Appaloosa

USA - 2008
3/5
Appaloosa
Territori del New Mexico, 1882. Lo sceriffo Virgil Cole ed il suo vice Everett Hitch vengono assoldati dalla comunità di minatori di Appaloosa, una cittadina senza legge, che deve difendersi dai soprusi di Randall Bragg, proprietario terriero e uomo senza scrupoli. Tuttavia, l'arrivo di un'attraente vedova, Allie French, scombussolerà i piani dei due amici...
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: WESTERN
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Robert B. Parker
  • Produzione: ED HARRIS, ROBERT KNOTT E GINGER SLEDGE PER AXON FILMS, GROUNDSWELL PRODUCTIONS, NEW LINE CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2009) - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Data uscita 16 Gennaio 2009

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
C'è l'amicizia, quella tra uomini veri, inossidabile e discreta. C'è la donna (Renée Zellweger) dalla dubbia morale, quella che si mette di mezzo e minaccia la schietta fratellanza maschile. C'è il villain (Jeremy Irons), arrogante e soverchiatore, quello che non vedi l'ora di ficcargli una pallottola in testa. E c'è infine lo spazio, le grandi pianure e l'immanenza del cielo, dove gli uomini, i fucili e i cavalli sono come inglobati, macchie viventi nel tutto organico. L'Appaloosa di Ed Harris - alla sua seconda prova da regista dopo Pollock - è questa: un fantasma in piena luce del western che fu. Un decalco sul cinema dei padri - Ford e Hawks in testa - che scavalca le generazioni di mezzo (le divagazioni moderne di Penn, Peckinpah e Eastwood) per riannodare il filo della memoria fino alle origini, celebrando la sua mitologia e omettendone la storia. Certo non mancano gli accenti crepuscolari, come quel senso di estraneità che segna l'umore dei due protagonisti, - straordinari sia Harris che Mortensen, autentici cavalieri dell'ovest, morale netta e decisionismo maschio - mentre osservano con crescente disincanto e stralunato humor il mondo attorno che cambia, tra compromessi politici, diritti del dollaro e donne fedifraghe. Ma sono appena sfiorati, corpuscoli di storia finiti lì per caso, da spazzare via per rinsediare senza ombre il mito, come avviene nel gran finale. Prevale il rigore filologico condito d'ironia e dialoghi da incidere sulla pietra. Passa quell'unico messaggio, e lo sottoscriviamo. Al diavolo la politica, facciamo a meno anche della Storia. A noi il western piace ancora così.

NOTE

- PROIEZIONE SPECIALE AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008).

CRITICA

"Equamente diviso fra azione e introspezione, per quanto la parola possa adattarsi a un western, servito da un uso brillante dei dialoghi, sia quando i protagonisti parlano pochissimo (quasi sempre), sia quando invece cercano di analizzare i loro sentimenti e i comportamenti non proprio leali della vedova French, 'Appaloosa' è una specie di 'Jules e Jim' della frontiera (Truffaut ci perdoni) che usa tutti i cliché del genere, a partire dalla classica amicizia virile, per smontare con sottigliezza e humour i pregiudizi dei personaggi. E degli spettatori, naturalmente. L'accostamento fra stile classico e sensibilità moderna disturberà i puristi. Noi, strano a dirsi, abbiamo capito qualcosa in più delle donne dopo due ore di paesaggi, cavalli e sparatorie. Anche il West non è più quello di una volta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 ottobre 2008)

"Una ventata d'aria pura. Un soprassalto del cuore. Ci voleva la proiezione speciale di 'Appaloosa' per fare viaggiare all'indietro nel tempo e ritornare a quando gli schermi delle sale sapevano incendiare la fantasia e i film, puntata dopo puntata, potevano inciderci la loro moderna versione dell'epica. La grande magia è avvenuta grazie al talento e alla passione di Ed Harris, attore super già cimentatosi con la regia ('Pollock'), che traspone nel nitore anticato della fotografia di Dean Semler un romanzo ambientato nel selvaggio West di fine Ottocento. (...) L'accoppiata Harris-Mortensen funziona a mille, sia nelle ariose e avvincenti sequenze di cavalcate, agguati e sparatorie, sia negli intermezzi attraversati da una tagliente ironia debitrice della revisione mitografica di Sergio Leone. Ma quello che conquista è lo spirito del racconto, baldanzoso e brutale, romantico e malinconico: la mano di Harris è quella tipica del 'raccontatore di storie', asciutta e sicura, in grado di trarre emozioni dagli stereotipi del genere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 26 ottobre 2008)

"Il western è morto, viva il western. Dato periodicamente per spacciato e puntualmente risorto ecco un genere che non si decide a sparire dalla storia del cinema. Ma finché ci saranno film come 'Appaloosa' il western godrà di lunga e felice vita. Prendete infatti tutte le situazioni più caratteristiche del filone - una cittadina vessata dai banditi, i notabili che assoldano uno sceriffo per difenderla, una donna che sopraggiunge a romperne gli equilibri - aggiungetevi tutte le atmosfere tipiche - l'amicizia virile, il romanticismo dei paesaggi, il fascino dei silenzi - e avrete 'Appaloosa'. Ovvero un western assolutamente classico." (Giacomo Vailatti, 'Avvenire', 26 ottobre 2008)

"'Appaloosa' è un western ultraclassico che però non dimentica di interrogarsi sulla storia del genere e su quella del suo Paese. Raccontando la storia di Virgil e Everett (...), il film da una parte si riallaccia alla grande tradizione western (lo spunto ricorda 'Ultima notte a Warlock' ma anche 'Sfida infernale') e dall'altra riprende il tema che Harris aveva esplorato nel suo esordio da regista ('Pollock): la forza di una vocazione e l'impegno a essere coerente con se stesso fino in fondo. (...) In questo modo la riflessione sui compiti dell'uomo e su quello cui si deve rinunciare per essere coerenti si lega a un'appassionata rivisitazione delle radici storiche dell'America e del suo genere cinematografico per eccellenza." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 26 ottobre 2008)

"In una storia classica, in cui ci sono i buoni e i cattivi con la faccia da duri, si inserisce una vedova un po' 'allegra' (Renée Zellweger), di cui Virgil si innamora. Un racconto che si ispira ai grandi classici del western americano, ma che è originale per quanto riguarda l'ironia sottile nei dialoghi scritti e recitati magnificamente e anche nell'irrisolto, per un western, ritratto fatto del ruolo femminile." (Giampiero De Chiara, 'Libero', 26 ottobre 2008)

"La carta vincente di Ed Harris, regista che come Tommy Lee Jones sa mettere in campo (e fuori) la sua esperienza d'attore, è l'umorismo intelligente con cui maneggia il genere, le citazioni e i piccoli omaggi senza che questi però divengano mai post. La sua 'Appaloosa', anche se vi ritroviamo tutte le figure del Mito americano, vive comunque una dimensione assolutamente contemporanea. Non postmoderna ma forse di smarrimento, esercitato anch'esso con grazia lieve, nella recitazione, nel tono sospeso di frasi e battute, in quei lampi di autoironia che illuminano anche le frasi più cattive, o quel maschismo ostentato in realtà fragile di facilissima seduzione. Alla fine 'Appaloosa' e i suoi irresistibili eroi vivono fuori dal tempo, anzi appartengono al presente, e lì in quel confine remoto, l'America oggi non è troppo lontana." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 26 ottobre 2008)
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