Forever Young

ITALIA - 2016
3,5/5
Forever Young
Oggi nessuno insegue più un sogno, un ideale o banalmente il denaro, tutti sono alla ricerca della giovinezza perduta. Se sei giovane sei "in", se sei vecchio sei "out". Questa è la storia di un gruppo di amici "Forever Young", ambientata nell'Italia di oggi. L'avvocato Franco è un adrenalinico settantenne, appassionato praticante di sport e di maratona in particolare. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia Marta e a suo genero Lorenzo e che il suo fisico non è poi così indistruttibile. Angela, un'estetista di 49 anni, ha una storia d'amore con Luca, 20 anni, osteggiata dalla madre di lui, Sonia, sua amica. Diego, DJ radiofonico di mezz'età, deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale. Giorgio ha 50 anni e una giovanissima compagna, ma la tradisce con una coetanea di 50. Chi sceglierà quando si troverà messo alle strette?
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: MARIO GIANANI, LORENZO MIELI PER WILDSIDE, IN COLLABORAZIONE CON MEDIASET PREMIUM
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 10 Marzo 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
La coppia Martani-Brizzi colpisce ancora e, con Edoardo Falcone, firma una sceneggiatura frizzante come non capitava da tempo. In 90 minuti assesta infatti non pochi colpi, e anche se non sono tutti montanti da stendere al tappeto si ride tanto. Merito appunto della ritrovata sintonia, aiutata non poco dai giusti interpreti e da un tema che tocca nel vivo la carne di molti. E di carne si tratta davvero, meglio di corpi, giacché Forever Young come da titolo si concentra sulla corsa forsennata a rincorrere la giovinezza.

“I want to be forever young”, cantavano gli Alphaville. E per sempre giovani è pure il grido di battaglia della over forty a caccia di fugaci flirt con dei ventenni, dell’avvocato a rischio l’infarto per abuso di sport, del dj ex giovane vestito come alle medie, del maturo imprenditore con fidanzata studentessa universitaria, così come della cinquantenne immalinconita dall’età che avanza. Figure stereotipate, e però giuste per descrivere l’impossibilità di accettare il tempo che passa. Peccato che con tante frecce al proprio arco Brizzi sul finale preferisca abbandonare il lato malinconico a favore di una serena riconciliazione dei protagonisti con se stessi. Insomma, fino a un certo punto si ride amaro ma poi la cattiveria scivola via.

Resta invece intatta l’energia di un racconto corale da commedia (all’)italiana, dove le gag sono esaltate da uno stuolo di attori dai ritmi comici effervescenti. Luisa Ranieri è irresistibile quando dà libero sfogo alla napoletanità, Sabrina Ferilli sempre più brava nei ruoli agrodolci di coatta, Lillo impareggiabile nel servirsi del proprio corpo, Fabrizio Bentivoglio eccellente come sempre, Teo Teocoli credibile nel fisico e nel piglio autoironico. E poi, come vera commedia comanda, ci sono i volti di contorno. Lorenza Indovina, la star del web Francesco Sala, Stefano Fresi, Claudia Zanella, tutti trovano spazio e modo di segnare il film. Senza contare il cameo di Nino Frassica, al cui spirito surreale si deve la scena più esilarante.

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON CRÉDIT AGRICOLE, VITA S.P.A., IMPREBANCA S.P.A. (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT); CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO-FONDO REGIONALE PER IL CINEMA EL'AUDIOVISIVO.

- FABRIZIO BENTIVOGLIO È STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2016 COME ATTORE NON PROTAGONISTA (ANCHE PER "GLI ULTIMI SARANNO ULTIMI" DI MASSIMILIANO BRUNO E "DOBBIAMO PARLARE" DI SERGIO RUBINI).

CRITICA

"Fausto Brizzi ha iniziato la sua fortunata carriera come sceneggiatore/gagman per Neri Parenti e i suoi cinepanettoni. Passato alla regia (...) ha mantenuto anche nei suoi film quel tono tra l'irriverente e lo scanzonato che lo avevano fatto cooptare, insieme al suo sodale Marco Martani, in una delle «fabbriche» più puntuali e oliate del cinema italiano, quelle dei film di Natale . Di cui sembra essergli rimasto addosso una specie di imprinting, fatto di scrittura scorrevole e battute a raffica. Qualità che si ritrovano anche in questo 'Forever Young', la cui ambizione dichiarata (...) finisce però per rivelarne le debolezze e i limiti. Il film vuole essere una bonaria - ma nemmeno tanto - presa in giro di quella generazione di cinquantenni et ultra che non accettano il passare degli anni e che cercano disperatamente di conserva re una giovinezza che invece inesorabilmente se ne va. Per farlo intreccia quattro situazioni che si vogliono esemplari (...). Naturalmente ognuna (...) viene messa in crisi dai più prevedibili degli imprevisti (...). Il problema è che tutti questi «imprevisti» non sono degli stimoli per far evolvere i personaggi e le loro storie ma solo delle «occasioni» per inanellare qualche battuta in più. (...) il film non cerca mai di stimolare le possibili contraddizioni del personaggio di Giorgio ma lo imprigiona dentro il più raggelante degli stereotipi. Così come Teocoli finisce per sembrare solo un ove r 65 infantile e incosciente. Solo il personaggio della Ferilli e in parte quello di Lillo cercano di crescere durante il film, di passare dal ritratto di una mania alla complessità di una storia, la prima perché il suo giovane spasimante rivelerà parentele inaspettate permettendo all'attrice un'interpretazione più sfumata e complessa, il secondo perché probabilmente il regista si è sentito in dovere di regalargli più scene comiche degli altri (...). Così, nonostante le ambizioni, 'Forev er Young' finisce per essere una delle tante commedie recenti dove la situa zione di partenza non diventa mai vera storia ma solo occasione di sorrisi e battute. Da questo punto di vista Brizzi (coi suoi co-sceneggiatori Martani e Edoardo Falcone) conferma la sua abituale prolificità umoristica - alcune repliche sono proprio divertenti - ma anche la difficoltà molto italiana di costruire delle sceneggiature dove lo spettatore abbia voglia di chiedersi davvero come andrà a finire." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 7 marzo 2016)

