Cuori

Coeurs

FRANCIA, ITALIA - 2006
Cuori
Nicole cerca in tutti i modi di far funzionare il suo rapporto con il fidanzato Dan, ex militare con problemi di alcoolismo, ed è in cerca di un appartamento più grande nella prospettiva di un matrimonio. Per trovare casa, Nicole si affida a Thierry, un agente immobiliare che vive con la sorella Gaëlle, una donna che cerca disperatamente l'amore. Thierry divide il suo ufficio con Charlotte, una collega apparentemente bigotta ma che è invece piena di contraddizioni morali. Per espiare le sue 'colpe', Charlotte ha deciso di prendersi cura di Arthur, un burbero e dispotico anziano malato, padre di Lionel, un barman solitario il cui miglior cliente è lo stesso Dan...
  • Altri titoli:
    Piccole paure condivise
    Petites peurs partagées
    Private Fears in Public Places
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: adattamento della pièce teatrale "Private Fears in Public Places" di Alan Ayckbourn
  • Produzione: ARENA FILMS, FRANCE 2 CINEMA, STUDIOCANAL
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 6 Dicembre 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Registro corale e toni agrodolci per l'ottantaquatrenne mostro sacro della Nouvelle Vague Alain Resnais, che porta sul grande schermo Cuori tratto dalla commedia teatrale di Alan Ayckbourn Private Fears in Public Place (Piccole paure condivise). Protagonisti sei personaggi in cerca di una Parigi solo evocata, dove nevica costantemente, con i fiocchi che legano una scena all'altra. Tutto è piccolo, le case, gli uffici, i bistrot, le esistenze stesse, sospese in una terra paradigmatica che  scoperchia le camere e sovrappone pubblico e privato. Siamo dalle parti del teatro, più che del cinema, e Resnais chiede molto, se non tutto, ai suoi ottimi interpreti tra i quali, oltre ai fedelissimi Pierre Arditi e Sabine Azema e all'inarrivabile André Dussollier, spicca la nostra Laura Morante nel ruolo più sofferto del film. Di fronte a una camera che si muove - poco - con consumata esperienza, a dipanarsi è la miseria, la solitudine e la routine del contemporaneo vivere, che lo sguardo del regista prima sfiora delicato e "simpatico" e poi stigmatizza in tutta la sua tristezza. Non è un film entusiasmante - nemmeno lo vuole essere - Cuori, sceglie di costruirsi sull'intensificazione di scene e vissuti analoghi, (si) stanca abbastanza presto, mette sottovuoto ansie e timori, che sono, appunto, piccoli e condivisi. La riflessione sul tempo, sul Divenire e sulla Memoria, che aveva scolpito, tra gli altri, L'anno scorso a Marienbad e Hiroshima mon amour, ora è consapevolmente fagocitata dalle immagini, conclusa nell'hic et nunc dei quadri, quadri cartesiani in cui Resnais ancora non rinuncia a tracciare le coordinate rigorose e altere di una poetica compiutamente novecentesca. Invecchiato, Alain Resnais per Cuori ha voluto - dovuto? - cambiare ottiche, "limitandosi" a close-up psicologici del Presente. Ma non ha perso l'ambizione. E ora punta al paradigma minimal per non perdere il posto che gi spetta di diritto nel cinema e nel nostro immaginario collettivo. Un film piccolo, ma condivisibile.

NOTE

- LEONE D'ARGENTO PER LA MIGLIORE REGIA E PREMIO FRANCESCO PASINETTI (SNGCI) PER LA MIGLIOR INTEREPRETE FEMMINILE A LAURA MORANTE ALLA 63MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2006).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2007 COME MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (LAURA MORANTE).

CRITICA

"All'insegna della rinuncia. Alain Resnais ha avvolto questi cinque personaggi in viluppi, sempre velocissimi, in cui il dramma, senza alcun scompenso, si affianca alla commedia. Con tratti nitidi e incisi in ognuno, con dialoghi martellanti ingioiellati da un francese, anche se quotidiano, prezioso e con un senso alto del cinema che, con immagini realistiche, ma sempre di grande valore figurativo, e con ritmi che, alternando rapidamente ogni scena, arrivano a far procedere l'azione quasi di corsa. Salvo sostare malinconicamente alla fine al momento di tirare le somme negative di tutto, e di tutti. Lode senza riserve anche gli interpreti, scelti fra i maggiori del cinema d'oltralpe cui degnamente si accompagna la nostra Laura Morante. Vizi, scattanti, incisivi, sempre veri e sempre lontani, anche nelle soste, dal sospetto del palcoscenico. Il migliore, André Dussollier, irraggiungibile." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2006)

