Bianco e nero

ITALIA - 2007
Bianco e nero
Carlo ed Elisa vivono a Roma, formano una splendida coppia, hanno una bambina che adorano e con gli anni si sono costruiti un equilibrio invidiabile. Un giorno, però, quando Carlo conosce Nadine, una donna di colore bella ed elegante sposata con Bertrand, un collega di Elena, la loro vita di coppia subisce un cambiamento che non li farà più tornare indietro...
  • Altri titoli:
    Black and White
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, MARCO CHIMENZ, GIOVANNI STABILINI PER CATTLEYA CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2008)
  • Data uscita 11 Gennaio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
L'integrazione? Possibile, sotto le lenzuola. Sai che novità. Tesi già avanzata quarant'anni fa dall'impertinente Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer, in cui la figlia wasp di una coppia molto liberal s'invaghisce e sposa un aitante giovanotto di colore, causando lo scandalo di genitori all'occorrenza non proprio democratici. Un'altra epoca. Anni di disordini razziali, quartieri sfasciati, coscienze sfasciate, di neri che "fanno posto" ai bianchi (sugli autobus), di bianchi che fanno violenza ai neri (il Ku Klux Klan), di mine e pallottole vaganti e di predicatori sacrificati sull'altare dei tempi che cambiano. Il film di Kramer, pur se leggero, era una bomba ad orologeria pronta ad esplodere sui contrafforti del razzismo puritano. Per questo significativo, epocale. Mutatis mutandis, che giudizio dare di una commedia sul tema interrazziale girata nel nostro Paese e ambientata al giorno d'oggi? E' il caso di Bianco e Nero di Cristina Comencini, dove tra l'uomo bianco e la donna nera scocca l'amore che metterà in crisi, sociale e ideologica, le rispettive e "perbene" famiglie (la moglie di lui e il marito di lei condividono passione e lavoro in un'associazione pro-Africa!). Sarebbe bastato sfogliare i giornali per accorgersi di quanto inattuali fossero i presupposti della regista de La bestia nel cuore. Che senso può avere in tempi di classi miste, coppie miste, di meticciato de facto rispolverare questioni di pelle e pregiudizi antiquati? E che pertinenza può vantare il caso di due famiglie che, a parte il colore, sono poi identiche per principi, cultura e classe sociale (medio-alta borghesia)? Equiparazione scambiata per integrazione. Multirazziale con multiculturale (quando invece un intreccio italo-arabo sarebbe stato più fecondo di suggestioni). Inversione che si fa paradosso quando gioca con gli stereotipi razzisti, che al film non interessa tanto destrutturare quanto trattarli da pre-testi per far (sor)ridere il pubblico. Come se la Comencini non usasse la commedia per rovesciare i cliché, ma utilizzasse quest'ultimi per fare commedia. Un equivoco dal quale non riescono a cavarsi d'impiccio neppure gli attori, incapaci - nonostante la disinvoltura sulla scena di Fabio Volo e l'avvenente generosità di Aissa Maiga - di affrancarsi dal copione liberando ulteriori momenti d'umanità che non siano quelli segnatamente previsti dalla sceneggiatura.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2008 PER MIGLIOR REGIA E FONICO DI PRESA DIRETTA.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2008 PER: MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (ANNA BONAIUTO), SOGGETTO E SONORO IN PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Pur avendo le attrattive di un film che intende soprattutto divertire, con interpreti molto efficaci, 'Bianco e nero' non si sbilancia in profezie su come potrebbe concretarsi la tanto auspicata integrazione. Magari la ferita non è insanabile, ma chissà quanto tempo ci vorrà per approdare all'uguaglianza." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 11 gennaio 2008)

"C'è anche molto dolore, con scene furenti, lacrime, accuse, ma, attorno, mentre il problema razziale fa la sua apparizione in modo quasi soltanto allusivo, pur nella sua precisione di cronaca, quell'amore che domina su tutto è rappresentato quasi con levità, smussando gli strappi, pur sempre presenti, e privilegiandovi in mezzo persino l'idea di un sorriso. Grazie anche a una galleria di personaggi solo in apparenza minori, due madri, un padre, amiche di amici, rappresentati ognuno con il suo colore e il suo segno, specie quando è tra questi che si tende a far emergere il problema del razzismo. Svolto, però, da una sceneggiatura e da una regia che sanno restare delicate anche nei passaggi più incisi, riflessi poi da una recitazione che li esprime con meditata esattezza. Carlo, dimesso, sommesso, dolente ma anche appassionato, è Fabio Volo. Elena, non capace di gridare alto ma con misura, è Ambra Angiolini. Nadine è con sensibilità, Aissa Maiga. Non dimentico, però, di sfondo, le due madri, Anna Bonaiuto e Katia Ricciarelli. Tra le chiavi del film." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 11 gennaio 2008)

