (da Checco Zalone a Ficarra e Picone), Italia Nostra pesca da Colorado, che è un pò il gemello sfigato del primo. La conferma arriva, suo malgrado, dall'esordio alla regia di Paolo Ruffini, perdente su tutta la linea: dai protagonisti ("s-figati, ovvero coloro i quali sono sprovvisti di f..a", copyright di Ruffini medesimo) all'operazione in sé, che prova a buttare nella mischia del cinema tricolore il college-movie alla Porky's, salvo poi assortirlo malamente con situazioni, comicità e caratteri provenienti dai più disparati satelliti della comicità italiana, dalla "scuola" dei toscanacci (alla quale Ruffini stesso appartiene) a quella napoletana (è l'universo di Frank Matano e Biagio Izzo), senza dimenticare la volgarità pierinesca, quella degli idioti e il cinepanettone aureliano (in uno dei quali era già apparsa la bellona di turno, Olga Kent, qui doppiata da una voce da Mulino Bianco).
Ma la lista dei riferimenti potrebbe essere ancora più estesa, se ragionassimo sui personaggi - basterebbe citare il catatonico fattone à la Lebowski o il paraplegico irriso alla Quasi amici, per non dire del "non vedente" Ruffini in una imbarazzante pantomima del cieco Gene Wilder: una cosa è ridere "con" i disabili, un'altra "su" - o sugli sketch, tutti più o meno riciclati.
Fuga di cervelli è davvero una sorta di Hellzapoppin della peggio commedia italiana, scorretta ma fino a un certo punto (attenzione, il moralismo fa capolino), derivativa e involuta, volgare senza essere trasgressiva (basti pensare al ruolo riservato alla donna, ancora "preda" da sedurre).
Decenni di storia della comicità e stiamo ancora a ridere (?) di handicap, peti e parolacce. Produce Colorado Film, che un tempo sfornava cult come Puerto Escondido. Imbarazzante da parte loro, inquietante dalla nostra: davvero ci meritiamo questo?

CRITICA

"Truccati i rispettivi curriculum per ottenere una borsa, i cinque «cervelli in fuga» si trasferiscono nella storica cittadella universitaria (in realtà Torino), comportandosi per i decerebrati che sono e dando una dimostrazione di ignoranza e demenzialità, pari all'imperizia con cui è scritto, girato e recitato il film. Ispirato a una pellicola spagnola campione di incassi, 'Fuga de cerebros', che ci auguriamo sia un po' meglio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 21 novembre 2013)

"Quasi all'inizio del film, in una sequenza che vede uno dei protagonisti, Franco, sostenere un esame di filosofia teoretica, vediamo dietro la cattedra, il titolare della cattedra intento a leggere un quotidiano, forse sportivo, mentre la sua assistente insulta a dovere il candidato, esempio lancinante di nonsense, ultimo passaggio della catena involutiva della stupidità umana. A un certo punto, innanzi alla richiesta di regalare un 19, il professore abbassa il giornale e accigliato fa cenno di sì con la testa. Abbiamo un sobbalzo. Ci è sembrato che l'attore che «interpreta» il professore fosse nientemeno che Guido Chiesa, regista di 'Lavorare con lentezza' e 'Io sono con te' sulla figura di Maria di Nazareth. Ora, cosa ci fa un autore come lui in un film come questo? Cosa ci azzecca lui con un film demenziale giovanilista, remake dello spagnolo 'Fuga de cerebros', campione d'incassi? Si tratta forse di un cameo stravagante e di rottura, tanto per far storcere il naso ai ben pensanti, o c'è qualcosa di più. Guido Chiesa non solo appare ma anche firma la sceneggiatura di un film che racconta le scorribande di cinque bizzarri figuri (...) che si trasferiscono a Oxford, nel college di medicina, per aiutare uno di loro a conquistare la bella di turno. La regia è di Paolo Ruffini, quello di 'Colorado Caffè'. Oltre ad essere un remake, il film è un omaggio, secondo noi molto poco riuscito, ai college movie. Speriamo almeno che Chiesa si sia divertito in questa sua effrazione nel genere e ci piace pensare che tra un nonsense e l'altro si sia ricordato di quella doc della Bologna del periodo d'oro." (Dario Zonta, 'L'Unità', 21 novembre 2013)

"Assai deludente (...) il primo film da regista dell'attore livornese Paolo Ruffini che in 'Fuga di cervelli', in compagnia di un goliardico gruppo di amici, si trasferisce a Oxford. Ma la sua 'rivincita dei nerd', tra le solite gag e stanchi doppi sensi, ne fanno una sorta di 'American Pie' all'italiana dalla comicità spenta e banale." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 21 novembre 2013)

"Dino Risi lo aveva capito da tempo quando sentenziava che «La tv vive di cinema, ma il cinema muore di tv». Certo, ci sono eccezioni clamorose come quella di Checco Zalone ma, di solito, chi passa dal piccolo al grande schermo paga dazio. E lo fa scontare anche al pubblico. Questa volta, è toccato a Paolo Ruffini, artista a tutto tondo che si trasforma, a seconda delle occasioni, in conduttore televisivo, comico, spalla cinematografica e, ora, anche regista. In quest'ultimo caso, con risultati disastrosi, a dimostrazione di come non sia sempre un bene cercare di tenere il piede in troppe scarpe. Per girare questa sorta di «college movie» in salsa nostrana, ispirato allo spagnolo 'Fuga de cerebros', ha chiamato a raccolta alcuni giovani comici, tra i più bravi e ciccati sulla rete, che, però, pagano dazio nel misurarsi con la sala. (...) Cercando di giocare sulla demenzialità dei personaggi, si costruiscono situazioni, sulla carta, grottesche che, però, a parte qualche scemenza azzeccata di Frank Matano, sfociano in battute di bassa lega, flatulenze ripetute, scene imbarazzanti e volgarità (sessuali) oltre il limite della sopportazione. I tormentoni da web funzionano, e molto, sulla rete, ma il cinema ha tempi e attese diverse della rapida fruizione su Internet. I ragazzini (forse) rideranno, ma che occasione sprecata." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 novembre 2013)

"Spiacerà a chi seguendo le sirene della pubblicità sperava d'imbattersi in una nuova generazione di comici (un paio vengono da YouTube). Speranze infondate. I ragazzi si danno un gran daffare, ma girano a vuoto. E il film pure." (Giorgio Carbone, 'Libero', 21 novembre 2013)
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