Non c’è campo

Il ritorno di Moccia. Spegnere la testa per quasi cento minuti, al cinema può essere peggio di una chiamata senza risposta: non c'è (s)campo

30 ottobre 2017
1,5/5
Non c’è campo

I cellulari sono diventati una droga? Non si può più vivere senza essere connessi? La soluzione è trasferirsi dove Non c’è campo, come suggerisce Federico Moccia nel suo ultimo film. Ancora una volta i protagonisti sono i giovani, quei teenager che continuamente chattano su Whatsapp o postano un selfie su Facebook. Invece di scegliere l’incontro all’aria aperta, si proteggono dietro a uno smartphone, spesso per non dover affrontare la realtà. I litigi e le parole dolci passano attraverso un messaggino, e anche il mitico “ti amo” viene inviato con un emoji al seguito. Le rose rosse sono appassite definitivamente.

Lo sa bene Laura, interpretata da Vanessa Incontrada, una professoressa di liceo con un matrimonio alla deriva. Il marito ha un’altra, lei non lo sa, ma la passione si è ormai spenta. Laura sublima il suo amore sui ragazzi, sulla cultura e sull’arte. Capita che accompagni la sua classe in Puglia, a Scorrano, uno splendido borgo dove però i cellulari non hanno neanche una tacca. L’unica soluzione è arrampicarsi su una terrazza diroccata, per fare anche solo uno squillo al fidanzato o alla migliore amica.

La prof li ha portati in questo paradiso naturale perché vi abita uno scultore, tale Gualtiero Martelli, pronto a spiegare i piaceri della vita e il manuale del buon latin lover. Ma gli scatenati diciottenni si sentono perduti, fuori dal mondo. Solo più tardi si renderanno conto che, in fondo, anche un telefono fisso può bastare.

Continuando sulla falsariga di Scusa ma ti voglio sposare, Amore 14 e Scusa ma ti chiamo amore, senza dimenticare il capostipite Tre metri sopra il cielo, Moccia racconta i soliti tormenti adolescenziali. Ma Non c’è campo è solo acqua fresca e la gita scolastica un pretesto per riciclare vecchie gag e smorfie datate. Manco a dirlo, alla fine tutti rimarranno amici, nonostante gli sgambetti e i giochini del cuore. Baci, pugni, abbracci e follie da vlogger impazzito disegnano un contesto puerile, che non strappa un sorriso nemmeno per sbaglio.

Gli adulti scimmiottano gli adolescenti e viceversa, ma non finisce qui. Serrano, frazione di Carpignano Salentino, che conta si e no un migliaio di anime, si trasforma nel centro dell’universo. È tutto un moltiplicarsi di concerti e notti brave, per la gioia dei maschi alfa che se la godono tra un corteggiamento e una scazzottata. Poca roba e tutta di seconda mano.

Non c’è campo si rivolge a un pubblico da “notte prima degli esami”, con un linguaggio pigramente televisivo, che forse troverà i suoi ammiratori tra ragazzotti pedicellosi e bambine che si atteggiano a fotomodelle. Per tutti gli altri spettatori non solo non c’è campo, ma non c’è scampo. Spegnere la testa per quasi cento minuti, al cinema può essere peggio di una chiamata senza risposta.

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