By the Sea

USA - 2015
By the Sea
Sud della Francia, anni Settanta. Roland, uno scrittore americano, arriva insieme alla moglie Vanessa in una tranquilla e pittoresca località balneare. Quando la coppia in crisi comincia a passare del tempo insieme agli altri viaggiatori, compresi i giovani sposi Lea e François, e la gente del posto, Michel e Patrice, si rende conto di dover fare i conti con questioni irrisolte della loro vita.
  • Durata: 122'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: ANGELINA JOLIE, BRAD PITT PER JOLIE PAS, PLAN B ENTERTAINMENT, PELLIKOLA, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 12 Novembre 2015

TRAILER

CRITICA

"Brad e Angelina, il ritorno. Ma è un tentativo maldestro di diffondere un'immagine di coppia d'artistica sensibilità fuori dallo stress pop dei blockbuster, a partire dal primo 'brangelina movie' degli agenti segreti 'Mr. e Mrs. Smith' (2005). Lei, alla regia, o meglio alla conduzione di un tormento per immagini di cui, purtroppo, non riesce a trovare un punto di vista personale, sfoglia il suo bigino così: mare, caffé, Antonioni, tende velate, Fitzgerald, Resnais. Si vede che hanno fatto vacanze lunghe in Europa." (Silvio Danese, 'Nazione - Carlino - Giorno', 13 novembre 2015)

"Che cosa spinge una star di Hollywood a f are un film c he va contro tutte le regole di Hollywood? Per cercare di capire il senso di un'operazione così controcorrente come 'By the Sea' bisogna passare per questa porta e rispondere a questa domanda. Perché Angelina Jolie non è certo un a sprovveduta nel mondo dello show business: due Oscar (...), tra le 100 donne più influenti del mondo per 'Time' e tra le 100 più potenti per 'Forbes', ambasciatrice «di buona volontà» per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, spesso regina del box office (...), due regie (...) prima di questo 'By the Sea'. E tralasciamo le componenti più decisamente « people» dei suoi quarant'anni (...) fatte anche di pettegolezzi e presunti scandali. Tutto questo per spiegare la sorpresa che si prova di fronte a 'By the Sea', un film che va sicuramente contro le regole che il mercato del cinema cerca di imporre e che probabilmente il box office boccerà ma che in fondo ha qualcosa che non riesce a farci apprezzare la pellicola epperò rende più «umana» la Jolie. (...) 'By the Sea' lascia interdetti: perché non spiega (solo alla fine arriva una giustificazione a cui non vien voglia di credere), perché non fa, perché non tira le (inevitabili) conseguenze. Sembra di essere capitati in un film sull'incomunicabilità fuori tempo massimo, di un erotismo sfiancante e 'maladif', dove anche la scoperta dell'intimità altrui (...) finisce per sprecare le suggestioni che vengono alla mente. (...) manca il coraggio di essere coerente fino in fondo. Troppi silenzi e inquadrature arty, troppi primi piani, troppi svolazzi di gonne, troppe falde di improbabili cappelli. La Jolie cerca con testardaggine un cinema che guarda all'Europa e non a Hollywood ma le manca la forza dell'autore e la necessità dello stile. È un cinema che resta a metà, lontano dallo spettacolo ma anche dal rigore, né carne né pesce. Ammirevole la Jolie a cercarlo ma poi incapace di farlo fino in fondo." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 12 novembre 2015)