"Il tema scelto da Fausto Brizzi per il suo nono titolo da regista non è da poco. L'ostinazione a restare 'forever young' è contagiosa nella nostra società, e faccenda alla quale quasi nessuno può veramente dirsi estraneo. E, sebbene nel complesso il film butti la questione in caciara, di buoni spunti sparsi tra le pieghe ce n'è così come qualche indicazione non superficiale e plausibile viene da alcuni personaggi e interpreti. Non tanto da Fabrizio Bentivoglio (...) né da Lillo (...) quanto, di più, da Sabrina Ferilli (...). Una conferma dopo le prove con Sorrentino e Tognazzi. Teocoli (...) è una presenza meno incisiva di quanto potrebbe. Il resto è contorno." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 10 marzo 2016)

"Tutti, dice il ritrovato Fausto Brizzi, si professano 'Forever Young' e a 'farne le spese è il senso del ridicolo'. Scritta con Martani e Falcone, la commedia corale fotografa una realtà evidente quanto imbarazzante, ma il risultato è altalenante: a intermezzi comici gustosi (il duetto tra Lillo e Nino Frassica è da antologia) e qualche benvenuta cattiveria (la turlupinata Indovina) corrispondono episodi stracchi (Teocoli) e citofonati (Ferilli e Ranieri, pur brave). Sometimes good." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 marzo 2016)

"Nella guerra «giovani contro finti-giovani» che Fausto Brizzi mette in scena in 'Forever Young', i maschi sono sconfitti dalle femmine, con molti punti di svantaggio. Mentre i primi coltivano il sogno dell'eterna giovinezza fino all'ultimo respiro, a costo di rimetterci la salute, le seconde, anche se non esenti da sbandate, sanno quando è il momento di alzare bandiera bianca. (...) il tempo passa per tutti, ma per gli uomini, nonostante apparenze e luoghi comuni, accettarlo è più difficile." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 10 marzo 2016)

"Bravo Lillo (esilarante un duetto con Nino Frassica), non credibile come cinquantenne Bentivoglio (ne fa 60 l'anno prossimo), carismatica la Ferilli (a quando un film tutto suo?), inutile Teocoli e tutto il suo segmento agrodolce con genero ciccione Fresi (sprecatissimo) e figlia incinta Zanella. Più che un film è un insieme di gag in scenografie appariscenti con cast altisonante e sceneggiatura da riscrivere (o anche solo scrivere). Si sente però la mano del 'vecchio' Brizzi nel dirigere il dirompente Emanuel Caserio (toy boy dal sorrisone romantico e sguardo allupato) come quando lanciò Vaporidis e De Rosa. Ci manca tanto il commediante di 'Notte prima degli esami' (2005) ed 'Ex' (2009) anche se si rivedono segnali di vita (...). Abbiamo speranze: il regista romano, a quarantasette anni, è ancora giovane. O quasi." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 marzo 2016)

"Piacerà perché Brizzi sa (da sempre, da quando faceva il 'negro' per gli script dei cinepanettoni) come orchestrare un film corale (i momenti deboli ci sono, ma lui sa come glissare). Perché i personaggi son simpatici (nessuno escluso). E gli attori tutti ad hoc (il migliore? Teocoli, Teocoli)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 marzo 2016)

"Non c'è situazione che non sia banale, né personaggio che non sia risaputo. Eppure la gracile commedia di Fausto Brizzi sui cinquantenni, e passa, che non vogliono invecchiare avrà successo. Innanzitutto per il cast, poi perché qualche battuta azzeccata c'è." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 marzo 2016)

"Ovviamente il film, che è comunque una commedia molto divertente, deve un po' estremizzare i caratteri dei personaggi che presenta proprio per enfatizzarne e, in qualche modo, spremerne le potenzialità comiche. Però, qua e là, soprattutto nel personaggio della Angela di Sabrina Ferilli ancora una volta in una prova maiuscola (per bellezza, misura e trattenuto pudore), si intravede quel pizzico di amarezza che ci fa dire: ah, allora, non sono proprio tutti così. Così come molto ben centrato (ha anche molto più spazio degli altri), il personaggio di Diego interpretato da Lillo (...). Un po' sacrificato il personaggio di Teo Teocoli (...). Si ride? Discretamente, soprattutto, come dicevamo, con la vicenda che vede protagonista Lillo (da antologia il suo duetto con Nino Frassica). Magari non è molto compatto, alcune cose sono un po' sospese, a tratti sembra solo una raccolta di gag, però ha uno suo certo ritmo a tratti anche piuttosto frizzante (la festa in casa di Bentivoglio) che ricorda almeno un po' quello delle «vecchie» commedie." (Andrea Frambrosi, 'L'Eco di Bergamo', 12 marzo 2016)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy