Casa Howard

Howards End

GRAN BRETAGNA, GIAPPONE - 1992
Casa Howard
Nei primi del '900, in Inghilterra, dopo il mancato fidanzamento fra Paul Wilcox, figlio di una ricca e formalista famiglia edoardiana, ed Helen Schlegel, intellettuale e impulsiva, i rapporti fra le due famiglie si sono bruscamente interrotti. Una sera Helen, uscendo da un concerto, prende per sbaglio l'ombrello di un giovane, Leonard Best, che per riaverlo, la segue sotto la pioggia fino a casa, dove conosce la gentile sorella maggiore di lei, Margaret. Dopo qualche tempo, poiché Helen si tratterrà a lungo in Germania e Paul si trasferisce in Nigeria, cadono i motivi che avevano allontanato le due famiglie, e nasce una profonda amicizia fra la sensibile e aristocratica Ruth Wilcox (madre di Paul) e Margaret Schlegel, che, nonostante la differenza d'età, si comprendono e si apprezzano. Sentendo che la ragazza è addolorata per dover lasciare la casa in cui vive e non riesce a trovarne un'altra perché ha poco denaro, Ruth vuole condurla a Casa Howard, l'amato cottage di sua proprietà, nell'Hertfordshire. Però il precipitare della malattia che l'ha colpita, le impedisce quel breve viaggio con l'amica, che le fa spesso compagnia. Prima di morire, Ruth scrive a fatica un biglietto, senza data e senza firma, in cui dichiara di voler lasciare Casa Howard a Margaret Schlegel. Ma il vedovo Henry, abile e ricco uomo d'affari riunisce i figli Charles e Paul, la figlia Evie e la nuora Dolly (moglie di Charles) e tutti sono subito d'accordo nel voler distruggere quello scritto "insensato" del quale Margaret ignora l'esistenza. Così vien fatto. Intanto Leonard Best, che ha sposato Jackie, una donna volgare a cui era legato da tempo e ha un lavoro modesto, rivede le sorelle Schlegel, le quali, per aiutarlo, chiedono consiglio ad Henry Wilcox, circa la solidità della ditta in cui il giovane è impiegato, e il finanziere risponde sicuro che tale società sta per fallire e che Best farà bene a licenziarsi al più presto. Leonard segue il consiglio e si rovina perché non trova altro lavoro, mentre il presunto fallimento non avviene affatto. Helen e Margaret sono addolorate per il danno causato al loro protetto, che rifiuta del denaro. Intanto Henry dona a Margaret una preziosa bottiglia del '700 come ricordo di sua moglie, e comincia a frequentarla. Improvvisamente le chiede di sposarlo perché si sente solo e Margaret accetta con grande ira di Charles perché questa borghesuccia prenderà il posto di sua madre. Intanto viene celebrato il fastoso matrimonio di Evie Wilcox e al ricevimento giungono improvvisamente Helen e i coniugi Best, cui la ragazza vuole procurare del cibo, perché sono affamati. Margaret si offre di ospitare i Best in albergo, ma Jackie, rimasta sola, si ubriaca, e vedendo Henry gli ricorda la loro antica conoscenza (è stato il suo amante dieci anni prima), mentre ora finge di non riconoscerla. Dopo una scenata fra Henry e Margaret, costei perdona il futuro marito e presto i due si sposano. Intanto Helen ascolta le malinconiche confidenze di Best; va in barca con lui sul fiume e finisce fra le sue braccia. Passano alcuni mesi, Helen è sempre in Germania e scrive solo cartoline, evitando di incontrare i parenti, che finiscono col pensare ad una malattia mentale, e perciò le danno appuntamento a Casa Howard, dove le faranno trovare un medico. Ma appena la ragazza arriva, tutto è chiaro: Helen è incinta di alcuni mesi, ma vuole restare sola ed essere l'unica responsabile, infatti Leonard è ignaro. I Wilcox sono indignati per la macchia sull'onore della famiglia, e Margaret chiede invano al marito di perdonare sua sorella, come lei ha perdonato lui. Intanto Best va a Casa Howard, per avere notizie di Helen, ma Charles, infuriato, prima lo schiaffeggia, poi gli va addosso percuotendolo con un'antica spada: nel trambusto Leonard viene schiacciato da uno scaffale di libri e muore. Il medico dice che forse era malato di cuore, ma Charles viene messo sotto inchiesta, dalla quale esce assolto. Frattanto Margaret ha deciso di lasciare il marito e dedicarsi alla sorella e al bambino. Dopo alcuni mesi, Henry, sapendo che i figli non tengono a Casa Howard, decide di darla a sua moglie, confessandole che era stata indicata come erede nel testamento di Ruth.
  • Durata: 140'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Tratto da: romanzo di E.M. Forster
  • Produzione: MERCHANT IVORY PRODUCTIONS, CINEMA TEN CORPORATION, FILM FOUR INTERNATIONAL, IDE PRODUCTIONS, IMAGICA CORP., JAPAN SATELLITE BROADCASTING INC., SUMITOMO CORPORATION
  • Distribuzione: DARC (1992) - PANARECORD, DE AGOSTINI

