Eccezzziunale... veramente: capitolo secondo... me

ITALIA - 2005
Eccezzziunale... veramente: capitolo secondo... me
Donato, capotifoso milanista, rientra a Milano dopo venti anni di assenza dall'Italia e scopre di avere avuto un figlio dalla sua fidanzata di allora, Ginevra. Al trauma della paternità si aggiunge quello ben peggiore di apprendere che il ragazzo è il capo degli ultras interisti. Nel frattempo Tirzan, camionista juventino, si risveglia dal coma in cui era caduto 20 anni prima e scopre che sua moglie Nunzia ha una relazione con Beniamino, il camionista napoletano che lo aveva investito. L'interista Franco, vittima delle scommesse, è arrivato al completo tracollo finanziario e ha deciso di suicidarsi attaccandosi alla canna del gas. Tuttavia, per una volta, la fortuna sembra girare dalla sua parte quando trova una valigetta piena di soldi con cui riesce a saldare tutti i suoi debiti. Vana illusione, poiché ben presto scopre che quel denaro appartiene alla mafia che ovviamente lo rivuole indietro. Per non finire ammazzato, Franco dovrà improvvisarsi killer spietato...
  • Altri titoli:
    Eccezzziunale... veramente 2
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ALESSANDRO FRACASSI PER MEDIA ONE ENTERTAINMENT, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2006)
  • Data uscita 20 Gennaio 2006

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Ci risiamo. Dopo Febbre da cavallo - La mandrakata e Il ritorno del Monnezza, ecco un'altra "operazione nostalgia" di cui, onestamente, potevamo anche fare a meno: sfruttando l'entusiasmo commerciale che ha accompagnato questa sorta di revisionismo "stracultiano" verso pellicole dapprima snobbate o facilmente emarginate (non dal pubblico, ma dagli stessi addetti ai lavori), i fratelli Vanzina ripropongono un altro cavallo di battaglia che, nei primi anni '80, garantì a Diego Abatantuono il riconoscimento su scala nazionale nei panni del "terrunciello". Più di venti anni dopo Eccezzziunale veramente, allora, rieccoci di fronte al tifoso uno e trino, milanista/juventino/interista, stavolta meno sfegatato e - cose della vita - terribilmente invecchiato.
Il ras della fossa, Donato, torna in Italia dopo l'esilio volontario in Spagna per rimettersi in pari con troppi anni senza stadio e senza Milan: scoprirà di essere padre (dalla ex fiamma Anna Maria Barbera) e che, ironia della sorte, il ragazzo è un capo-tifoso dell'Inter (cresciuto, niente meno, da Sandrino "il mazzolatore", suo rivale storico). Felice, conosciuto come Tirzan, esce dal coma quindicennale causato da un incidente con il camion, mentre si lasciava distrarre dalle gesta in radiocronaca della sua Juventus in quel di Amsterdam (il flashback racconta di un goal siglato da Bettega ma, nel 1990, l'attuale vicepresidente della Vecchia Signora aveva da parecchio appeso gli scarpini al chiodo…) e si ritrova a dover dividere la moglie dimenticata (Sabrina Ferilli) con l'attuale convivente di lei (Buccirosso). Franco, infine, per colpa dell'Inter è sommerso dai debiti: una valigetta piena di soldi sembra risolvere tutti i suoi guai, ma scoprirà poco dopo che appartenevano alla mafia.
Un tantino più riuscito del loro ultimo film, Eccezzziunale veramente - capitolo secondo… me (alla bruttezza dei titoli non c'è mai fine) costringe i Vanzina a dover fare i conti con un allontanamento evidente da quello che, nel 1982, si rivelò forse essere uno dei tasselli chiave dell'intera pellicola: la "viuuleeeenzaaaa!" teorizzata dall'allora inimitabile Abatantuono (oggi è solo il prevedibile sosia di quella maschera) viene sensibilmente smussata per provare a riconsiderare il calcio nella sua accezione originaria. Allontanandosi però anche dal calcio stesso. Qualche risata, alla fine, scapperà pure. Ma la sensazione che quel tipo di cinema sia perduto per sempre è oggi ancora più forte: alle idee genuine e alla "povertà" di allora non si può tener testa con operazioni così palesemente studiate a tavolino. La canzone originaria sui titoli, per fortuna almeno quella, è rimasta la stessa.

