Fino a qui tutto bene

ITALIA - 2014
4/5
Fino a qui tutto bene
Cinque ragazzi che hanno studiato e vissuto nella stessa casa a Pisa, stanno per trascorrere il loro ultimo fine settimana tutti insieme in quel luogo che ha visto amori nati e finiti, nottate insonni sui libri e festeggiamenti dopo gli esami. Fra tre giorni, infatti, ognuno di loro andrà incontro alle scelte che determineranno il corso di una vita...
  • Durata: 80'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: ROAN JOHNSON IN COLLABORAZIONE CON GLI AUTORI, GLI ATTORI E LA TROUPE DEL FILM
  • Distribuzione: MICROCINEMA (2015)
  • Data uscita 19 Marzo 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Cinque studenti, tre giorni, una casa: Fino a qui tutto bene, opera seconda di Roan Johnson, in cartellone al Festival di Roma (Prospettive Italia). Ebbene, è il migliore dei film italiani: dunque, perché non in concorso (Cinema d'Oggi)? Vabbè, siamo abituati.
Protagonisti Alessio Vassallo (Vincenzo), Paolo Cioni (Cioni), Silvia D'Amico (Ilaria), Guglielmo Favilla (Andrea) e Melissa Anna Bartolini (Francesca) nei panni di cinque universitari a Pisa che stanno consumando l'ultimo weekend nella casa dove hanno convissuto, stretto amicizia, fatto feste, bevuto, amato e, sì, anche studiato. Nel cast pure Isabella Ragonese, il film scritto dal regista con Ottavia Madeddu è stato realizzato col meccanismo produttivo The Co-Producers: cast & crew non sono stati pagati, ma parteciperanno percentualmente agli incassi e alle altre entrate. Budget totale di 250 mila euro, quattro settimane di riprese, è stato ideato, scritto, diretto e interpretato “in maniera libera, indipendente: un atto di coraggio partecipato”.
Parola di Johnson, e si può agevolmente sottoscrivere: fresco, vitale e, sì, libero, il film in 78 minuti scorre che è un piacere, grazie ad attori sconosciuti quanto bravi, uno script “rubato” agli studenti intervistati per un doc sull'ateneo dagli sceneggiatori. Entrambi, interpreti e copione, danno linfa all'effetto verità, nonostante le situazioni al limite – amplesso tentato con anguria… - non manchino: è la vita universitaria, ovvero la vita al netto dell'università, quella che senza filtri, ma con iperboli e allegorie, troviamo sullo schermo.
Dunque, amori, dubbi, incastri, imprevisti, scazzi, suicidi, gravidanze e… l'amicizia che non se ne va. E ha un messaggio senza patemi, senza moralismi, perché l'importante, per dribblare la crisi, fregarsene dei menagramo, costruirsi il futuro nonostante tutto, è dirselo ogni giorno: Fino a qui tutto bene

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: ROAN JOHNSON, SERENA ALFIERI, FULVIA D'OTTAVI.

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: D-VISION ITALIA, NET7 INTERNET OPEN SOLUTIONS; UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PISA; CON LA PARTECIPAZIONE DI: REGIONE TOSCANA, TOSCANA FILM COMMISSION; IN COLLABORAZIONE CON: COMUNE DI PISA, FILIPPO FABOZZI & ASSOCIATI, STUDIO FLU INTERACTIVE DESIGN.

- PREMIO DEL PUBBLICO BNL-'CINEMA ITALIA', PREMIO SIGNIS (EX-AEQUO CON "WIR SIND JUNG, WIR SIND STÄRK" DI BURHAN QURBANI), MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO L.A.R.A. (LIBERA ASSOCIAZIONE RAPPRESENTANZA DI ARTISTI) A SILVIA D'AMICO COME MIGLIOR INTERPRETE ITALIANA, PREMIO AKAI INTERNATIONAL FILM FEST ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014).

CRITICA

"Finalmente. Finalmente un ottimo film italiano, il migliore della compagine tricolore al Festival di Roma. Peccato - ma è un'annosa questione - che il direttore Marco Müller e i suoi non l'abbiano messo in concorso o quel che ne resta (Cinema d'Oggi): parliamo di 'Fino a qui tutto bene', opera seconda del 40enne Roan Johnson, che supera il suo già buono 'I primi della lista'. Chiamato con la compagna sceneggiatrice Ottavia Madeddu a fare un documentario sull'Università di Pisa, ha recepito storie e aneddoti degli studenti e li ha sublimati in un lungometraggio di frazione: cast & crew coproduttori, ovvero non pagati (formula the Coproducers), 250 mila euro di budget, 4 settimane di riprese, i 5 attori (Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D'Amico, Guglielmo Favilla e Melissa Bartolini) a convivere davvero nella casa degli studenti, pronti a consumare l'ultimo weekend insieme, che interpretano. Ebbene, è la ricetta della felicità: tra amici suicidi, gravidanze inattese, amplessi con angurie, coppie che scoppiano e orge con i parà, filtra la volontà di non arrendersi alla fine delle speranze, all'entrata nel mondo del lavoro come fosse un macello. Il film è fresco, libero e indie come non (ci) capitava da tempo, fosse girato in inglese si venderebbe come il pane. (...) il titolo 'Fino a qui tutto bene' viene dal cult 'L'odio' di Mathieu Kassovitz, ma è un film che amerete." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 ottobre 2014)

