32 Dicembre

ITALIA - 1988
PRIMO EPISODIO: Ypocrites. Una signora, il cui anziano marito si crede Socrate ed è stato appena dimesso dal manicomio, scrittura due comparse di Cinecittà per impersonare Aristippo e Antistene, discepoli del filosofo. Tutta la famiglia collabora: la moglie si finge Santippe e la domestica Mirto, la concubina; ogni personaggio indossa il costume adatto. Guida l'operazione, da una stanza dell'appartamento, uno psichiatra burlone, che si diverte a disorientare i due malcapitati attori, dimostrando loro la relatività del concetto di presente, passato e futuro. Ad un certo punto Socrate rivela ai discepoli di non essere pazzo affatto: la matta è sua moglie, colei che si finge Santippe, ed egli la asseconda per amore. Ma non basta, perchè si scopre che anche lo psichiatra è pazzo. SECONDO EPISODIO: La gialla farfalla. Carlotta, una nonna di 65 anni, ancora bella, ma soprattutto giovane di spirito, col suo coetaneo e innamorato Ferruccio va a trascorrere una vacanza segreta a Capri, poi decide addirittura di sposarlo, gettando nello scompiglio la famiglia (e soprattutto la nuora), che teme di perdere la futura eredità e agisce quindi in modo da privarla dei suoi averi. Però Carlotta, aiutata dalla nipotina Mimma, riuscirà con un tranello a farsi dare 50 milioni e partirà per Parigi col suo amato.
TERZO EPISODIO: I penultimi fuochi. A Napoli, un disoccupato, Alfonso, il 31 dicembre è molto amareggiato perchè, non avendo denaro, non può esaudire il grande desiderio dei figli di comprare per quella notte i botti. E così , a mezzanotte, mentre tutta la città fa festa coi fuochi artificiali, i figli di Alfonso vanno a letto piangendo. Ma il papà ha promesso loro che, non appena egli avrà dei soldi, festeggeranno il capodanno, in un giorno qualsiasi. E il 12 gennaio Alfonso mantiene la promessa e la sua famiglia fa "i botti" quella notte. Cosicchè lui viene denunciato da un vicino per schiamazzi notturni, ma si salva dal guaio grazie alla sua innata furberia.

CAST

CRITICA

Luciano de Crescenzo è regista, soggettista e interprete di questo film che ha realizzato con un certo garbo, basandosi soprattutto sul valore degli attori, specie quelli napoletani, che sono tutti bravissimi. (Segnalazioni Cinematografiche)
"Garbata, pur se fragilissima, incursione nel cinema del simpatico e geniale tuttologo Luciano De Crescenzo, che dopo essersi improvvisato regista (ma è certo meglio di molti professionisti del ramo) si riserva una porticina in ogni storiella. L'episodio più riuscito? L'ultimo, quello più autenticamente napoletano. Qualche risata e tanti sbadigli: tre ideuzze non fanno un film". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 luglio 2000)
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