Disastro a Hollywood

What Just Happened?

USA - 2008
4/5
Disastro a Hollywood
Due settimane d'inferno nella vita di Ben, un produttore cinematografico in declino, alla disperata ricerca di fondi per realizzare il film che potrebbe risollevare la sua carriera e le sue finanze.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Tratto da: libro "What Just Happened? Bitter Hollywood Tales from the Front Line" di Art Linson
  • Produzione: MARK CUBAN, ROBERT DE NIRO, ART LINSON E JANE ROSENTHAL PER 2929 PRODUCTIONS, TRIBECA PRODUCTIONS, ART LINSON PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA (2009)
  • Data uscita 17 Aprile 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

C'era un volta la grandeur hollywoodiana, e c'è ancora: ma è Sunset Boulevard, e i tramonti sono quotidiani. Così in una settimana si consuma quello - definitivo? - di Ben (Robert De Niro), produttore à la page, due mogli alle spalle, la voglia di riconquistare la seconda (Robin Wright Penn) e una figlia che scopre Lolita di un agente suicida, che troviamo alle prese con un Bruce Willis restio a tagliarsi la barbona e Sean Penn che muore ammazzato (con cane annesso) nel film di un inglese schizzato destinato ad aprire Cannes. Ne succederanno di tutti i colori, ma senza strafare, anzi: è un mood nichilista quello che percorre Disastro a Hollywood, partorito da una delle menti più geniali - anche a mezzo servizio, e non è questo il caso - del cinema stelle & strisce: Barry "Rain Man" Levinson. Invertendo palco e quinta, ovvero portando sotto i riflettori il backstage e il retrobottega in cui sguazza da anni, Levinson fa meta-cinema e auto-critica, cercando costantemente l'effetto-notte, quello che nessuna star può illuminare del tutto. Il risultato? Una commedia (in)umana, in cui le risate hanno sempre la bocca storta e le ville sfarzose le abitano i divorzi. Hollywood Ending? Forse, ma è un buon inizio.

NOTE

- FILM DI CHIUSURA AL 61.MO FESTIVAL DI CANNES (2008).

CRITICA

"Hollywood che racconta Hollywood, secondo uno schema non certo nuovo ma molto collaudato, con tante star in piccoli e grandi ruoli, pronte a prendere in giro le ambizioni artistiche di chi invece si preoccupa solo dei soldi o al massimo dei nuovi spasimanti dell' ex moglie." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 25 maggio 2008)

"I giochi di specchi di 'What Just Happened?' funzionano proprio quando si evoca il potere del Festival di lanciare i rari film hollywodiani che Hollywood giudica troppo ambiziosi e troppo poco redditizi. Prima c'è solo l'ennesima versione del noto detto: il cinema è un lavoro sporco, ma qualcuno deve pur farlo. Insomma, che atroce eppure stupenda esistenza conduciamo noi intellettuali asserviti al profitto, ma in lotta per dare un finale realistico, quindi deprimente, a film che le grandi compagnie, attraverso i loro ottusi dirigenti, vorrebbero con sbocchi consolatori. Naturalmente a questa grande causa artistica, quella della mente contro l'oro, si mescola la convulsa vita privata dei combattenti, dove il produttore (DeNiro) vuol riconquistare la moglie (Wright Penn), amante di uno sceneggiatore (Tucci); e dove il regista (Michael Wincott) ricomincia a drogarsi quando scopre che gli si vuole tagliare dal suo giallo non uno dei tanti omicidi del suo immaginario giallo, ma l'unico canicidio. Da quello è stato turbato infatti il pubblico di una proiezione di test in provincia! Sono situazioni note a chi si occupa di cinema professionalmente, che la sceneggiatura di Art Linson ricostruisce con un piglio divulgativo oscillante fra le esigenze degli intellettuali di farsi prendere sul serio e la realtà del potere, per la quale il reddito, anche di un intellettuale, corrisponde alla sua resa commerciale. A proposito: anche i divi hanno le loro impuntature. Così Bruce Willis interpreta se stesso, che si è fatto crescere la barba per un mese, come richiesto dalla sceneggiatura; ma quando un ritocco alla sceneggiatura, che non gli era stato detto, lo vuole rasato, rifiuta di farlo. Sarebbe bello se questo film sul cinema, che si vuole anche film da festival, fosse coerente con la logica di questa seconda categoria, cioè se si sottraesse alla logica del lieto fine a dispetto della coerenza. Ma è l'ultimo giorno. Molti hanno già lasciato Cannes. E i pochi rimasti non hanno più voglia di fingersi seri." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 maggio 2008)

"A noi la commedia, nella regia al solito impeccabile di Barry Levinson, non è dispiaciuta. Soprattutto abbiamo amato De Niro, che percorre la storia al passo frenetico di una disperazione sempre intinta di umorismo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 17 aprile 2009)

"Commedia amara e divertente, parallela a 'Sesso e potere' di Levinson sul mondo dell'informazione virtuale tv, in cui Sean Penn fa Sean Penn, Willis è Willis e anche De Niro, due divorzi alle spalle, ci mette del suo con raffinata ambiguità quando osserva le smanie pop del mondo. L'autore di 'Rain man' (per cui volevano un altro finale) è certo autoreferenziale, di vera perfidia e si toglie sassoloni dalle scarpe divertendosi e divertendoci assai col cast di lusso e un triplo salto mortale tra realtà e finzione." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 2009)

"Errol Flynn diceva che 'Hollywood ha molta pietà per i morti, nessuna per i vivi', e la commedia non smentisce l'aforisma; difficile dire, tuttavia, che lanci un sasso in piccionaia, o sia irta di furori polemici. Nei limiti della convenzione, si sorride abbastanza." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 aprile 2009)

"I1 problema è nel titolo di un libro famoso, 'You'll Never Eat Lunch in This Town Again', di Julia Phillips, produttrice di 'Taxi Driver' e della 'Stangata'. Il titolo significa: 'Non farai mai più colazione in questa città...' È la sentenza per chi sputtana Hollywood in pubblico - come faceva la Phillips nel suo libro, e come ha fatto Art Linson nel libro al quale si ispira 'Disastro a Hollywood'. Linson è una Phillips in pantaloni, meno potente: ha comunque prodotto qualche film importante ('Gli intoccabili', 'Fight Club') ed è un amico personale di De Niro. Poi, visto che la carriera declinava, ha scritto un libro al vetriolo sul 'dietro le quinte' di Hollywood. Non l'avesse mai fatto! I1 libro (che si intitola come il film in originale, 'What Just Happened', ed è pubblicato in Italia da e/o) è cronachistico, con nomi veri, e molto divertente. I1 film è più fiction, con nomi falsi (De Niro è il produttore Ben, solo Penn e Willis fanno se stessi) ed è molto meno divertente. 'I protagonisti' di Altman era tutt'altra storia, ma il genere è quello." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 17 aprile 2009)

"In una trama lucidamente nevrotica, lo showbiz è crocifisso col bisturi di chi l'ha patito. L'acidula commedia brillante (anzi, luccicante) si spegne in un punitivo photo shooting finale." (Alessio Guzzano, 'City', 17 aprile 2009)

"Levinson e De Niro ancora insieme dopo il magistrale 'Sesso & Potere' non fanno quelle faville ma 'Disastro a Hollywood' piacerà comunque a chi cerca satire sul mondo del cinema. Bruce Willis fa molto ridere. Volete sapere chi era davvero la star soprappeso che non voleva tagliare una stranissima barba? Alec Baldwin. Il film? 'L'urlo dell'odio'. Vinse Baldwin. Produttore? Un trafelato Art Linson." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 aprile 2009)
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