"Saranno vent'anni ormai che in Italia quando qualcuno fa un bel film al di fuori delle solite formule finisce quasi per chiedere scusa. Sarebbe ora di invertire la tendenza per rivendicare la voglia e la capacità di fare un cinema meno sdraiato sulle presunte aspettative del pubblico e più capace di dar forma a qualcosa che è nell'aria ma che solo i veri creatori sanno cogliere e interpretare. L'ultimo in ordine d'arrivo di questi piccoli casi, che ciclicamente rovesciano i canoni dominanti nelle nostre tristi commedie, si chiama 'Fino a qui tutto bene' e lo ha diretto l'anglo-materano-pisano Roan Johnson (soprattutto pisano, almeno quanto a umorismo), già scrittore ('Prove di felicità a Roma Est', Einaudi), regista tv ('I delitti del Barlume') e soprattutto autore di un altro film notevole anche se non molto visto: 'I primi della lista', come questo capace di fotografare tutta un'epoca raccontando un piccolo gruppo di personaggi (...). Se quella era una storia demenziale ma vera, i cinque protagonisti di 'Fino a qui tutto bene' sono frutto di fantasia. Ma si portano dentro le storie, le facce egli umori in cui Johnson si è imbattuto girando un documentario sugli studenti per l'Università di Pisa. Mescolati e rielaborati a dovere dentro a uno spunto narrativo minimo e insieme immenso (...) un 'addio giovinezza' post-Erasmus, post-Youporn, post-declino, ambientato nell'Italia flagellata dalla disoccupazione giovanile ma ancora capace di buonumore. Come dimostra il fuoco inesauribile di battute di questa commedia amara e irresistibile che con cinque attori poco noti ma formidabili cuce insieme ogni possibile tema, tic, gergo, inquietudine, follia degli under 30 con un brio che esclude le formule (...). Ma cerca - e trova - tutto un mondo in quella casa, nei problemi non così piccoli dei suoi abitanti, in quel coacervo di storie strambe, aneddoti, spacconate, che sono la base di ogni identità collettiva, ma anche occasione di trovate esilaranti a getto continuo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 16 marzo 2015)

"Il titolo è stato suggerito al regista Roan Johnson dalla battuta finale dell' 'Odio' ma interpretata col comune sentimento grottesco dei giovani Italiani in crisi. (...) Tipi diversi ma non banali, gioventù e goliardia non stereotipate, nel film circola aria piacevole di verità e dalla finestra aperta, come nel vecchio cinema, entra diretta la vita, (Monicelli). (...) Una commedia non volgare, spiritosa che può aiutare a portarci fuori dalle secche dei telefonini bianchi e dei soliti noti: questi attori ignoti son pronti a prendere il posto". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 marzo 2015)

"(...) un diario audiovisivo in apparenza brado e frammentario, ma in realtà abilmente destrutturato che potrebbe occupare lo stesso presidio cinematografico che si guadagnò a suo tempo il proto-morettiano «Ecce bombo»... Ed è così coinvolgente questo pot-pourri di scorribande, aneddoti, atti gratuiti e spassi feroci al limite dell'autolesionismo da suggerire addirittura un'assonanza letteraria che rischia di pesare troppo, vale a dire quel sentore di malinconia, spavalderia e suspense esistenziali che contrassegnano il definitivo passaggio all'età adulta nel capolavoro conradiano «La linea d'ombra». Manca per fortuna la scenata-madre contro la sporca società, ma non per questo la crisi e l'incertezza che toccano ai nostri «absolute beginners» risultano abrogate: Johnson non cede, semplicemente, alla retorica cosiddetta alternativa perché sembra mettersi sullo stesso piano dei personaggi e insieme a loro fare i conti con i progetti, le illusioni, le ambizioni che tutte le generazioni hanno coltivato e a prescindere dalle trappole epocali continueranno a coltivare. La chiave decisiva funziona, ovviamente, grazie alla freschezza dei volti, corpi e parole degli attori (...) che si svincolano dal macchiettismo affibbiato d'ufficio alla compagnia di giro dei Bisio-Siani-Cortellesi-Bova-De Luigi e conferiscono a gag canoniche (...) lo statuto di materiale originale anche dal punto di vista stilistico. «E che facciamo, ci arrendiamo?» non solo è la battuta chiave del film, ma sembra anche un garbatissimo invito rivolto ai tanti veri o presunti strateghi del cinema nostrano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 marzo 2015)

"Piacevole, simpatica commedia dolceamara, un tenero e divertente addio alla giovinezza, dove si riscopre che in fondo l'amicizia è più importante dell'amore. (...) Bravi e intonati i cinque sconosciuti protagonisti. Memorabile la scena di Ilaria che, via Skype, comunica ai genitori di essere incinta." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 marzo 2015)
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