Allullo Drom

ITALIA - 1992
Nel 1950 Lorenza, giovane comunista in crisi coniugale e ideologica, raggiunge in un paese della Val d'Orcia sua cugina Sandra, fidanzata di Marco il postino. Fuori del paese si è accampato un clan di nomadi e due giovani del luogo - Vittorio e Sergio, da tempo emigrati in città e comunisti - stanno svolgendo una ricerca sulla cultura ed etnia rom. Tra canti, balli di nozze e furtarelli che indignano la comunità locale, Andreas, uno dei nomadi, colpisce Lorenza con la sua avvenenza. I rapporti fra i giovani e gli zingari sono ottimi ma in seguito ad un diverbio, un agricoltore intollerante viene trovato morto e i carabinieri sospettano di Andreas. I paesani vorrebbero linciarlo ma Sergio e compagni ne agevolano la fuga nella campagna senese. I Carabinieri non mollano e cominciano a inseguirlo e anche Lorenza si mette sulle sue tracce. E' lei la prima a trovarlo, in un casale abbandonato, dove vive con lui una notte di passione. Ma la corsa estrema verso la libertà di Andreas sarà di breve durata.
  • Altri titoli:
    Allullo Drom - L'anima zingara
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: ALBERTO POLI E MASSIMO VIGILAT PER C.C.D. - COPERATIVA CINEMA DEMOCRATICO, SURF FILM
  • Distribuzione: LUCKY RED (1993) - SAN PAOLO AUDIOVISIVI

NOTE

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: GIANLUCA ARCOPINTO.

CRITICA

"Risultante, nella versione che ora circola, da interventi che ne hanno sacrificato intere parti, non trova la chiave per risolvere il rapporto tra: visione fantastica, ideale, sognante del modo di vivere gitano privo di limiti; e investigazione paradocumentaristica. Non sa sciogliere con una scelta di stile l'alternativa che esprime mettendo in scena l'ingenua inchiesta condotta dai personaggi di Wertmuller e Bigagli. Il proletario e l'intellettuale, ma insieme i più esposti alla contraddizione tra richiamo della libertà zingara e radici e più indirettamente, forse, tra movimentismo e ragioni di partito, ancora più alla lontana e con forzata attualizzazione ideologica - addirittura tra riconoscimento nelle chiusure della tradizione, e tollerante apertura alla società multietnica." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 luglio 1993)

"Troppa carne al fuoco? In effetti il film si perde nella suggestione culturale che lo anima. Lo sguardo un po' naif sulla vitalità gitana (sempre felici e canterini) introduce un elemento involontariamente ridicolo che nuoce alla tenuta narrativa della storia. Le cose migliorano quando Zangardi rinuncia ai campi di grano e alle tentazioni poetiche per concentrarsi sui dilemmi dei due comunisti, ben resi da Massimo Wertmuller e Claudio Bigagli con un occhio alle titubanze ideologiche dell'oggi di fronte alle richieste della società multietnica, o sul disagio esistenziale della ragazza, interpretata con la consueta adesione scorticata da Isabella Ferrari. Ma su tutto il film spira un'aria irrisolta, come se il regista, autore della sceneggiatura insieme a Elvino Cippitelli, non si riconoscesse più nel progetto originale." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 7 luglio 1993)

"Storia di rom e gagì nella campagna senese del secondo dopoguerra. Storia di ragazzi e ragazze sulla strada rossa ('allullo drom' in dialetto rom), che è quella del destino e del comunismo nell'opera prima del barese Tonino Zangardi. C'è chi ancora crede che il giovane cinema italiano abbia bisogno di favole, e questo è un bene. Perché il realismo a volte può trasformarsi in una malattia. A Zangardi, comunque, piace il cinema come macchina per sognare: la macchina da presa indugia quasi stregata dalle colline toscane e dai colori, dagli orecchini e dalle danze di un popolo "diverso". (...) Messe a confronto la civiltà stanziale e l'itinerante, il regista parteggia decisamente per quella mutevole dei nomadi. Rivestita di un involucro affettivo e immaginativo potente, l'anima zingara di 'Allullo Drom' prevale nettamente su quella gagè. Riuscitissima per ritmo e atmosfere la lunga sequenza centrale della danza in paese per festeggiare il matrimonio, troppo intellettuali e 'falsi' certi dialoghi tra gli amici di sinistra. Ottimi gli interpreti." (M. Repetto, 'Paese sera', 9 luglio 1993)

"Il merito del film è di aver evitato che le posizioni pro e contro diventassero le uniche. Sono presenti infatti diverse categorie che evitano di schierarsi fino a quando non succede l'irreparabile: il parroco vuole soltanto soltanto assicurare la tranquillità del paese ma, al tempo stesso, cerca di evitare lo scontro fisico contro i nomadi (...). Gli zingari, con le loro fiaccolate notturne e i colori accesi e vivaci degli abiti, contribuiscono ad arrricchire cromaticamente una Toscana un po' deserta e selvaggia." (S. Emiliani, "Film - Tutti i film della stagione", gennaio-febbraio 1995).
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