Barabba

Barabbas

ITALIA, USA - 1962
Dopo essere stato liberato per ordine di Ponzio Pilato, Barabba riprende la sua vita violenta di brigante e, anche se il ricordo del Nazareno cui deve la vita è ormai impresso indelebilmente nella sua mente, rifiuta di credere in Lui. Per avere ucciso uno dei responsabili della lapidazione di Rachele, una sua amica convertitasi alla nuova religione, viene condannato nuovamente, questa volta ai lavori forzati. Nelle miniere di Sicilia stringe amicizia con un cristiano e, una volta liberato, viene messo, insieme al nuovo amico, al seguito di un senatore romano. Giunti a Roma, i due vengono arruolati fra i gladiatori. Quando Nerone dà la città alle fiamme, credendo di far cosa gradita al Signore (la colpa dell'incendio è infatti addossata ai cristiani), Barabba brucia un magazzino. Scoperto ed arrestato, muore sulla croce, ripetendo le parole udite sul Calvario: "Mi rimetto nelle tue mani, o Signore".

CAST

NOTE

- GIRATO NEGLI STUDI DE LAURENTIIS ALLA VASCA NAVALE E IN ESTERNI ALL'ARENA DI VERONA, A ROCCASTRADA (GROSSETO) PER L'ECLISSI, A CASTELROMANO (ROMA) E SULL'ETNA.

- DIALOGHI ITALIANI DEL PREMIO NOBEL 1959 SALVATORE QUASIMODO.

- MAESTRO D'ARMI : ALFIO CALTABIANO.

- FOTOGRAFO DI SCENA: AUGUSTO DI GIOVANNI E, NON ACCREDITATI, TAZIO SECCHIAROLI E TONY LURASCHI.

CRITICA

"Qui ha trionfato in pieno la scuola nostra, dalla mirabile fotografia di Aldo Tonti, ai costumi, alle scenografie. Il colore è quello dei 'pittori della realtà': luci radenti, colori cupi, cieli struggenti. E' un buon guadagno per gli hollywoodiani la cultura figurativa degli italiani." (Piero Bianchi, "Il Giorno", 24 dicembre 1961)

"Dei film 'colossali' quest'opera riesce quasi sempre ad evitare il più grande difetto, la preponderanza, cioè, degli elementi esteriori su quelli psicologici ed intimi dei personaggi. La parabola spirituale del protagonista - non priva di ricadute e di smarrimenti - verso la luce della Fede, è efficacemente espressa e sottolineata dalla vibrante interpretazione di Anthony Quinn, nonché dall'abile regia, che ha saputo intelligentemente dosare e incanalare verso un'unità di azione e di ritmo, la vasta ed eterogenea massa di elementi e di mezzi a disposizione." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 51, 1962)
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