"Da persona seria la Comencini non pretende di dare risposte, si limita a imbastire le contraddizioni del cuore e della società con divertimento e finezza senza perdere di vista le implicazioni amare. In un cast indovinato, con belle partecipazioni di Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, spicca l'interpretazione interiorizzata di Fabio Volo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 11 gennaio 2008)

"Piacerà a chi segue da anni il cinema di Cristina Comencini. Che dal babbo Luigi ha imparato l'arte di raccontare sorridendo cose molto serie. Qui ci riesce, pur partendo da una premessa abbastanza mediocre. E ci riesce perché ha saputo rovesciare con apprezzabile abilità i termini del problema. Il nero vittima dei pregiudizi non è un povero 'vu cumprà' con le pezze al culo domiciliato alla Caritas, ma un plurilaureato, colto e raffinato, il 'capo' di Elena, intellettualmente ed economicamente superiore al suo rivale Carlo. Il quale Carlo alla fine comunque risulta essere il vero eroe della vicenda. L'unico, fra bianchi e neri che fan fatica a sciogliersi dai pregiudizi, che non ha da fare nessuna fatica. Perché sciolto lo è sempre stato." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 gennaio 2008)

"Non c'è cattiveria nella commedia di costume di papà: le indicazioni di percorso sono sempre medie, affinché azione e psicologie mai scandalizzino, e battute (poche) e misfatti non siano né mostruosi né insostenibili. Cristina Comencini, per riequilibrare finemente lo squilibrio 'd'immaginario' tra sviluppo e sottosviluppo, utilizza due semi-attori per i ruoli di bianchi e due colossi internazionali, Aissa Maiga e Eriq Ebouyaney, per i ruoli di neri. Cioè 'Lumumba' di Raoul Peck e la prediletta di Haneke e Tanner. Certo, la domanda clou del film è interessante. Perché abbiamo pochi amici neri e viceversa? Se restituissimo il titolo di miss Italia alla connazionale cui fu tolto: sbriciolassimo la Bossi-Fini: cancellassimo i debiti; sminassimo la Libia e proiettassimo 'Il leone del deserto' nelle scuole, chiedessimo scusa all'Etiopia per i gas tossici e ai somali per ciò che non abbiamo fatto e avremmo dovuto, ecco che forse potremmo avere più di un amico africano. L'amicizia è tra pari." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 gennaio 2008)

"'Bianco e nero' è una commedia di costume che viaggia a cento all'ora: ha un grande ritmo e un grande cast, i cui due neri francesi (Aissa Maiga e Eriq Ebouaney, attori che in Francia vantano filmografie di 30-40 titoli) spiccano per talento, bellezza e credibilità. Fabio Volo e Ambra Angiolini, per essere due 'non attori', se la cavano fin troppo bene. L'unico difetto è nell'ambizione di comporre un catalogo esaustivo dei pregiudizi reciproci tra africani e noi: il copione risulta fin troppo zeppo e qua e là, da film sui luoghi comuni, 'Bianco e nero' diventa un film di luoghi comuni. La speranza è comunque che sia un prototipo: e che ne vengano altri, peggiori e - chissa? - migliori." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 11 gennaio 2008)

"C'era una volta la deliziosa commedia Usa 'Indovina chi viene a cena' e l'impareggiabile duo Hepburn-Tracy nobilmente chino sui problemi della propria bella figlia bionda, decisa a sposare un negro, colto e prestante, però color cioccolata. (...) Oggi c'è 'Bianco e nero', superficiale edufilm di Cristina Comencini, che narra la favoletta romana del tecnico informatico bianco, qualunquista e qualunque (Fabio Volo) maritato all'attivista pro-Africa e scassaballe (Ambra Angiolini) e pronto a mollare la casa ai Parioli, la figlioletta viziata e la moglie impegnata per mettersi con una splendida donna negra, elegante nelle mises Armani e pantera a letto. Dov'è lo scandalo? Dove la lotta agli eventuali tabù razzisti, sbandierati via Amref, l'associazione umanitaria sponsor del film, giudicato culturalmente interessante, va da sé, dal ministero di Rutelli? Oggi che, sotto gli occhi di tutti, ristagnano i veri problemi della nostra Africa, ossia la dolce Partenope morta di ecoballe, ci stucca
questa litania sui bimbi del Continente Nero; su quanto sia arduo avere, per compagna, una bonazza di Dakar e su come si debbano chiamare i nostri simili, diversamente colorati. Certo, la regista tendeva alla leggerezza della commedia all'italiana, ma per risultare lievi occorre essere pesantemente attrezzati. Soprattutto di attori in grado di trasmettere un pathos, che non c'è." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 11 gennaio 2008)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy