Alfredo Bini, ospite inatteso

ITALIA - 2015
3/5
Alfredo Bini, ospite inatteso
Nella produzione cinematografica italiana il nome di Alfredo Bini occupa un posto non trascurabile, sebbene la sua attività più conosciuta e apprezzata sia circoscritta agli anni Sessanta. Bini inizia la propria attività proprio nel 1960, fondando la casa di produzione Arco Film e realizzando "Il bell'Antonio" di Mauro Bolognini, tratto dall'omonimo romanzo di Vitaliano Brancati. Sin da questo primo lavoro emerge la personalità ribelle del produttore, sordo persino ai richiami del Ministro dello Spettacolo Alberto Folchi che tenta di dissuaderlo dall'affrontare un argomento rischioso come quello dell'impotenza maschile. Ma il nome di Alfredo Bini è noto soprattutto per la lunga e intensa collaborazione con Pier Paolo Pasolini, che fa esordire nel 1960 con "Accattone" e del quale produce tutti i film sino a "Edipo re" del 1967. Bini difende le sue opera pubblicando nel 1969 un saggio dall'emblematico titolo "Appunti per chi ha il dovere civile, professionale e politico di difendere il cinema italiano". La parabola umana e professionale di Bini segue le sorti del cinema italiano. Gli ultimi anni sono vissuti nella solitudine e nell'amarezza. Questa è la storia di uno dei nostri produttori più coraggiosi e liberi.
  • Durata: 83'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: (16/9)
  • Produzione: PAOLO BOGNA PER KIMERAFILM, GIANLUCA ARCOPINTO PER AXELOTILFILM, ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE-CINECITTÀ

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
Chi era Alfredo Bini? Il documentario diretto da Simone Isola, presentato a Venezia Classici, risponde a questa domanda con dovizia di particolari e sentita partecipazione. Tra i più illustri e lungimiranti produttori cinematografici italiani del dopoguerra, il nome di Bini è indissolubilmente legato alla figura di Pier Paolo Pasolini, di cui produsse tutti i film dal clamoroso esordio di Accattone (1961) sino all’Edipo re del 1967. Infaticabile lavoratore e armato di una testardaggine rara nell’affrontare le ristrettezze censorie di un’Italia per certi versi ancora fin troppo ipocrita e puritana, per lunghi anni Bini seppe incarnare quel tipo di produttore coraggioso e controcorrente, la cui carriera fu spesso costellata da successi travolgenti accompagnati da frequenti polemiche. Preziosi dunque si dimostrano, nel nostro documentario, i contributi di personalità, tra gli altri, come Bertolucci, Giuliano Montaldo e Claudia Cardinale, e impagabili per interesse le testimonianze alla produzione (filmati d’archivio, interviste, pagine di giornali d’epoca) di pietre miliari del nostro cinema, come Mamma Roma o Il bell’Antonio. 

Solido pur nella sua convenzionalità, il documentario si carica del meritorio impegno di rinfrescare gli scaffali della nostra memoria cinematografica di italiani (e non solo), prendendo a modello un uomo dotato di una straordinaria capacità nel riconoscere il genio, per illuminare le zone d’ombra di quella complessa macchina che è l’industria del cinema. A noi spettatori si chiede, in sostanza, di tenere presente un fatto: dietro la personalità fortissima dell’autore esistono, devono necessariamente esistere, altre personalità di alta caratura e di acuta capacità organizzativa per far sì che il talento degli autori possa infine manifestarsi e spiccare. Questo è stato Alfredo Bini. Ad avercene.

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON GIUSEPPE SIMONELLI, FACTORY10, BIELLE RE, UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA TOR VERGATA, REDIGITAL.

- IMMAGINI DI REPERTORIO: ARCHIVIO STORICO LUCE, TECHE RAI, FELIX FILM.

- PRESENTATO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015) NELLA SEZIONE 'VENEZIA CLASSICI'.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2016 COME MIGLIOR DOCUMENTARIO.
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