ACAB

FRANCIA, ITALIA - 2011
2/5
ACAB
Cobra, Negro e Mazinga fanno parte di quel mondo controverso che è il reparto mobile della Polizia, guardato con distacco dai colleghi e con sospetto dai cittadini. I tre agenti provano sul campo cosa vuol dire essere odiati - A.C.A.B. è infatti l'acronimo di 'All Cops Are Bastards' (tutti gli sbirri sono bastardi), motto del movimento skinhead inglese degli anni 70, diventato negli anni un richiamo universale alla guerriglia urbana - ma sono anche orgogliosi di contrastare la violenza, seppur con metodi duri e con l'uso della forza. Attraverso le loro storie vengono ripercorsi importanti episodi della cronaca italiana degli anni 2000 in un cortocircuito che si rifletterà nel lavoro e nelle vite private di tutti loro.
  • Altri titoli:
    A.C.A.B.
    ACAB - All Cops Are Bastards
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Tratto da: romanzo "ACAB. All Cops Are Bastards" di Carlo Bonini (ed. Einaudi)
  • Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA, BABE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON FASTFILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2012)
  • Data uscita 27 Gennaio 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
All Cops Are Bastards. 40 anni dopo, l'acronimo motto del movimento skinhead inglese è diventato richiamo universale per la guerriglia nelle città e negli stadi. Parte da qui, e dal romanzo di Carlo Bonini (Einaudi), il film di Stefano Sollima, per seguire da vicino l'esistenza di tre celerini di vecchia data (Favino, Nigro e Giallini) e di una nuova recluta (Domenico Diele). E prova ad interrogarsi su un mestiere che, per più di qualcuno, diventa ragione di vita: cameratismo e fratellanza le parole d'ordine, il rispetto delle regole “ad ogni costo” (anche contro la legge) la missione primaria. A discapito della vita privata, degli affetti, delle famiglie.
E' un film, ACAB, che da fatti reali di cronaca (su tutti, la guerra scoppiata a Roma la sera che venne ucciso Gabriele Sandri, con tanto di finale a Piazzale Maresciallo Diaz, richiamo all'omonima scuola di Genova dove nel 2001 ci fu il massacro) cerca di tracciare una linea di congiunzione tra le molteplici ragioni d'odio che regolano i nostri tempi. E lo fa anche con discreto coraggio, ma perde più volte di vista la tenuta del racconto e dei personaggi, troppo spesso sopra le righe, talmente nella parte da diventare più bastardi del necessario.

NOTE

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2012 PER: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, ATTORE NON PROTAGONISTA (MARCO GIALLINI, CANDIDATO ANCHE COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA PER "POSTI IN PIEDI IN PARADISO" DI CARLO VERDONE), FOTOGRAFIA, TRUCCO (MANLIO ROCCHETTI ), MONTAGGIO E FONICO DI PRESA DIRETTA.

- NASTRI D'ARGENTO 2012 PER: MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (PIERFRANCESCO FAVINO, ANCHE PER "ROMANZO DI UNA STRAGE" DI MARCO TULLIO GIORDANA) E NON PROTAGONISTA (MARCO GIALLINI, ANCHE PER "POSTI IN PIEDI IN PARADISO" DI CARLO VERDONE). LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE, FOTOGRAFIA E MONTAGGIO.

CRITICA

"Dal libro di Bonini (Einaudi) dove tutti i poliziotti sono bastardi (acronimo), il film di Sollima è un altro romanzo criminale in cui i cops reagiscono con follia e violenza alle istigazioni metropolitane, picchiando i romeni con la foto del Duce in camera. In coabitazione con cronache vere e identità reali di tre 'celerini' del G8, il film ha chiara ispirazione da tv ma è fatto di pasta dura del poliziesco, senza far sconti e con un cast perfetto, tra cui spicca il giovane Domenico Diele, che riporta anche un po' di civiltà." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 27 gennaio 2012)