CRITICA

"Rispetto al modello non cambiano solo le partner di Abatantuono, che allora erano Sandrelli e Melato, oggi Ferilli e Barbera. Simpatica comica, Anna Maria pone un problema: usando esattamente lo stesso tipo di gioco di parole del protagonista,in coppia con lui si produce un effetto di sdoppiamento un po' assurdo. Le gag sono a livello di humour di uno studente delle medie inferiori: domina una pletora di citazioni 'instant' su personaggi dell'attualità, spot pubblicitari e altra roba risaputa. Meglio il cast di supporto, con le caratterizzazioni di Buccirosso, Luigi Maria Burruano, Tony Sperandeo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 20 gennaio 2006)

"Il sequel del cult-movie dell'82, 'Eccezzziunale veramente, capitolo secondo...me', di Carlo Vanzina, si regge tutto su Diego Abatantuono, impegnato in tre ruoli: il ras della fossa, il milanista Donato, lo scommettitore interista Franco e il camionista Tirzan, innamorato della Juventus. I Vanzina, dopo aver riletto il mito di Monnezza, si riappropriano di un'altra icona del nostro cinema di genere ma, questa volta, c'è di più. Perché il film non si trasforma in cabaret sul grande schermo grazie alla sceneggiatura, che può contare su un serrato senso del ritmo, e grazie al cast, che si permette di relegare a comparse Luis Molteni, Luigi Maria Burruano, Stefano Chiodaroli e Tony Sperandeo. I momenti più esilaranti si devono ai surreali dialoghi del protagonista con Anna Maria Barbera e con Nino Frassica. Ma il vero valore aggiunto è Abatantuono, che riesce a fare, di questo film che sulla carta era al di sotto di ogni sospetto, una commedia comica. E la sua rilettura di Se mi lasci non vale di Julio Iglesias vale da sola il biglietto del film." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 21 gennaio 2006)

"La sceneggiatura è fatta di giochi di parole (buio pesto alla genovese, il giardino dei finti scontrini, principe di gallo), e il troppo stroppia. Ma ci sono gli amatori del ritmo qualunque sia, andare avanti in fretta, un po' nella linea Boldi-De Sica. Al resto ci pensa un po' di nostalgia e tutto quello che sfugge a un non tifoso." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 gennaio 2006)

"C'è ancora chi le chiama vanzinate. Pazienza. Anche perché nella sostanza hanno ragione: i film dei figli d'arte Enrico e Carlo conservano il sapore di una rimpatriata e si rivolgono a una platea di aficionados mirando al sodo della risata che, almeno in partenza, non è alta o bassa, di destra o di sinistra, spontanea o premeditata: c'è o non c'è. Lo sbaglio sta nel tono d'implicita vanteria intellettuale perché, da che mondo è mondo (del cinema), il prodotto popolare ha il diritto di esistere e di farsi giudicare secondo parametri diversi da quelli applicati a Kubrick o Kiarostami. Prendiamo questo 'Eccezzziunale veramente', capitolo secondo dello stracult dell'82: per quanto prevedibile e farraginoso, il cine-cabaret ha ancora molto da offrire in termini di comicità pura, dialoghi surreali ed exploit recitativi. (...) Rispetto al prototipo cambiano soprattutto le spalle e su questo tasto i fratelli romani(sti) sanno battere con entusiasmo e intuito impareggiabili: così funzionano la Ferilli e la Barbera, se la cavano Ugo Conti e Mauro Di Francesco, ma soprattutto straripano Carlo Buccirosso, Nino Frassica, Luigi Maria Burruano e Tony Sperandeo. Ora, se la sociologia usa e getta, l'apparizione in controsenso degli idoli da stadio, le riletture degli hit canzonettistici e il gergo da analfabetismo di ritorno possono bastare o non bastare, piacere o non piacere, merita 110 e lode la generosità con cui si restituisce al pubblico il bene primario dei caratteristi. Senza contare l'effetto-nostalgia per un habitat sanguigno e umorale non ancora occupato da conquistadores alla Giraudo & Moggi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 gennaio 2006)
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