Danny the Dog

FRANCIA, USA, GRAN BRETAGNA, HONG KONG - 2005
Danny the Dog
In Scozia, Danny è cresciuto sin da piccolo, come una sorta di moderno schiavo. Conosce da sempre solo l'odio e la violenza, e l'unica lezione che gli è stata impartita è come farsi valere e come combattere. E' sempre solo e, non avendo mai avuto vicino persone pronte ad occuparsi di lui, non è in grado di avere delle relazioni sociali soddisfacenti per cui ha le capacità intellettive e la personalità di un bambino. Bart, il suo padrone, lo ha accolto e addrestrato con un unico scopo: quello di farne una micidiale macchina di morte nei pericolosi e sanguinosi incontri di lotta clandestina che si svolgono nella periferia della città. Danny diventa in breve tempo il campione indiscusso del circuito illegale e procura molti soldi al suo padrone nel giro delle scommesse clandestine. Un giorno però, in seguito a un incidente, Bart entra in coma e Danny si trova improvvisamente libero, ma solo e sperduto in un mondo che non conosce e che non sa come affrontare. L'incontro con Sam, un pianista cieco braccato da dei gangster che vogliono ucciderlo per impedirgli di fare importanti rivelazioni, gli cambierà la vita...
  • Altri titoli:
    Unleashed
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, POLIZIESCO, THRILLER
  • Produzione: CLUBDEAL LTD., CURRENT ENTERTAINMENT, DANNY THE DOG PRODS LTD., EUROPA CORP., TF1 FILMS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 10 Giugno 2005

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Volgare e laido malavitoso, Bart (Bob Hoskins) riesce sempre a convincere i suoi rivali grazie a Danny (Jet Li), vera e propria macchina da combattimento, cresciuto in cattività e addestrato come un cane sin dalla tenera età. Basta un comando del suo padrone e Danny, inconsapevolmente fedele, uccide senza remore. L'incontro fortuito con un accordatore di pianoforti, il cieco Sam (Morgan Freeman), diventerà per Danny la molla per riprendere confidenza con la vita, i sapori e la musica. Accolto nella casa dove vive con la figliastra Victoria (Kerry Condon), Danny inizierà a ricordare qualcosa del suo passato. Ma Bart e i suoi scagnozzi torneranno sulle sue tracce. Sceneggiato da Luc Besson e diretto dal giovane Leterrier, già coregista di Corey Yuen per il dimenticabile The Transporter, questo Danny the Dog riesce a sintetizzare l'esplosione adrenalinica di combattimenti all'ultimo sangue - nei quali, come sempre, Jet Li furoreggia senza cedimenti - con la riscoperta di un'esistenza troppo a lungo negata. Ambientato a Glasgow, il film scorre sui binari paralleli di un doppio (e ugualmente "acquisito") rapporto filiale: il padre aguzzino (un Bob Hoskins straordinariamente cattivo) da una parte, il padre amorevole dall'altra per una visione dicotomica del mondo, sommerso e violento nella rappresentazione (altamente spettacolare) dei combattimenti clandestini, accogliente e luminoso in superficie, ovattato dalla magia della musica. La scoperta di un possibile contatto umano, l'epifania del trauma infantile da cui tutto ebbe inizio e la consapevolezza di poter finalmente eludere la morsa di un collare per troppi anni indossato diventano gli elementi chiave della rinascita del protagonista, un Jet Li convincente nella duplice caratterizzazione d'innocente, al contempo inaudita violenza. Superbe alcune sequenze (una su tutte: lo scambio di colpi in un metro quadrato fra Danny e il lottatore in bianco) e splendida la colonna sonora, interamente affidata alle sonorità dei Massive Attack.

CRITICA

"Jet Li è (insieme con Donnie Yen) l'erede di Bruce Lee: è ovvio che in 'Danny the Dog' il kung fu si sprechi. Ma, al contrario di molti altri casi, questo film non è un pretesto per mettere in scena le arti marziali e non f a semplicemente da sfondo a feroci e sanguinolenti combattimenti. Dietro, c'è molto altro. Come la sempre affascinante storia di un primitivo, una specie di Tarzan, che scopre la vita, la civiltà e gli affetti quando è già un adulto. 'Danny The Dog' diventa così un miscuglio di violenza e dolcezza, al ritmo della musica dei 'Massive Attack'. Non a caso produce Luc Besson." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 10 giugno 2005)

"Un pianista americano di colore, cieco, e la sua timida figlia accolgono il selvaggio cinese Danny, lo rendono umano e lo strappano alla sua allucinante condizione. È lo schema di una favola moderna, di un feuilleton strappalacrime, ma la presenza del cinese Jet Li, uno degli eredi di Bruce Lee, e delle arti marziali e la colonna sonora dei Massive Attack fanno di 'Danny the Dog', prodotto da Luc Besson, un dignitoso miscuglio di action/kung fu movie, commedia e melodramma. (...) Morgan Freeman e Bob Hoskins interpretano il buono e il cattivo tra i quali si muove Jet Li, all'inizio una via di mezzo tra l'enfant sauvage di Truffaut e un personaggio di Herzog, pronto a sfoderare il suo micidiale repertorio marziale quando è costretto a combattere contro spietate creature." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 12 giugno 2005)

"Leterrier, deb che ha lavorato al fantasy horror e per Asterix, ha un io di cinema diviso che il suo produttore Besson cerca di congiungere in questo curioso film subliminale. (...) Il ping pong fra colpi bassi di kung fu e il sospetto che nella melodia ci sia l' arte della vita è didascalico, elementare, ma la cornice fantastica colpisce nel segno." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 giugno 2005)

"Sì, d'accordo: il soggetto di 'Danny the dog' è abbastanza ridicolo; però non stupirà chi conosce Luc Besson di cui interpreta alla lettera l'immaginario popolato di assassini disadattati quanto ansiosi di redenzione. Non è il caso, insomma, di parlare di psicologia, né di esigere verosimiglianza. L'obiezione è un'altra e riguarda un paradosso evidente: per raccontare la conversione dell'angelo della morte alla bontà, il film sgrana un rosario di zuffe una più feroce dell'altra, fatte su misura per alzare il tasso di adrenalina dello spettatore in sinergia con la colonna sonora originale dei Massive Attack. Che poi le sequenze in questione, coreografate Yuen Wo-Ping, ben girate e montate, siano la vera ragione d'essere di tutta la faccenda, non sfugge a nessuno: ma fa a pugni con la pretesa 'morale' della favola." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 10 giugno 2005)
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