"Sulla base dell'omonimo libro del giornalista Carlo Bonini (Einaudi) e con i tre sceneggiatori Cesarano, Petronio e Valenti, il regista Stefano Sollima ha realizzato con il suo 'ACAB', all cops are bastards (cioè: tutti i poliziotti sono bastardi), un film d'azione che per cavarcela sbrigativamente ma senza dire una bugia è di modello molto americano. Ma alimentandolo con riferimenti che invece appartengono a tipologie nostre e anche a fatti realmente appartenenti al nostro passato recente. (...) Gli sviluppi che conducono all'amaro epilogo (amaro senza rinunciare ad essere consolatorio ed edificante) non vanno svelati. Di un film che comunque garantisce un ritmo incalzante e un buon amalgama tra i bravi interpreti va segnalata una cosa. Che lo rende un po' meno 'americano'. Le motivazioni rozzamente ideologico-etiche di questi celerini non sono molto diverse da quelle dei delinquenti che essi bastonano (figlio di Mazinga compreso). Questo rende lo svolgimento confuso più che lodevolmente complesso. Senza peraltro portare sostanziali contributi a una lettura sociale. E in un film americano vero non sarebbe successo." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 27 gennaio 2012)

"'Moby Dick' non c'entra. Tra l'altro Achab vorrebbe una acca. Si tratta invece di una sigla gridata prima in Inghilterra poi negli Stati Uniti dai giovani che scendevano in piazza contro la polizia, spesso aggressivi e violenti almeno quanto i poliziotti che si trovavano di fronte. Il film di oggi, diretto da un noto documentarista, Stefano Sollima, non si ambienta però nel mondo anglosassone, ma qui a Roma e i poliziotti sono i nostri 'Celerini', anche loro spesso aggressivi e violenti ma costretti non di rado a confrontarsi, anzi a scontrarsi, con avversari di loro, animati quasi sempre da sentimenti di odio contro chi rappresenta la legge. Lo spunto, un romanzo di Carlo Bovini, svolto soprattutto nell'ottica, se non sempre dalla parte, dei Celerini, portati in primo piano non solo quando finiscono coinvolti in assalti e sparatorie, ma anche nel privato, a tu per tu con familiari che spesso non li capiscono, in più momenti addirittura osteggiandoli. (...) Con grande precisione psicologica, senso sicuro dei ritmi (specie nelle pagine corali), concitatissime tensioni. Vi danno solida evidenza degli interpreti, anche i meno noti, di salda vitalità. Cito almeno Pierfrancesco Favino, forse il più espressivo, con sottili sfumature, ma lo assecondano bene anche gli altri, con sapori duri di cronaca." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 27 gennaio 2012)

"Piacerà a patto che autore della pellicola sia considerato Stefano Sollima che ha diretto, e non Carlo Bovini che ha scritto il libro originale e che ci ha voluto metter dentro il G8 di Genova e il caso Sanciti. Sollima è quello di 'Romanzo criminale 2' (lo sceneggiato tv) e i bastardi li sa raccontare come pochi, da un lato e dall'altro della barricata, e a caricarli di malcelata simpatia (chi non simpatizza per quella carogna di Favino?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 27 gennaio 2012)

"Dal libro di Carlo Bonini, Stefano Sollima ('Romanzo criminale - La serie') esordisce al cinema con tre celerini duri e impuri, Cobra (Favino), Negro (Nigro), Mazinga (Giallini), e una professione che non è solo mestiere, ma ragione di vita. Cameratismo e fratellanza, disciplina e rigore, il G8 e la scuola Diaz, la morte di Gabriele Sandri e il Piazzale Maresciallo Diaz, con 'Diaz' per delitto (Genova) e castigo (Roma): tra vizi pubblici e miserie private, uno sguardo indiscreto sul Reparto mobile, con tanta voglia di genere, deboli echi poliziotteschi e regia criminale. Bene Favino, fuori giri Nigro, ancora Terribile Giallini, 'ACAB' sta in una terra di mezzo: se la storia è latitante e lo 'sporco' non sporca abbastanza, finché si muovono le mani nulla da dire, ma i retroterra personali (...) sono posticci e vanamente esemplari. Non solo, tra stadio e piazza, l'odio non è il precipitato della società, ma finisce per condensarsi nello scontro tra destre di lotta (hooligans, skinhead) e di governo (Celere): sicuri che è tutto qui?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 26 gennaio 2012)
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