Caccia tragica

ITALIA - 1947
Dopo la fine della guerra un camion sul quale viaggiano Michele e Giovanna, sposati di fresco, e il ragioniere di una cooperativa agricola incaricato di portare alla sede della cooperativa quattro milioni, viene assalito da banditi che uccidono l'autista e il ragioniere, rubano il denaro e portano via, come ostaggio, Giovanna. Della banda fanno parte Alberto, compagno di prigionia di Michele, e la sua amante Daniela, una ex collaborazionista. Conosciuto il fatto, i contadini della cooperativa s'uniscono ai carabinieri nel dar la caccia ai malfattori. Questi tentano invano di sottrarsi all'accerchiamento e dopo varie vicende Daniela e Alberto con Giovanna, loro prigioniera, s'asserragliano in un edificio, già sede di un comando tedesco, dove vengono assediati. Il terreno intorno è stato minato dai tedeschi e Daniela vorrebbe valersi di un congegno lasciato dai tedeschi per far esplodere le mine eliminando così gli assedianti: per impedirglielo Alberto l'uccide. Avuto in mano Alberto, i membri della cooperativa si riuniscono per giudicarlo. Prevale alla fine la parola rasserenatrice di Michele, il quale induce gli animi alla generosità e al perdono. Il colpevole, di cui si riconosce il pentimento, viene lasciato libero.

CAST

NOTE

- GIRATO NELLE VALLI E NELLE PALUDI DI COMACCHIO.

- NASTRO D'ARGENTO 1948 PER LA MIGLIORE REGIA (EX AEQUO CON "IL DELITTO DI GIOVANNI EPISCOPO" DI ALBERTO LATTUADA) E PER LA MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (VIVI GIOI).

- PREMIO DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PER IL MIGLIOR FILM ITALIANO ALL'VIII MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA.

- MENZIONE SPECIALE AL FESTIVAL DI KARLOVY VARY 1948.

- RIPROPOSTO NELLA SEZIONE "EVENTI SPECIALI" OMAGGIO A GIUSEPPE DE SANTIS.

CRITICA

"Ci sembra si debba poter contare su Giuseppe De Santis, il quale sa raccontare con evidenza plastica e ritmica efficacia una storia abilmente congegnata in cui i cari problemi del momento oltre che trovare qui la loro più adeguata rappresentazione, costituiscono altresì il pretesto per dar modo al regista di esprimere una sua personalità." (Francesco Pasinetti, "Bianco e Nero", n.2 aprile 1948)
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