Dark Water

USA - 2005
Dark Water
Il matrimonio di Dahlia Williams è ormai finito e lei, dopo il divorzio, ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle e di dedicarsi unicamente alla figlia Ceci. Tuttavia qualcosa, o qualcuno, sembra essere determinato a farla andare fuori di testa: la sua casa sembra vivere di vita propria, strani rumori e misteriose infiltrazioni di acqua scura iniziano ad apparire ovunque...
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: PSICOLOGICO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Honogurai Mizu No Soko Kara" di Kôji Suzuki e film omonimo di Hideo Nakata
  • Produzione: POST NO BILLS FILMS, PANDEMONIUM PRODUCTIONS, VERTIGO ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 7 Ottobre 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Fresca di separazione dal marito, la giovane Dahlia (Jennifer Connelly) è costretta a trovare una nuova casa per sé e la piccola Ceci (Ariel Gade), sua figlia. La scelta ricadrà su un fatiscente condominio di Roosevelt Island, sobborgo periferico di New York. Da un'orribile macchia scura sul soffitto, conseguente ad una perdita dal piano soprastante, inizieranno strane allucinazioni e inquietanti incubi. Cosa nasconde, in realtà, quel palazzo?
Remake dell'omonimo film giapponese, datato 2002, diretto da Hideo Nakata e tratto dal romanzo di Koji Suzuki (entrambi realizzatori della saga di The Ring), Dark Water segna l'approdo hollywoodiano e la prima, vera prova con il cinema di genere per Walter Salles, regista brasiliano affermatosi a livello internazionale con Central do Brasil  e, successivamente, I diari della motocicletta.
Costruendo un notevole substrato di melmosa tensione, dato dalle quanto mai affascinanti e tenebrose influenze di Roosevelt Island - striscia di terra sull'East River di N.Y.C. , soffocata da massicci e grigiastri monoliti di cemento, edifici eretti secondo i dettami del "Brutalist style" - e dalla continua, incessante pioggia, Salles è bravo a preparare il terreno sul quale, progressivamente, dovranno muoversi le due protagoniste: il lugubre appartamento diverrà microteatro di inspiegabili fenomeni e l'interazione con i personaggi di contorno (tutti di lusso, dal sinistro custode interpretato da Pete Postlethwaite, passando per l'agente immobiliare senza scrupoli impersonato da John C. Reilly fino all'avvocato che si prenderà cura della donna, un barbuto Tim Roth) contribuirà ad accrescere il livello della suspense. Fino all'innegabile ed oggettiva difficoltà con cui verrà gestito il colpo di scena rivelatore e il conseguente sviluppo finale: sbrigativo e prevedibile uno, sopra le righe e decisamente confusionario l'altro. Un vero peccato.

NOTE

- REMAKE DEL FILM GIAPPONESE "ACQUA SCURA" DIRETTO NEL 2002 DA HIDEO NAKATA.

CRITICA

"Girone di ritorno coi bestseller dell'horror made in Japan che hanno furoreggiato e comunicato nuove paure di fantasmi quotidiani e casalinghi. Dall'originale di Nakata del 2002, col suo incubo d'acqua, è un fedele thriller remake Usa metropolitano che fa (invano) il verso al capolavoro 'Rosemary's Baby' di Polanski con la regia del brasiliano Walter Salles, che non c'entra nulla (sono suoi gli ottimi 'Central do Brasil' e 'I diari della motocicletta'). Resta invariato il rapporto morboso tra madre divisa e figlia, in cerca di nuova casa; ma i ghost orientali sono invisibili, non c'è bisogno di logica per spiegare come mai la macchia d'umido diventi l'atavica paura di vivere. L'equazione non funziona, è esteriore, ma è ammirevole il cast: con mamma Connelly un trio d'eccezione (Tim Roth, John C. Reilly e Pete Postlethwaite). Badalamenti cerca di travolgerci in musica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 ottobre 2005)

"Prendere il brasiliano Walter Salles, che ha dato il meglio nel genere del patetico ('Central do Brasil') e fargli ricalcare un horror del giapponese Hideo Nakata sullo sfondo di New York è indice di globalizzazione più che di intelligenza. (...) Frutto della depressione che ha colpito Tokio, certo cinema economico fa a Hollywood l'effetto che a Parigi fa il neorealismo, ribattezzato nouvelle vague: induce i produttori a credere di poter spendere poco e guadagnar molto, perché si gira tutto in interni, senza effetti speciali che vadano oltre la secchiata d'acqua, mentre una bambina strilla, una mamma piange e la tv s'accende da sola. Ma da soli si chiudono anche gli occhi dello spettatore." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 ottobre 2005)

"Con 'Dark Water', remake dell'omonimo film di Hideo Nakata, il regista Walter Salles ('Central do Brasil', 'I diari della motocicletta') debutta nell'horror. La sua, però, non è una visione violenta dell'horror: Salles non ama il sangue, ama invece l'animo umano e nel suo film gioca tutto sulla tensione psicologica. E ci riesce, perché in 'Dark Water' ci si spaventa proprio perché si capisce che il mostro è dentro di noi e la minaccia ben più sottile di uno zombie." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 7 ottobre 2005)

"Walter Salles, l'ammirato regista brasiliano di 'Central do Brasil' e dei 'Diari della motocicletta', dirige negli Stati Unititi il rifacimento di un horror giapponese di Hideo Nakata sul classico tema della casa abitata da fantasmi. Girato benissimo. Niente di più tranne due elementi straordinari: la densa acqua nera che misteriosamente allaga l'appartamento in cui sono andate ad abitare a New York una giovane madre divorziata e la sua bambina: la protagonista Jennifer Connelly, molto bella, immagine esemplare di dolcezza e di amore materno minacciosamente oscillanti tra passione e nevrosi." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 7 ottobre 2005)

"Parafrasare in versione occidentale da uno dei film-chiave del nuovo horror giapponese era, a priori, rischioso per la perdita di atmosfera che ne sarebbe - inevitabilmente - derivata: i film di Nakata sono serie B 'sporche' e ossessive, e proprio in ciò consiste la fascinazione che emanano. Ma che c'azzeccava Walter Salles ('I diari dela motocicletta') con un repertorio codificato come quello delle storie di fantasmi giapponesi? Invece non delude affatto. La prima parte rifà quasi scena per scena il modello; ma il seguito se ne emancipa e va in diverse direzioni, a cominciare dall'introduzione di una serie di personaggi maschili borderline. Cosa che, se da un parte indebolisce la portata emotiva del soggetto, dall'altra, si presta a ottime caratterizzazioni: Tim Roth come avvocato altruista; Pete Postlethwaite nella parte dello scorbutico portiere; John C. Reilly in quella del laido amministratore di condomini. In più, Salles non forza mai la mano, preferendo installare nello spettatore un panico 'light', ma costante, senza ricorrere agli effetti speciali." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 ottobre 2005)
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