Mohsen Makhmalbaf

TEHERAN (Iran), 29 Maggio 1957
 

BIOGRAFIA

Regista, romanziere, sceneggiatore, montatore, produttore e attivista per la tutela dei diritti umani in Afghanistan, Tagikistan e Iran. Nato in uno dei quartieri più poveri di Teheran, si unisce ancora adolescente alla milizia rivoluzionaria per combattere contro il regime dello Scià Reza Pahlavi. Arrestato durante un'azione di guerriglia urbana, trascorre circa cinque anni in carcere come prigioniero politico. Scarcerato poco dopo la rivoluzione del 1979, abbandona la politica per impegnarsi nel campo artistico, convinto della necessità di contribuire alla rifondazione culturale della società iraniana, e nei primi anni Ottanta, oltre al romanzo "Il giardino di cristallo" (pubblicato in Italia da Bompiani nel 2003), inizia a scrivere racconti e testi teatrali e fonda il "Centro di propaganda per la diffusione del pensiero e dell'arte islamica". Nel 1982 debutta dietro la macchina da presa con "Tobeh Nosuh" e nel 1985, con il suo quarto film "Boycott" arriva la notorietà. Da allora ha diretto più di venti opere (tra lungometraggi, cortometraggi e documentari, girati in Iran, Afghanistan, Turchia, Pakistan, Tajikistan e India), tra cui "L'ambulante" (1987, presentato in diversi festival cinematografici mondiali), "Il ciclista" (1987), "Salaam Cinema" (1995), "Pane e fiore" (1995, menzione speciale al Festival di Locarno), "Gabbeh" (1995), "Il silenzio" (1998, Medaglia d'oro della Presidenza del Senato, Premio 'CinemAvvenire' e menzione speciale del Premio Sergio Trasatti alla 55ma Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia), "Viaggio a Kandahar" (2001, Premio della Giuria Ecumenica al Festival di Cannes), "Sesso e filosofia" (2005), "Viaggio in India" (2005), l'acclamato documentario "Bagheban" (2012) e "The President" (2014, film d'apertura al 71mo Festival di Venezia). Nel 1996 ha fondato la casa di produzione Makhmalbaf Film House, che oltre ai lavori dello stesso Mohsen finanzia le opere di altri autori iraniani, tra cui i tre figli - Hana, Maysam e Samira - e la moglie Marziyeh Meshkini. Nel 2006 è chiamato a far parte della giuria del premio Venezia Opera Prima "Luigi De Laurentiis" alla 63ma Mostra del Cinema. Durante la sua permanenza in Afghanistan ha realizzato 82 progetti sui diritti umani, tra cui la costruzione di scuole nelle città di Herat e Zaranj e si è impegnato per il rinnovamento del cinema afgano, che era stato completamente annientato sotto il regime dei talebani. Nonostante il governo iraniano abbia bandito alcune delle sue opere e per anni gli abbia fatto temere per la sua sicurezza, i premi riscossi dalla famiglia Makhmalbaf sono conservati nel Museo del Cinema iraniano. Nel 2005, con la salita al potere di Ahmadinejad, Mohsen Makhmalbaf ha abbandonato l'Iran in segno di protesta contro le pressioni della censura e attualmente vive in esilio con la sua famiglia. Nel corso degli anni, oltre a una cinquantina di premi internazionali, ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Lettere dalla St. Andrews University in Scozia e la Laurea Honoris Causa di Dottore in Cinema dall'Università di Nanterre in Francia. I suoi scritti sono stati tradotti in diverse lingue; in Italia, oltre al già citato "Il giardino di cristallo" è stato pubblicato anche il libro "In Afghanistan. I buddha non sono stati distrutti sono crollati per la vergogna. Appunti di viaggio del regista di Viaggio a Kandahar" (Dalai Editore, 2002).

FILMOGRAFIA

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