Cake

USA - 2014
Cake
Claire è una donna visibilmente segnata, fisicamente fragile ed emotivamente vuota. Claire soffre, ma allo stesso tempo è riuscita a far allontanare da sé il marito e gli amici; anche quelli del gruppo di sostegno per il dolore cronico. L'unica ancora vicina a lei è Silvana, la governante di casa, se non altro perché pagata. Poi, il suicidio di Nina, una ragazza incontrata alle sedute di sostegno, cambia tutto: le due si conoscevano appena, ma la figura della ragazza appare continuamente nei sogni e nelle allucinazioni (provocate dall'antidolorifico) di Claire, che inizia provare una curiosità morbosa sui motivi che hanno portato Nina a compiere un gesto così estremo. Claire arriverà così a insinuarsi nelle vite del marito e della figlia di lei e le risposte alle sue domande daranno risultati del tutto inaspettati.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: CINELOU FILMS, ECHO FILMS, WE'RE NOT BROTHERS PRODUCTIONS, IN ASSOCIAZIONE CON SHENGHUA ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2015)
  • Data uscita 7 Maggio 2015

TRAILER

NOTE

- JENNIFER ANISTON FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

- JENNIFER ANISTON E' STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2015 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA DI FILM DRAMMATICO.

CRITICA

"(...) pure per la romantica Jennifer Aniston, è arrivato il momento senza trucco, con lo sfregio a vista, scarface da gangster. Tutto, ricerca di fantasmi, affetti, nevrosi, è affidato all'elegante ma fittizio cliché del dramma californiano con piscina, dove la sola verità sta nella giustificata crisi della colf messicana (Adriana Barraza). Se fosse di Kieslowski sarebbe 'Film Grigio', perché non emerge granché dal professionismo poco originale di Daniel Barnz che fa sdraiare non metaforicamente la pur impegnatissima Aniston sul ruolo e la sua rabbia, lasciando gli squittii dei «friends»." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2015)

"«Cake» è un film inevitabilmente consigliato a quel tipo di spettatore che predilige le storie tragiche, i personaggi perseguitati dal destino o dalla malattia, gli attori celebri imbruttiti o addirittura sfigurati in omaggio alle più crude verità della vita. Quest'ultimo esemplare di film nobilmente sgradevole è secondo noi meno che modesto, ma sappiamo di correre il rischio che il giudizio tecnico sia preso per un'esternazione d'insensibilità e cinismo. (...) La performance auto-martirizzatrice è impressionante, ma i simbolismi sono puerili, i comprimari scialbi e la retorica fa capolino in ogni angolo delle inquadrature." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 maggio 2015)

"La chiave (oltre che nella torta cui fa riferimento il titolo) è nei continui spostamenti in auto lungo le superstrade che attraversano Los Angeles e nella postura che assume la protagonista Claire (...). Le soluzioni non sono mai scorciatoie, l'interpretazione così forte da comunicare ad ogni momento la condizione dolente del personaggio." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 7 maggio 2015)

"Quello di Claire in 'Cake' è un ruolo drammatico che Jennifer Aniston ha fortemente voluto, e giustamente visto che le ha consentito di entrare nelle cinquine degli Oscar. Incarnando con naturalezza il personaggio (...), l'attrice dà senz'altro buona prova della sua duttilità di interprete; e tuttavia il film diretto da Daniel Barnz e scritto da Patrick Tobin non è emozionante come dovrebbe e potrebbe. L'infelice susseguirsi di giornate trascorse fra pillole e pensieri suicidi si segue senza particolare coinvolgimento; i dialoghi allucinatori con Nina (...) risultano poco convincenti. Alla fine a funzionare meglio di tutto sono i duetti fra Claire e la governante messicana - lei caustica e insopportabile, l'altra (la brava Adriana Barraza) materna e sollecita - che richiedono quei tempi secchi, ironici tanto congeniali alla Aniston, attrice brillante." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 7 maggio 2015)

"(...) Jennifer Aniston ne è la protagonista assoluta onnipresente e anche la produttrice, e si 'sente'. Tutto ruota attorno al suo personaggio (e a lei) che con uno dei suoi primi ruoli drammatici vuole dimostrare di non essere più solo una Friend(s), ovvero una brava commediante. La sua Claire è piuttosto odiosa e respingente, ottemperata dalla splendida 'mamy' latina Silvana (Adriana Barraza) (...). Sul finale il personaggio evolve e si redime (ovviamente) ma a quel punto lo spettatore sta già scalpitando cercando l'uscita. Terapeutico per un pubblico di donne in carriera." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 7 maggio 2015)

"Jennifer Aniston voleva vincere l'Oscar. La ricetta giusta? Una torta dalla scorza rude ma dal cuore di panna: 'Cake'. Dramma low budget (...) il superamento del problema è al termine del terzo atto come nei manuali si sceneggiatura (senza, però, che accada niente di che) e, tra una battutina e l'altra (ma non era un dramma?), inesorabile potrebbe arrivare la salvezza. Aniston recentemente bravissima in chiave sexy nelle commedie 'Come ammazzare il capo' e 'Come ti spaccio la famiglia'. Qui la torta da Oscar, invece, è venuta male. Morale: non è entrata nemmeno nella cinquina per Miglior Attrice 2015." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 maggio 2015)

"Piacerà a coloro che erano stufi (inclusi i suoi ammiratori di sempre) di vedere la Aniston ripetere all'infinito i soliti personaggi di leziosissima donna in carriera. Qui alle prese (forse per la prima volta) con un ruolo drammatico se la cava con ogni onore. Da 'Cake' Jennifer sognava un Oscar e non era aspirazione immotivata." (Giorgio Carbone, 'Libero', 7 maggio 2015)

"Mettendo da parte i suoi ruoli da commedia che l'hanno resa famosa, anche in televisione, Jennifer Aniston si cala in una pellicola drammatica, difficile e tra le più interessanti del recente panorama cinematografico. Senza trucco in un volto, anzi, solcato dalle cicatrici, l'ex star di 'Friends' abbandona i suoi personaggi frivoli per regalare una delle prove più convincenti della sua carriera. Il problema, però, è che nonostante la sua innegabile bravura, il film finisce per penalizzarla con una sceneggiatura inconcludente e fin troppo stereotipata. Uno spreco inaudito che è costato alla Aniston una sacrosanta candidatura agli Oscar. (...) Nonostante la performance della Aniston, non si riesce a sposare la causa della sua Claire, ad «entrare nel personaggio», a solidarizzare per il suo dolore, vivere le sue emozioni, le battaglie interiori. Una pellicola fredda, distaccata, fin troppo ripetitiva nei suoi accadimenti, che pecca anche nel non voler spiegare, finendo per farsi «subire» da chi è seduto in platea." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 maggio 2015)
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