"In genere non confondiamo la vita col set, ma nel caso dei 'Brangelina', ovvero la coppia Brad Pitt-Angelina Jolie, ogni distinzione è vana in partenza, anzi una certa sovrapposizione fa parte del gioco. Dunque è inevitabile e forse perfino legittimo proiettare su 'By the Sea' anche echi più o meno remoti della vita dei 'Brangelina'. Ma non cediamo del tutto a questa facile scorciatoia. Prendiamo sul serio la terza regia della Jolie, la sua più personale probabilmente, visto che il copione lo aveva scritto ancor prima di girare i dimenticabili 'Nella terra del sangue e del miele' e 'Unbroken'. Dunque guardiamo più da vicino questa coppia di belli-e-dannati, due cloni di Zelda e Francis Scott Fitzgerald, almeno sul piano del glamour, catapultati in un remoto angolo della Francia anni 70 (alla tv si parla del Watergate). In un trionfo di mezze tinte, di camicie di lino, di Citroën decappottabili lanciate sui tornanti, che cattura l'occhio ma non scalda mai il cuore. (...) il film procede verso un epilogo che potrebbe essere emozionante se lo studiatissimo 'By The Sea', con tutta la sua cura formale (fotografia di Christian Berger, l'operatore di Haneke), la sua colonna sonora d'epoca (la struggente 'Jane B.' di Serge Gainsbourg) e la sua valanga di cliché (dal barista-filosofo Niels Arestrup, alle coppie di anziani felici che infestano i caffè del paesino), non sacrificasse ogni possibile pathos sull'altare di un'esteriorità così cieca e disperatamente vuota che alla lunga fa quasi tenerezza. Come se quell'ossessiva ricerca di eleganza, accompagnata peraltro da un'incapacità di giocare sul sottotesto che è il suo contrario, fosse una prigione. La prigione dorata - di una diva che tenta disperatamente di assumere tutti i ruoli, compreso quello di regista, ritrovandosi sempre alla casella di partenza. Schiava delle immagini, e consapevole di esserlo (ecco il voyeurismo). Dunque incapace di creare immagini davvero vive." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2015)

"Se lo sguardo va all'orologio e non si vede l'ora che il film finisca, qualcosa non va. (...) Se fosse letteratura sarebbe una novella, che in mani talentuose potrebbe fare scintille. Non è letteratura e neanche cinema, ma caricatura dalle pretese molto artistiche, con tutti i vizi dello sguardo americano sull'Europa. La cosa migliore è la DS, peccato che si veda poco." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 12 novembre 2015)

"Incurante dei disastri a cui sono andati incontro tanti hollywoodiani riusciti a esibirsi in film «all'europea», l'indomita Jolie arruola addirittura il marito Pitt in «By the Sea» scritto, diretto, prodotto e interpretato per giocare a nascondino con il proprio passato familiare, la propria vita di coppia ipermediatica e la propria concezione del cinema artistico. Non è facile giudicarlo perché la regista è stata così temeraria e spregiudicata nel mettere sotto la lente d'ingrandimento tutti i dettagli di un'implosione coniugale «all'americana» (oltre a mostrarsi fugacemente nuda), da ridurre gli spettatori in uno stato che neppure loro stessi sapranno definire con certezza. Kitsch supremo o ritorno allo psicodramma di Williams e Albee? Ridicolo involontario o recupero del gusto e le atmosfere anni Cinquanta/Sessanta? Esibizionismo senza rete o esplicito omaggio ai cortocircuiti vita-schermo dei binomi Burton-Taylor e Cruise-Kidman? Per noi il risultato del nobile sforzo è decisamente negativo, con la sua overdose di scene madri e il suo sentore permanente di forzatura e trucco; però a tener presente il successo ottenuto dai recenti strazi dei «Padri e figlie» mucciniani, forse è il caso di accollare l'onere della prova agli imperscrutabili umori del pubblico nostrano. (...) Al di là del carisma divistico i Brangelina non riescono, purtroppo, ad andare e l'impossibilità d'incidere figure corpose e/o coinvolgenti fa sì che il tratteggio delle frustrazioni, delle incomunicabilità e dei complessi torturanti venga sterilizzato dal sussiegoso stile retrò e si mantenga di una superficialità scostante per infine dispiegarsi sullo schermo come un mega trailer zeppo di pose fotogeniche, colori riproducenti la luce naturale, interni beige e avorio e musiche ruffiane di Yared shakerate con un manciata di selezioni pop tra cui, guarda caso, anche una firmata dall'altra coppia «maledetta» Gainsbourg-Birkin." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 12 novembre 2015)

"(...) con la loro aria d'altri tempi, quei coniugi in crisi per un trauma che un complice gioco di voyeurismo li aiuterà a superare, danno una sensazione di fasullo. Non che sia del tutto priva di qualità l'opera terza di regia di Angelina Jolie (...); e certamente la presenza congiunta dei due costituirà un sicuro elemento di traino. E tuttavia se Brad tutto sommato è convincente, c'è un sospetto di narcisismo negli atteggiamenti femme fatale di Angelina; e la rivelazione finale non è tale da giustificare tanta messa in scena, tante pose, tante indugi. In fondo 'By the Sea' pare un'autocelebrazione, forse imbastita su un traslato filo biografico, della real coppia di Hollywood." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 12 novembre 2015)

