Fratelli per la pelle

Stuck on You

USA - 2003
Due gemelli siamesi, Bob e Walt Tenor, hanno condiviso tutto nella vita, dalle glorie sportive al fast-food che gestiscono nella loro cittadina natale. Quando Walt decide di tentare la carriera di attore, i due fratelli si trasferiscono ad Hollywood, dove incontrano la star Cher che li prende a lavorare nel suo show. I due ragazzi raggiungono il successo, ma sono costretti a prendere una decisione che cambierà per sempre la loro vita...

CAST

CRITICA

"I fratelli Farrelly sono cambiati. Dopo la comicità di pancia delle prime opere già da 'Tutti pazzi per Mary' hanno fatto capire di interessarsi anche a un'altra parte del corpo umano: il cuore. Così ecco l'ottimo 'Io, me e Irene', il sottovalutato 'Amore a prima svista' e soprattutto questo ultimo 'Fratelli per la pelle', commedia umana che affronta temi complessi con la leggerezza dei grandi. Un cinema che si impone di essere essenziale, umano, ottimista e senza ipocrisie per quanto riguarda la rappresentazione scanzonata dei portatori di handicap. Ma che i Farrelly fossero tra gli ultimi a fare cinema realmente politico in Usa lo sapevamo già. E' bello osservarli diventare sempre meno spassosi e sempre più delicati. D'altronde questa storia riguarda anche loro: due fratelli registi e sceneggiatori che non riescono a dividersi. Damon e Kinnear semplicemente strepitosi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 16 aprile 2004)

"Poiché anche i Farrelly sono un po' gemelli siamesi, il bestiario della capitale del cinema è osservato da quattro coppie di occhi. Uno sguardo acuto, beffardo, ma anche complice e più indulgente di quanto ci si aspetterebbe: vedi Cher, che interpreta se stessa con un'autoironia prossima all'incoscienza. Ma è addirittura affettuoso il modo in cui 'Fratelli per la pelle' tratta Bob e Walt, ridendo con loro, facendone i protagonisti di gag slapstick e imprese sportive, risolvendo con pudore perfino una sequenza di sesso in cui l'uno è co-protagonista, l'altro testimone obbligato. Un modo, insomma, per revisionare, sorridendo, il concetto di normalità, che al cinema non è roba di tutti i giorni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 aprile 2004)
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