"L'ormai vegliardo maestro di 'Marienbad' non riflette più sul tempo (che va e torna), ma si inchioda al presente che incombe: e gioca con i suoi attiori prediletti costruendo con leggera amarezza il mosaico dell'inevitabile solitudine e della fragilità dell'amore, impossibile o molesto. (...) Se arriva un attimo lieto, fuggirà subito, perché questa è la regola; e non varia. La malinconia si invita sempre da sé." (Claudio Carabba, Magazine, 14 settembre 2006)

"Per una felice coincidenza distributiva, 'Cuori' esce contemporaneamente a 'Le rose del deserto' del nostro Mario Monicelli. Ad avere la possibilità, sarebbe interessante vederli entrambi, casomai ravvicinati. Avreste la sensazione, piuttosto unica, di saggiare di che pasta è fatto il cinema quando raggiunge la perfezione di incastri alla Resnais o quando si impone nella caotica vitalità monicelliana. Due maestri a confronto, due modelli, due storie tra commedia francese raffinata e commedia all'italiana d'annata." (Dario Zonta, 'l'Unità', 1 dicembre 2006)

"Un balletto dei destini incrociati, dove ogni speranza è destinata a fallire al contatto con la realtà, dà luogo a un film crepuscolare e pessimista; ma è dell'arte di Resnais rivestire il pessimismo di eleganza e ironia poetica, fino a renderlo quasi dolce. Sulla base di una pièce di Alan Ayckbourn ('Piccole paure condivise'), le vite dei sei personaggi di sfiorano, s'incrociano, si dividono in due ore di spettacolo concentrate con una precisione millimetrica, eppure mai artificiose. E' come se i vecchi maestri europei si depurassero sempre di più col passare degli anni; incredibile la limpidezza dello sguardo raggiunta da autori come de Oliveira e Resnais in età veneranda. Tutto avvolto nella sua 'petite musique', 'Cuori' fa pensare a una canzone senza una stecca, armoniosa, allegra e malinconica assieme, intonata da un coro di attori uno più bravo dell'altro." ('la Repubblica', 1 dicembre 2006)

"Chissà se Alain Ayckbourn nell'ideare e mettere in scena la sua commedia 'Paure private in luoghi pubblici' (2004) ha pensato all'eventualità che Alain Resnais ne ricavasse un film come aveva già fatto con 'Smoking: non smoking' (1993). (...) La falsariga resta quella di Ayckbourn, con la variante della cornice spostata a Parigi. Quanto al risultato, è straordinario con quale grazia e fermezza il veterano Resnais (classe 1922) riesca a tenere le fila di una trama impalpabile quanto sapientissima, intessuta su un gioco di incontri e scontri più o meno casuali che in un'altalena di gioie e delusioni vanno a comporre un quadro dolce-amaro di solitudini." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 1 dicembre 2006)

"Sei personaggi (più uno che non si vede) in cerca di una trama che fa incrociare i rispettivi destini. Questa è la sintesi di 'Cuori', il film di Alain Resnais tratto dalla commedia 'Private Fears in Public Places' di Alain Ayckbourn. (...) Prefazionando un copione articolato in 54 scene, a volte brevissime, che sembra una sceneggiatura, Ayckbourn si dichiara paradossalmente contrario al celluloid approach per la scrittura teatrale. E raccomanda ai registi di organizzarsi come ha fatto lui a Scarborough: scena fissa con modifiche di ambientazione allusive, altrimenti i cambiamenti occuperebbero 27 minuti di tempi morti. Nel cinema il problema non si pone, soprattutto quando c'è un regista come Resnais imbattibile nello scandire in maniera fluida il ritmo del racconto. Avendo alle spalle mezzo secolo di titoli spesso divenuti classici, a un certo punto l'84enne maestro ha avuto l'ispirazione salvifica di abbandonare le fonti letterarie sofisticate per andare verso la vita; e nel tragitto si è imbattuto nell'offerta vastissima delle 68 commedie di Ayckbourn. Dopo 'Smoking; No Smoking' (1993), il regista ha scelto 'Paure private in posti pubblici' attratto dalla bizzarria delle combinazioni e dal messaggio condensato dall'autore in termini che riporto alla lettera perché è impossibile dire meglio: 'Le nostre vite sono legate molto più di come crediamo; e le azioni individuali, sia pure involontarie, spesso creano increspature che diventano onde e finalmente scuotono costruzioni lontane miglia su qualche sponda distante'. Proviamo a guardare secondo tale ottica l'esistenza nostra e di coloro che ci stanno intorno e scopriremo una commedia umana simile all'articolata tranche de vie, senza inizio né fine, che emerge da Cuori anche per merito di un'affiatatissima e pluripremiabile compagnia attoriale." (Tullio Kezich, 'Corriere della Serra', 1 dicembre 2006)
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