Factotum

GERMANIA, USA, NORVEGIA - 2005
Factotum
Henry Chinaski accetta ogni genere di lavoro, basta che gli procuri i soldi necessari per dedicarsi alle sole tre cose che considera importanti nella vita e che ha eletto a sue personali divinità: l'alcol, le donne e la scrittura. Henry usa l'arma affilata dell'ironia per mettere in luce le contraddizioni della vita e del sistema lavorativo dell'America contemporanea, le relazioni nate nei bar, le chiacchiere, le interminabili ore in fabbrica...
  • Altri titoli:
    Factotum - Man of Many Jobs
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Charles Bukowski
  • Produzione: BENT HAMER, JIM STARK PER BULBUL FILM, STARK SALES, PANDORA
  • Distribuzione: MIKADO (2006)
  • Vietato 14
  • Data uscita 31 Marzo 2006

RECENSIONE

di Diego Giuliani

Più ancora che eccessi e stravizi, del Bukowski di Factotum a colpire è la grazia. Un tocco di spleen e poesia, con cui il regista norvegese di Kitchen Stories ammanta l’intero film, evitando le facili caratterizzazioni in cui pure erano caduti Marco Ferreri (Storie di ordinaria follia) e Barbet Schroeder (Barfly). Complice della riuscita operazione è un bravissimo Matt Dillon. Sempre più coraggioso nelle sue scelte professionali, per misurarsi col personaggio di Bukowski adotta il registro più inaspettato: smussa gli angoli, abbassa i toni, lavora per sottrazione, limitando al minimo la recitazione. A dispetto delle tinte forti che pure offrirebbero gli eccessi del personaggio, è nell’umiltà di questa scelta che trova la chiave vincente. Sbronze, scommesse, lavoretti saltuari e vita raminga: la parabola del suo Henry Chinaski è la stessa del Bukowski che conosciamo da Factotum e dagli altri suoi libri. Distante anni luce dall’icona, il ritratto di Hamer e Dillon punta però sul minimalismo per restituire anima e dignità all’uomo, liberandolo dal personaggio. Silenzi, movenze trascinate, sguardi bassi e persi nel vuoto di Dillon parlano di un disagio e un’incomunicabilità quasi universale. Incompreso fra gli incompresi, Chinaski si muove nella galassia di derelitti che sopravvive all’ombra dell’America scintillante: quella degli homeless, dei lavoratori saltuari, degli operai che affidano i loro sogni al miraggio delle scommesse. Il tutto in quasi rigoroso silenzio, su note malinconiche e coi ritmi rallentati che il regista mutua da quelli dello stesso Bukowski e una fotografia in grado di esasperare l’alienazione dei protagonisti. Monadi che si incontrano e sfiorano in un un microcosmo marginale eppure verissimo e palpitante: a modo loro si amano, come Chinaski e lo straordinario personaggio interpretato da Lily Taylor, ma sono destinati a soccombere. Le urgenze sono altre. E per Bukowski, verrebbe da dire, quasi più alte.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 37MA QUINZAINE DES REALISATEURS, CANNES 2005.

- LA SCENOGRAFA EVE CAULEY E' ACCREDITATA COME EVE CAULEY TURNER.

- LA SCENEGGIATURA E' BASATA ANCHE SU BRANI TRATTI DA ALTRE OPERE DI CHARLES BUKOWSKI: "THE DAYS RUN AWAY LIKE WILD HORSES OVER THE HILLS", "WHAT MATTERS MOST IS HOW WELL YOU WALK THROUGH THE FIRE", "IL CAPITANO E' FUORI A PRANZO".

CRITICA

"Dal 'Factotum' di Bent Hamer non ci aspettavamo granché e invece, sorpresa: sarà che Matt Dillon, eterno ragazzo, mette per la prima volta in Bukowski/Chinaski una certa ironia; sarà che lo scrittore, morto nel '94, non essendo più fastidiosamente di moda risulta nuovamente vivo ed attuale, ma per la prima volta ci sembra di poter ascoltare veramente la sua voce . E poi il norvegese Bent Hamer (suo il notevole Kitchen Stories ), adattando il romanzo 'Factotum', oltre che sull'alcol e le donne punta sullo strano rapporto di Bukowski con i suoi mille lavori. Lavori umili, precari, accidentali, disprezzati e insieme ricercati perché solo in un rapporto alienato con le proprie mansioni lo scrittore, paradossalmente, sembra trovare la verità del suo tempo. E se ambientare tutto oggi suona qua e là anacronistico, l'andatura volutamente frammentaria del racconto, pieno di episodi e incontri bislacchi, dà alle sue gesta il tono rubato, proprio in senso musicale, che più gli somiglia. Perché questo in fondo fa Chinaski: ruba alla vita (al suo corpo) i suoi segreti; i piaceri acri dell'alcol e del sesso, ma anche quelli ineffabili del lavoro; l'effimera ricchezza accumulata puntando sui cavalli, e l'amarezza senza fondo di un amore che finisce. Tutto mescolato in un cocktail da trangugiare senza pensarci troppo perché solo così, cadendo e rialzandosi, 'sarai solo con gli dèi e il fuoco incendierà le tue notti'. Il resto è per gli altri, per quelli che scelgono di lavorare, di fare soldi, di avere una bella casa e magari rubarti la donna, come fa l'odioso tipetto dell'ippodromo. Ma la gioia, ovvero lo stupore, l'esaltazione, la dignità, la libertà, non sanno nemmeno dove stia di casa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 marzo 2006)

"Con un gusto un po' vecchia maniera, 'Factotum' mette in scena un personaggio pieno di 'spleen' e mal di vivere; un asociale, però dotato di una certa grazia e, a conti fatti, più umano di tutti gli altri. Il norvegese Bent Hamer scandisce gli eventi per brevi quadri impressionistici, ambientati in un'America popolata di umiliati e offesi. Segue il suo eroe come in uno stato di sonnambulismo; lasciando trasparire, però, una sottile vena ironica. Il limite è che il suo film non assume un vero punto di vista: tutto è sullo stesso piano, dalla dipendenza alcolica alla vita erotica, ai rapporti col padre. Appesantito, laconico, parco nei gesti, Dillon è bravo. L'ex ragazzo della 56ma strada non ha fatto la carriera di altri, però le sue scelte sono sempre impreviste, e spesso interessanti." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 marzo 2006)
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