"Inizio vintage glamour. lui e lei belli e elegantissimi attraversano sulla DS decapottabile un paesaggio morbidamente azzurro. Non siamo però in uno spot di lusso ma nel nuovo film della coppia brangelina, una storia d'amore malata e ambiziosa e non solo per il duplice ruolo di lei, regista e protagonista, accanto a lui, che sembra ammiccare al loro statuto di coppia (nella vita). Certo i due non sono Richard Burton e Liz Taylor, che sbornie e scandali li portavano con disinvoltura dentro e fuori lo schermo. Loro invece, Brad e Angelina, all'immagine di famiglia perfetta ci tengono troppo per essere credibili o per abbandonarsi a un regista «pericoloso» (vedi Kidman-Cruise con Kubrick). Il risultato è che la perversione dolorosamente crudele a cui aspira la storia, moltiplicata dal gioco di specchi narrativo e «reale» finisce per sembrare un dettaglio molto casuale, se non fuori parte come la faccia di Pitt che sembra il primo non riuscire a vedersi nella parte dell'impotente voyuer. (...) niente di nuovo, anzi una situazione narrativa molto riconoscibile che guarda alla tradizione migliore del melodramma. Jolie del resto adora il pastiche, e cosa di meglio di un melodramma per accumulare citazioni di quel cinema classico hollywoodiano che aveva ripercorso già nel suo film precedente? (...) Melvin Popaud e Melanie Laurent, lui uno degli attori più raffinati del cinema d'oltralpe, lei la star di Tarantino, mai visti così brutti e legnosi. (...) l'ossessione di Jolie ruota intorno a una certa idea di femminilità a cui condanna il suo personaggio obbligandolo a essere infelice e rancoroso, e da questo deriva tutto il resto: la paura di invecchiare, il disprezzo per l'uomo, la voglia di vendetta. A guardare un po' più a fondo, un soffio di crudeltà perversa attraversa la galleria di citazioni a cui Jolie sottopone la sua Ness, donna sempre elegantissima e perfetta anche in barca a vela nel mezzo del mare. Controllata come la regista che forse liberando le proprie fantasie otterrebbe risultati artistici migliori." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 12 novembre 2015)

"Piacerà nonostante le poco incoraggianti premesse: 1) Un'Angelina che si è messa a correre dietro il fantasma di Antonioni; 2) una chimica tra i due divi che in passato ('Mr. e Mrs. Smith') non ha funzionato. E invece il film funziona benino su entrambi i fronti. Vuoi vedere che tra qualche anno diremo che la Jolie è più brava che bella?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 12 novembre 2015)

"Che strazio. L'Angelina Jolie regista è perfino peggio dell'anoressica Angelina Jolie attrice. (...) Due ore di sbadigli in camera da letto e in platea." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 12 novembre 2015)

"Una coppia «scoppiata» che ha già oltrepassato l'orlo di una crisi di nervi. Brad Pitt e Angelina Jolie si mettono a nudo, raccontando cosa resta dell'amore quando il matrimonio è al capolinea. Nessuno stimolo, solo noia e paranoia. Non si sa cosa ci sia di realmente autobiografico in «By the sea», il nuovo film diretto da Angelina Jolie Pitt, ma certamente il fatto che lei e suo marito Brad interpretino una coppia statunitense sposata da più di dieci anni la dice lunga. (...) Se tutto questo vuol dire fare terapia di coppia non è dato sapere. Ma non è difficile supporre che il set abbia consentito ai Brangelina di esorcizzare i lati bui di una vita coniugale forse non sempre così felice come le foto patinate dei giornali ce la vorrebbero far apparire. Tra gli esorcismi anche quello del difficile rapporto con la madre della Jolie, Marcheline Bertrand, ex moglie di Jon Voight e morta a 56 anni per un cancro alle ovaie. Angelina lo riconosce e lo ammette tra infinite sofferenze per la prematura separazione dei suoi genitori avvenuta quando aveva solo un anno. (...) Non c'è dubbio che il soggetto della pellicola richiami alla mente il grandioso «Eyes Wide Shut» di kubrickiana memoria. Fatte le debite e inevitabili proporzioni, anche qui la Jolie Pitt scava dentro le sabbie mobili del rapporto matrimoniale. Tra incubi, ombre e tradimenti. In entrambi i film la coppia sopravvive. Attraversa inferni dentro e fuori di sé. Si piega ma non si spezza. Chissà se questo sarà anche il destino dei Brangelina. I sei bimbi che li aspettano a casa lo sperano." (Carlo Antini, 'Il Tempo', 11 novembre 2015)
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