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1992.

- SUONO: JOHN BRIGHT

- TRUCCO: CHRISTINE BEVERIDGE.

- PREMI: 3 OSCAR (1992) MIGLIOR ATTRICE, MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, MIGLIOR SCENOGRAFIA.

- BRITISH ACADEMY OF FILM AND TELEVISION ARTS AWARDS 1992: MIGLIOR FILM.

- DAVID DI DONATELLO 1993 PER MIGLIORE ATTRICE STRANIERA AD EMMA THOMPSON.

- IL FILM E' STATO CAMPIONE DI INCASSI IN GRAN BRETAGNA NEL 1992.

CRITICA

"Tutti i personaggi della storia sono studiati in profondità, sia per le stupende interpretazioni degli attori, specie Emma Thompson (Margaret), Anthony Hopkins (Henry Wilcox) e Vanessa Redgrave (Ruth), sia per le finezze della sceneggiatura, opera della preziosa Ruth Prawer Jhabvala. Fotografia, ambientazione e costumi contribuiscono alla raffinatezza dell'opera." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 115)

"Hanno fatto benissimo a premiare, con l' Oscar destinato alla migliore attrice, Emma Thompson. Hanno fatto benissimo a premiare con lei il gran film classico di James Ivory, tratto da uno dei romanzi meno belli e più spietati di Edward Morgan Foster. Il film è forse il migliore realizzato in trent'anni di lavoro comune daL regista americano Ivory, dal produttore indiano Ismail Merchant, dalla sceneggiatrice tedesca Ruth Prawer Jhabvala. (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 ottobre 1992)

"Più complesso e ambizioso dei due altri Forster adattati da Ivory, recitato da un gruppo di interpreti magnifici, Casa Howard, al di là della sua riuscita, rischia di suscitare una certa assuefazione. Tanta fedeltà a un autore può sfociare in monotonia, tanta accuratezza nell'ambientazione può degenerare in maniera e in un cinema paradossalmente medio, senza rischi, colto ed elegante ma fuori dal tempo. Il film è in questo senso esemplare. Chi ama Ivory lo vedrà come il completamento di una trilogia. Chi non lo sopporta lo considererà il facile ritorno ad un genere che è garanzia di successo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero',
28 ottobre 1992)

"Un bellissimo film, dove risultano evidenziate le linee portanti della complessa vicenda attraverso un sapiente lavoro di condensazione drammaturgica, immergendo i personaggi in un'ambientazione sontuosa ed eloquente che richiama lo stile di Luchino Visconti." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera' 31 ottobre 1992)

"Ivory è specialista della trascrizione puntuale, del costume accurato e delle significative conversazioni in campo-controcampo, ma gli fanno, ahimé, difetto l'ampio gesto viscontiano, il pathos visionario, la deviazione inquietante, persino una comprensione meno di prammatica del testo." (Valerio Caprara,
'Il Mattino', 1 novembre 1992)
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