Calvario

Calvary

GRAN BRETAGNA, IRLANDA - 2014
4/5
Calvario
Esattamente all'opposto del Sergente Gerry Boyle, Padre James Lavelle è un buon uomo intento a rendere il mondo un posto migliore, continuamente sconvolto e rattristato dai dispettosi e rissosi abitanti del suo piccolo paese nella campagna irlandese. Un giorno, durante una confessione, la sua vita viene minacciata e le forze del male gli si fanno sempre più vicine...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: REPRISAL FILMS, OCTAGON FILMS, IRISH FILM BOARD, BFI
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX ITALY (2015)
  • Vietato 14
  • Data uscita 14 Maggio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Si possono mescolare Bernanos e Sedaris, Bresson e (il primo) Danny Boyle? Soprattutto, è possibile farlo senza tradire i primi né sconfessare i secondi? E' questa la scommessa, ampiamente vinta, su cui(si) gioca Il calvario, Premio Ecumenico a Berlino 2014: realizzare un film “bergmaniano” nei temi ed esuberante nei modi.
L'irlandese John Michael McDonagh (era suo Un poliziotto da Happy Hour: pessimo titolo, buon film), mostra fegato e talento nel sapersi destreggiare tra registri diversi - dal tragico al grottesco, dal metafisico al dissacrante - mantenendo compattezza narrativa e armonia formale.
Perno centrale dell'operazione e paradigma di tutte le sue meravigliose contraddizioni è il prete di una minuscola isola al largo di Dublino, padre James (Brendan Gleeson), corpulento fuori e tenero dentro, faccia da tipico ubriacone irlandese, convertitosi all'astemia e alla religione cattolica dopo la morte della moglie. Il calvario racconta la sua settimana di passione, iniziata con la minaccia di morte raccolta in confessionale e destinata a concludersi nel tragico faccia a faccia con l'assassino.
Sette giorni per morire, trascorsi nel cercare di salvare più anime che può, come farebbe il buon pastore con le pecorelle smarrite. Il problema è che il gregge di pecore somiglia più a un branco di lupi pronto a sbranare l'agnellino: potenziali uccisori, adultere impenitenti, medici senza Dio, prostituiti, affaristi, cocainomani e persino una figlia aspirante suicida.
Tra sketch paradossali e domande ultime, il film scivola via giorno dopo giorno, abisso dopo abisso, allungando la sua ombra minacciosa su quella fiammella che padre James tenta eroicamente di tenere accesa (“Non esistono cause perse”, ripeterà più volte, mentre la sventura si abbatte su di lui come ai tempi di Giobbe).
Così, su questa isola-mondo sospesa su un vischioso aldilà, si consuma il classico dramma dostoevskiano: è più forte il peccato o la grazia, la colpa o il perdono? Sullo sfondo anche la cronaca, con le questioni scottanti della pedofilia (la chiesa irlandese è stata quella maggiormente coinvolta negli scandali), dell'eutanasia e della guerra al terrorismo, passate in rassegna con humor nero, a tratti feroce, non per questo banale.
La mano di McDonagh è ferma, il cast di contorno molto azzeccato (da Kelly Reilly a Chris O'Dowd, da Domhnall Gleeson ad Aidan Gillen), le battute di dialogo fulminanti. Efficaci i contrasti di luce (l'illuminazione di Larry Smith è gelida in esterni, infernale in interni), solenne lo score di Patrick Cassidy, maestoso Brendan Gleeson.
La salita al Golgota non è mai stata tanto avvincente.

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA (SEZIONE 'PANORAMA') AL 64. FESTIVAL DI BERLINO (2014).

CRITICA

"Ci sono molti Giobbe in giro sugli schermi, uomini per cui diventa difficile amare il prossimo loro come se stessi, ma ci si prova. Oltre al magnifico 'Leviathan', c'è il prete innocente che paga colpe storiche di 'Calvario'. (...) Del regista irlandese John Michael McDonagh, come in 'Un poliziotto da Happy Hour', usa l'ottimo Brendan Gleeson al centro di un quadretto folk di delusi di provincia (...). Come nell'altro film l'autore (...) sta al servizio di due padroni, il poliziesco e il ritratto sociale con incursioni nel dialogo brillante. Sullo sfondo la domanda sul perché uccidere come infrazione del comandamento e personale gestione dell'etica (...). Ispirandosi con facoltà di fiction a molti fattacci avvenuti e anche raccontati dal cinema ('Club' di Larraìn e 'Il dubbio') il film è una via crucis che non prevede esborsi di emozione in una compagnia di maschere umane ben identificate. Dove certo gli attori fanno il loro dovere ma, digerito il finale non esaltante, resta il dubbio che, con quell'avvio che stordisce, si poteva e doveva fare di più." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 maggio 2015)

"I film sulle efferatezze commesse dalla chiesa cattolica in Irlanda ancora in tempi recenti sono diventati così numerosi da essere ormai quasi un 'genere'. (...) Non è una passeggiata ma - con l'andatura di un thriller - è un film molto bello." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 14 maggio 2015)

"Piacerà a chi ha molto gradito 'Un poliziotto da Happy Hour' (con Gleeson diretto da McDonagh) e ritroverà il duo in ottima forma. E apprezzerà anche la morale in controtendenza (perché tutta la Chiesa deve pagare le porcherie di qualche servo indegno?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 maggio 2015).

"Originale dramma pseudogiallo, che parte bene, poi si disperde tra i tormenti di un personaggio oppresso da troppi problemi, anche familiari. (...) Bravo Brendan Gleeson, faccia da gangster più che da prete." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 maggio 2015)

"(...) una concentrazione di peccati romanzesca, al limite della parodia, in un villaggio irlandese curiosamente "trendy": pub postmoderno, interni colorati, villa cardinalizia sontuosa, mentre intorno il mare e le celebri pianure verdi sono più angosciose degli interni. Ogni episodio comporta un esemplare richiamo del sacerdote all'integrità, prima di tutto con se stessi, e si deve alla fotogenia drammatica del fulvo barbuto Gleeson la tensione morale, altrimenti poco credibile nell'eccesso di peccatori (...). Finale senza appello. Biblico." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 maggio 2015)
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