CON RABBIA E CON AMORE

ITALIA - 1995
CON RABBIA E CON AMORE
Ad una fermata d'autobus si incontrano Francesca, diciottenne che sta collaborando ad uno studio veterinario e Claudio, studente universitario. I due cominciano a camminare insieme e parlano di molte cose. Arrivano al posto di lavoro di Claudia, e si salutano, promettendo di rivedersi, quando all'improvviso sul marciapiede passa una moto a tutta velocità e vengono sparati alcuni colpi di pistola. Grande panico, fuga dei presenti, urla di disperazione: Francesca rimane per terra, colpita da un proiettile, e viene portata all'ospedale in coma. Per Claudio comincia un periodo difficile e confuso. Si sente in parte colpevole di non aver trattenuto Francesca ed ora passa quasi ogni giorno davanti alla stanza dove la ragazza lotta con la morte. E' una situazione che cambia del tutto la sua vita e quella di chi gli sta attorno: la sua ragazza Michela, trascurata e adirata, i genitori Piero e Sandra che vivono un momento delicato della loro vita coniugale, il nonno Leone, ancora attivissimo e dedito con un amico a recuperare attraverso immagini cinematografiche la storia dell'Italia del secondo dopoguerra. La carica di affetto e di amore che Claudio mette nei suoi soliloqui con Francesca ottiene infine l'effetto di far tornare la ragazza alla vita.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: TV MA & ASSOCIATI
  • Distribuzione: UIP - COLUMBIA TRI STAR HOME VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO GENNAIO 1996

CRITICA

Di tutto il racconto la parte che convince di più - ad eccezione del finale forse un po' troppo consolatorio - è proprio quella che si stringe attorno al ragazzo deciso a salvare a tutti i costi quella sconosciuta incontrata per caso e di cui, nonostante sia fidanzato con una collega di università, si è innamorato a prima vista. Qui i sentimenti sono ben dosati ed espressi con finezza, hanno una loro logica, un loro senso e Alfredo Angeli, regista ma anche sceneggiatore, riesce sempre a inserirli con modi svelti e plausibili tra le pieghe delle altre storie, senza suscitare nè inciampi nè fratture. Sono però proprio queste altre storie che stentano a imporsi, sia quelle familiari di Claudio, con la sbandata un po' gratuita del padre con la giovane veterinaria, sia, soprattutto, quelle degli anziani che si materializzano attorno a un film amatoriale costruito dal nonno e dal suo coetaneo con documenti fotografici di questi ultimi sessant'anni. Una pagina troppo voluta che stenta a trovare una sua collocazione - narrativa e psicologica in tutto il contesto. Di particolare rilievo, invece, tutti gli interpreti: il padre è con tensioni e perfino tremori Massimo Dapporto, nelle vesti della madre si impone con la consueta finezza Angela Finocchiaro, la veterinaria ha il fascino e la disinvoltura di Giuliana De Sio, il nonno e il suo amico sono, con severa dignità, Gabriele Ferzetti e Jean-Pierre Cassel. Claudio è Francesco Bonelli, felice protagonista, nell'80, di Voltati Eugenio di Luigi Comencini. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 4/5/97) Liaffettuoso gruppo è dominato dalla figura carismatica del nonno Gabriele Ferzetti che con il vecchio amico Jean Pierre Cassel prepara un montaggio di immagini di repertorio e stralci di pellicole che è un piccolo film nel film (e molto meglio riuscito): dove trascorrono in rapida sequenza momenti magici e difficili della nostra storia post-bellica. Forse a suggerire che italiani onesti e umani come i protagonisti (anche per questo, però, un po' fasulli) farebbero un'Italia migliore. (La Stampa, Alessandra Levantesi, 29/4/97)
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